Sigillo dell’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini con l’Assunzione della Vergine
Ambito romano Seconda metà del XVI secolo
Come indicano l’iscrizione e lo stemma incluso alla base dellla composizione, si tratta del sigillo dell’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini (1505-1588). Inserendosi nella tradizione inaugurata dai suoi predecessori l’ecclesiastico scelse come proprio emblema la Vergine assunta in cielo attorniata da angeli. L’immagine egregiamente concepita nel piccolo ovale si deve probabilmente a un artista attivo a Roma della seconda metà del Cinquecento.
Come indicano l’iscrizione e lo stemma incluso alla base dellla composizione, si tratta del sigillo dell’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini (1505-1588). Inserendosi nella tradizione inaugurata dai suoi predecessori l’ecclesiastico scelse come proprio emblema la Vergine assunta in cielo attorniata da angeli. L’immagine egregiamente concepita nel piccolo ovale si deve probabilmente a un artista attivo a Roma della seconda metà del Cinquecento.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Questo sigillo ovale, che è approdato nel 1903 al Museo Nazionale di Palazzo Venezia dalla collezione dell’erudito romano Costantino Corvisieri grazie all’acquisto da parte dello Stato italiano, raffigura due angeli di profilo che sostengono la Vergine, assisa su un cumulo di cirri con le mani giunte in preghiera, e lo sguardo rivolto verso la colomba dello Spirito Santo – collocata nel margine superiore della composizione – ad ali spiegate. La Madonna, velata e avvolta da un ampio manto, poggia i piedi su un cherubino, ed è circondata, a destra e a sinistra, da altre quattro teste di puttini alate, due per parte, immerse nelle nuvole (Modigliani 1903, p. 223).
Alla base del sigillo compare uno stemma inquartato che raffigura nel primo e nel quarto una croce caricata di cinque crescenti e nel secondo e nel terzo una banda con due teste d'aquila affrontate e ingollanti una sfera; il tutto è sormontato da una croce e da nastri svolazzanti (Inventario dei sigilli 1911, p. 38 n. 85; Becchetti 2012, pp. 62-63 n. 2). Come conferma l’iscrizione che corre lungo i bordi, racchiusa in un filo di perle, si tratta dello stemma dell’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini (1505-1588).
Figlio di Sallustio Bandini e di Montanina Piccolomini Todeschini, sorella del cardinale Giovanni e nipote di papa Pio III, ebbe una rapida carriera: ottenne l’episcopato senese appena dopo la morte dello zio, ricevendo la consacrazione ufficiale nel 1538. Fu tra i fondatori Accademia degli Intronati e partecipò attivamente alla vita politica della sua città e dell’Urbe ricoprendo importanti incarichi: nel 1556 fu governatore di Roma, poi della Provincia del Patrimonio di San Pietro in Tuscia nel 1559, e Vice Camerario nel 1560 (Alberigo 1963, pp. 735-737).
Tra i vescovi senesi la scelta dell’immagine della Vergine Assunta non è certamente insolita (essendo tra l’altro la titolare del duomo cittadino): già papa Pio II Piccolomini dimostrò una notevole attenzione per quel soggetto, probabilmente favorito dalla venerazione che san Bernardino da Siena aveva riservato alla Vergine di Camollia (Fattorini 2009, pp. 325-353). Quando lo stesso Pio II elevò la sede senese ad arcidiocesi, conferendo ad Antonio Piccolomini il titolo di arcivescovo metropolita, quest’ultimo scelse proprio l’Assunta come simbolo per il proprio sigillo. Lo stesso fece più tardi Ascanio Piccolomini, quando succedette a Francesco Piccolomini dopo la sua morte.
Nessuno degli altri sigilli episcopali con l’Assunta raggiunge però la qualità artistica di quello di Bandini: si tratta di un vero e proprio capolavoro della sfragistica manierista. La matrice potrebbe risalire a una data compresa tra la consacrazione ufficiale dell’arcivescovo nel 1538 e la sua morte avvenuta nel 1588. Lo stile della composizione sembra però spingere la cronologia alla seconda metà del XVI secolo. Francesco Bandini Piccolomini poté forse contare su un artista attivo a Roma, ambiente con cui l’ecclesiastico mantenne costanti e proficue relazioni.
Marco Scansani
Scheda pubblicata il 12 Giugno 2025
Stato di conservazione
Buono.
Iscrizioni
«FRAN • SAN • DE • PICCOLOMENIBUS • DEI • GRATIA»;
«ARCH EPISCOPUS • SENENSIS».
Provenienza
Roma, Collezione Corvisieri, 1903;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, acquisto dello Stato italiano, 1903.
Bibliografia
Modigliani Ettore, La collezione sfragistica Corvisieri, in «L’arte», VI, 1903, pp. 223-224;
Inventario dei sigilli Corvisieri: esposizione internazionale di Roma 1911, mostre retrospettive in Castel S. Angelo, Roma 1911;
Alberigo Giuseppe, Bandini Piccolomini, Francesco, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, 5, Roma 1963, pp. 735-737;
Fattorini Gabriele, Pio II e la Vergine di Camollia: (l’Assunta di Simone Martini, la pala del Vecchietta per Pienza e una cappella di Antonio Miraballi Piccolomini), in Nevola Fabrizio (a cura di), Pio II Piccolomini, il papa del Rinascimento a Siena, Atti del convegno (Siena, 5-7 maggio 2005), Siena 2009, pp. 324-353;
Becchetti Luca, Sigilli ecclesiastici dalla collezione Corvisieri italiana, Roma 2012.










