Paliotto

Ambito palermitano 1728

Il paliotto rettangolare a pannello piano, rivestito di velluto cremisi, è decorato da girali floreali in lamina d’argento. Al centro del prospetto, in una riserva sagomata a volute, è raffigurato san Benedetto abate stante, con un corvo e la mitria ai suoi piedi. La cornice sommitale ospita, in posizione mediana, la Madonna del soccorso, tra due cartelle angolari recanti l’arme araldica dei Gallegra e l’iscrizione dedicatoria. Si tratta di un prodotto di oreficeria palermitana di primo Settecento.

Il paliotto rettangolare a pannello piano, rivestito di velluto cremisi, è decorato da girali floreali in lamina d’argento. Al centro del prospetto, in una riserva sagomata a volute, è raffigurato san Benedetto abate stante, con un corvo e la mitria ai suoi piedi. La cornice sommitale ospita, in posizione mediana, la Madonna del soccorso, tra due cartelle angolari recanti l’arme araldica dei Gallegra e l’iscrizione dedicatoria. Si tratta di un prodotto di oreficeria palermitana di primo Settecento.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Paliotto Ambito Ambito palermitano Data oggetto: 1728 Materiale: Argento, Velluto cremisi Tecnica: Sbalzo, Incisione, Cesellatura Dimensioni: altezza 100 cm; larghezza 200 cm
Tipologia: Oreficeria Acquisizione: 1933 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 8385

L’antependium da altare, già nella Collezione Tower Wurts, era segnalato da Angelo Lipinsky (1977) come l’"Unico paliotto di pregio giunto nel Museo di Palazzo Venezia, opera di orefice palermitano" del 1528. Equivocando l’interpretazione delle epigrafi e dei marchi impressi sul fregio d’argento, lo studioso confermava l’assegnazione dell’opera alla committenza cinquecentesca di tre religiose benedettine discendenti dai "baroni Gallemi" (Lipinsky 1985, p. 223). L’attribuzione è stata smentita da Aurigemma (1989, p. 280), che ha letto correttamente il marchio con “aquila a volo alto” – utilizzato a Palermo dal secondo decennio del Settecento – e ha collocato nel 1728 l’impressione del bollo alfanumerico relativo al console degli argentieri, poi identificato in Francesco Burgarello (Barraja 1996, p. 74; Travagliato 2001, p. 458). La cronologia è confermata da Bernini (1995, p. 28), che associa l’arme araldica sbalzata sui medaglioni angolari alla famiglia dei baroni Gallegra. Travagliato (2001, p. 457) identifica l’originaria provenienza del paliotto nel monastero benedettino di Santa Maria del Soccorso a Mistretta, retto dalla badessa Anna Gallegra fra il 1725 e il 1728, poi soppresso e sgomberato nel 1881 (Travagliato 2001; Fachechi 2014, pp. 349-350). 
L’opera coniuga arte orafa e arte tessile in una formula compositiva di notevole effetto cromatico (Civiletto 2008, pp. 281-282). L’ornato in lamina d’argento, articolato in una cornice perimetrale disposta solo su tre lati (Bongiovanni 1992, p. 234), segue uno schema decorativo codificato a fine Seicento dall’architetto palermitano Giacomo Amato, autore – forse con Antonio Grano – di un disegno per paliotto in argento su velluto cremisi destinato ai padri gesuiti di Casa Professa (Di Natale 2017, p. 43, fig. 29). 
La tipica soluzione ornamentale ricorre sia nel paliotto dell’Assunta proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie di Gioiosa Guardia, marcato dal console Francesco Burgarello nel 1723 (Bongiovanni 1989, p. 277), sia nell’esemplare figurato con l’Assunta fra san Giuseppe e santa Rosalia realizzato per la chiesa di San Domenico a Palermo nella prima metà del Settecento (Vadalà 2001, p. 459; Vadalà 2008, p. 203). Il paliotto del Museo di Palazzo Venezia si distingue per l’accurata definizione del repertorio decorativo naturalistico, affidato a volute fogliate e conseguenti, intercalate da fiori a corolla e da inserzioni figurative (Civiletto 2008, pp. 287-288). L’iconografia di san Benedetto – ritratto al centro di una riserva coronata, in veste di abate di Montecassino e affiancato da un corvo recante il pane nel becco – corrisponde al modello proposto dall’argentiere Nibilio Gagini (1603 circa) in uno dei medaglioni che restano del perduto paliotto appartenuto all’abbazia benedettina di San Martino alle Scale a Monreale (Di Natale 1989, p. 211; Bernini 1995, p. 28). Il medesimo soggetto campeggia nel medaglione centrale di un paliotto d’argento e legno dorato proveniente dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli a Castroreale, contrassegnato da Filippo Juvarra e datato all’anno 1700 (Macchiarella Fiorentino 1988, pp. 250-251, n. 47; Aurigemma 1989, p. 280).

Daria Gastone

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Buono. Ossidazione, deformazione delle cornici d’argento, velluto consunto.

