Macchine dotate di linguaggio. Una prospettiva pragmatica sul significato e sull’estensione della mente tra Peirce Clark e Floridi

CICLO: Sulla natura umana. Da Cartesio ai cyborg artificiali, passando per Darwin
RELATORE: Claudio Paolucci
DATA: Giovedì 9 Aprile, ore 18

La recente apparizione di machine dotate di linguaggio capaci di passare il test di Turing (ChatGPT, Claude, Bard, etc.) rappresenta una svolta così epocale che la tendenza più evidente nella cultura contemporanea è quella di negarla. L’espressione più iconica formulata in questi anni da chi assume queste posizioni e nega che l’Intelligenza Artificiale generativa sia il primo non-animale dotato di linguaggio è forse quella di Bender e colleghi (2021), che in un convegno fondativo del 2021 anno definito ChatGPT “un pappagallo stocastico”. La realtà è che la recente IA generativa rappresenta quella svolta nella storia dell’essere umano capace di rivelare ciò che l’essere umano è stato fin dalle origini della sua evoluzione. A partire dalla costitutiva debolezza di homo sapiens, legata alla conquista della postura eretta e alla nascita di una prole costitutivamente prematura, ripercorreremo la nostra continua e progressiva tendenza e delegare all’ambiente tutta una serie di attività cognitive che prima svolgevamo all’interno del nostro cervello e del nostro corpo biologico. L’individuazione nel possesso del logos dell’essenza stessa dell’essere umano ci consente infatti finalmente di mettere in discussione molte convinzioni date per scontate, nel momento stesso in cui il logos e il “pensiero attraverso il discorso” non sembrano più una prerogativa esclusiva dell’animale umano. Allo stesso modo l’IA generativa ci permette di mettere in discussione anche molte posizioni che vanno per la maggiore nel dibattito attuale sull’intelligenza artificiale, come ad esempio quelle che separano azione efficace e intelligenza (Floridi) e collegano al contempo comprensione personale e significato (Searle). È alla forma cyborg che bisogna pensare se si vuole uscire dall’opposizione tra esseri umani e macchine e alla conseguente polarizzazione del dibattito contemporaneo tra posizioni apocalittiche e posizioni tecnointegrate. 

Biografia

Claudio Paolucci è professore ordinario di Semiotica e Filosofia del linguaggio all’Università di Bologna, dove è il coordinatore del Dottorato di ricerca in Philosophy, Science, Cognition and Semiotics e il coordinatore scientifico del Centro Internazionale di Studi Umanistici “Umberto Eco”. Dopo aver diretto sette progetti europei e di interesse nazionale, dirige attualmente il Progetto SACreD, su creatività e follia, l’International Centre for Enactivism and Cognitive Semiotics e la Società Italiana di Filosofia del Linguaggio. Le sue opere più importanti: Strutturalismo e interpretazione (Bompiani, 2010), Umberto Eco (Feltrinelli, 2017), Persona (Bompiani, 2020), Cognitive Semiotics (Springer, 2021) e Nati Cyborg (Sossella, 2025). Ha vinto il Premio Pegasus alla cultura nel 2021 e il Mouton d’Or per il migliore articolo scientifico di Semiotica nel 2024. Dirige la storica rassegna “Che cosa fanno oggi i filosofi?”.