Cartella angolare sinistra: «A. 15. AGOSTO / VI INDIT[IONE] 1528»;
cartella angolare destra: «A spese della R[everendissi]ma Madre Abb[adess]a / D[onna] Susanna de’ Baroni Gallegra / e di D:[onna] Anna Ex Abb[adess]a e / D[onna] Ninfa Sorelle».

Marchi
sul fregio in argento, molteplici impressioni: aquila ad ali spiegate con testa rivolta a sinistra, sulla sigla «RVP» in campo sagomato; «F.BV28» in campo rettangolare.

Stemma
nelle due cartelle angolari: inquartato; nel primo, un gallo accompagnato da tre stelle di sei punte; nel secondo, sinistrocherio armato di spada, accompagnato da un serpente; nel terzo, stella cometa di otto raggi in palo, su fascia convessa; nel quarto, torre merlata, finestrata e chiusa.

Roma, Collezione di George Washington Wurts ed Henrietta Tower;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia con donazione di Henrietta Tower Wurts, 1933.

Trapani, Museo Regionale Pepoli, Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, 1 luglio-30 ottobre 1989;
Palermo, Albergo dei Poveri, Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, 10 dicembre 2000-30 aprile 2001.

Inventario W. Oggetti del lascito della signora Henriette Tower Wurts depositati presso il Museo del Palazzo di Venezia, s.n., s.d., p. 49, n. 1158, n. inv. 1415/8385;
Lipinsky Angelo, Scheda inventariale dattiloscritta, P.V. 8385, 15 aprile 1977, Archivio del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia;
Catalogo Argenti I, n. 8385/C 297, Archivio del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia.

Lipinsky Angelo, Oreficerie palermitane nel Museo di Palazzo Venezia in Roma, in Giuffrè Maria, La Motta Manfredi, Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, Palermo 1985, pp. 221-228, figg. 1-3;
Macchiarella Fiorentino, in Ciolino Caterina, Orafi e argentieri al Monte di Pietà. Artefici e botteghe messinesi del sec. XVII, catalogo della mostra (Messina, Monte di Pietà, 18 giugno-18 luglio 1988), Messina 1988, pp. 250-251, n. 47;
Di Natale, in Di Natale Maria Concetta (a cura di), Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), Milano 1989, pp. 211-212, n. II, 37;
Aurigemma, in Di Natale Maria Concetta (a cura di), Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), Milano 1989, pp. 280-281, n. II, 140;
Bongiovanni, in Di Natale Maria Concetta (a cura di), Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), Milano 1989, pp. 277-278, n. II, 135;
Bongiovanni Gaetano, Cultura e manualità dei paliotti architettonici nella Sicilia nord-occidentale, in Ruggieri Tricoli Maria Clara, Il teatro e l’altare. Paliotti “d’architettura” in Sicilia, Palermo 1992, pp. 229-244;
Bernini Dante, La Sicilia nelle collezioni di Palazzo Venezia, in «Kalós. Arte in Sicilia», VII, 3, 1995, pp. 26-29, figg. 5-7;
Barraja Silvano, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi, Milano 1996, p. 74;
Travagliato, in Di Natale Maria Concetta (a cura di), Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000-30 aprile 2001), Milano 2001, pp. 456-458, n. 148;
Vadalà, in Di Natale Maria Concetta (a cura di), Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000-30 aprile 2001), Milano 2001, pp. 458-459, n. 149;
Vadalà, in Rizzo Salvatore (a cura di), Architetture barocche in argento e corallo, catalogo della mostra (Lubecca, Katharinenkirche, 15 luglio-26 agosto 2007; Vicenza, Pinacoteca Civica, Palazzo Chiericati, 7 settembre-7 ottobre 2007), Catania 2008, p. 203, n. 24;
Civiletto Roberta, Paliotti siciliani tessili “a rilievo plastico” in argento tra Sei e Settecento. Felice commistione d’arte tessile e argentaria, in Rizzo Salvatore (a cura di), Il Tesoro dell’Isola. Capolavori Siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, catalogo della mostra (Praga, Maneggio di Palazzo Wellestein, 19 ottobre-21 novembre 2004), Catania 2008, pp. 281-301;
Fachechi Grazia Maria, George Washington Wurts, Henriette Tower, una collezione "di curiosità e opere d’arte" e una villa "magnificent, the handsomest ever bestowed on Rome", in Perini Folesani Giovanna, Ambrosini Massari Anna Maria (a cura di), Riflessi del collezionismo, tra bilanci critici e nuovi contributi, Atti del convegno (Urbino, Palazzo Albani, Aula Clemente XI, 3-5 ottobre 2013), 2014, pp. 339-357;
Di Natale Maria Concetta, I disegni di opere d’arte decorativa di Giacomo Amato per i monasteri di Palermo, in De Cavi Sabina (a cura di), Giacomo Amato. I disegni di Palazzo Abatellis. Architettura, arredi e decorazione nella Sicilia Barocca, Roma 2017, pp. 33-56, fig. 29.

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