Orologio da tavolo

Ambito tedesco Prima metà del XVII secolo

In mostra presso Palazzo Venezia

Orologio da tavolo a impianto ottagonale su piedistallo ligneo. La base sagomata, ornata da teste alate di cherubino tra volute fogliate, sostiene il fusto vasiforme con anse a terminazioni zoomorfe. La cassa ottagonale a lati traforati, chiusa sul verso da uno sportello di cristallo, è cimata dalla figura a tutto tondo di Minerva. La mostra, ornata a grottesche, racchiude l’anello orario dei minuti in cifre arabe (5-60) e quello delle ore in cifre romane (I-XII). Al centro, un quadrante rotondo ospita il disco della luna, sopra una piastra semicircolare su cui è inciso un paesaggio. L'opera può essere ascritta all'ambito tedesco della prima metà del Seicento.

Orologio da tavolo a impianto ottagonale su piedistallo ligneo. La base sagomata, ornata da teste alate di cherubino tra volute fogliate, sostiene il fusto vasiforme con anse a terminazioni zoomorfe. La cassa ottagonale a lati traforati, chiusa sul verso da uno sportello di cristallo, è cimata dalla figura a tutto tondo di Minerva. La mostra, ornata a grottesche, racchiude l’anello orario dei minuti in cifre arabe (5-60) e quello delle ore in cifre romane (I-XII). Al centro, un quadrante rotondo ospita il disco della luna, sopra una piastra semicircolare su cui è inciso un paesaggio. L'opera può essere ascritta all'ambito tedesco della prima metà del Seicento.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Orologio da tavolo Ambito Ambito tedesco Data oggetto: Prima metà del XVII secolo Materiale: Bronzo, Legno, Metallo, Vetro Tecnica: Fusione, Incisione, Cesellatura, Intaglio Dimensioni: altezza 36 cm; larghezza 18 cm
Tipologia: Bronzi Acquisizione: 1963 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 10873

L’orologio da tavolo, già nella Collezione Auriti (1963), era assegnato da Antonino Santangelo (1964, p. 48) a una bottega attiva nei Paesi Bassi negli anni centrali del XVII secolo. Tale attribuzione è stata confermata da Pietro Cannata (2011, p. 173), che identifica l’originaria provenienza dell’oggetto da una imprecisabile kunstkammer. 
L’opera corrisponde tuttavia a un tipo diffuso fra Cinque e Seicento in ambito tedesco, dove le città di Augusta e Norimberga si distinsero nella produzione di orologi meccanici dai movimenti perfezionati e dalle forme ricercate, grazie allo sviluppo di un efficiente sistema corporativo e alla stretta collaborazione fra tecnici, orefici e fonditori, coadiuvati da incisori altamente qualificati (Bruton 1979, pp. 54, 56; Koeppe 2019, p. 198). In questo contesto, la struttura composita del supporto – articolato in un piedistallo metallico sagomato, fissato su di un basamento ligneo a impianto ottagonale – collima, genericamente, con quella di un orologio da tavolo “a specchio” elaborato ad Augusta da Caspar Langenpucher nel 1649 (Maurice 1976c, p. 73, n. 554), sebbene qui manchino le riserve centinate fra balaustri aggettanti che scandiscono la base dell’orologio già Auriti e che ricorrono, ad esempio, su di un orologio figurato dell’ausburghese David Haissermann, datato intorno al 1610 (Emmendörffer 2016, pp. 146-147).
La particolare composizione del fusto – a forma di vaso tripartito e baccellato – appare puntualmente condivisa da un orologio da tavolo contrassegnato ad Augusta da Andreas Stahel alla fine del Cinquecento (Maurice 1976a, p. 62, n. 459) e da un consimile oggetto del Victoria & Albert Museum di Londra, assegnato a una manifattura tedesca operosa negli anni centrali del XVII secolo (inv. M.54-1952). La struttura poligonale della cassa – caratterizzata da piccole lastre di cristallo molato inserite nello spessore – trova un termine di raffronto tipologico in un orologio elaborato ad Augusta da Hans Buschmann nel secondo quarto del Seicento (Maurice 1976b, p. 62, n. 460) e in un’opera affine, contrassegnata da Martin Zoller (att. Augusta, 1590-1633), conservata nel Metropolitan Museum of Art di New York (inv. 32.100.225). Il repertorio decorativo dispiegato sull’oggetto – organicamente realizzato a tutto tondo, a traforo e a incisione – comprende erme zoomorfe, animali fantastici e mostri marini assimilabili ai disegni per orafi editi a Norimberga da Christoph Jamnitzer nel 1610 (Jamnitzer 1966, pp. 14, 36, 39, 41, 55, 58). In questo stesso ambito, il paesaggio rurale inciso sulla piastra semicircolare disposta al centro del quadrante si accosta, nel dettaglio, a una placchetta datata al 1572 e attribuita all’orafo norimberghese Hans Jamnitzer, già riferita a un ciclo dedicato ai cosiddetti Figli dei pianeti (Weber 1975, p. 161, n. 275). La cassa è cimata dalla figura a tutto tondo di Minerva, munita di corazza, di scudo e di una lunga lancia, in veste di "dea della prudenza et inventrice di tutte le arti" (Cartari 1996, p. 317).

Daria Gastone

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Buono. Ossidazione.

Collezione Giacinto Auriti, 1963.

Scheda inventariale dattiloscritta, P.V. 10873, s.n., s.d., Archivio del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia;
Santangelo Antonino, La collezione Giacinto Auriti. Piccoli bronzi placchette incisioni oggetti di uso, bozza dattiloscritta, p. 46, Archivio del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia;
ICCD OA, NCTN 1200865124, compilatore Dell’Ariccia A., 2004.

Santangelo Antonino, Museo di Palazzo Venezia. La Collezione Auriti, Roma 1964, p. 48;
Jamnitzer Christoph, Neuw Grottessken Buch, Franz Heinrich Gerhard (a cura di), Graz 1966, pp. 14, 36, 39, 41, 55, 58;
Weber, in Weber Ingrid, Deutsche, niederländische und französische Renaissanceplaketten 1500-1650, I, München 1975, p. 161, n. 275;
Maurice, in Maurice Klaus, Die deutsche Räderuhr, II, München 1976, p. 62, n. 459 (Maurice 1976a);
Maurice, in Maurice Klaus, Die deutsche Räderuhr, II, München 1976, p. 62, n. 460 (Maurice 1976b);
Maurice, in Maurice Klaus, Die deutsche Räderuhr, II, München 1976, p. 73, n. 554 (Maurice 1976c);
Bruton Eric, The History of Clocks and Watches, London 1979, pp. 54, 56;
Cartari Vincenzo, Le imagini dei dei de gli antichi, Auzzas Ginetta, Martignago Federica, Pastore Stocchi Manlio, Rigo Paola (a cura di), Vicenza 1996, p. 317;
Cannata, in Cannata Pietro, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. Sculture in bronzo, Roma 2011, p. 173, n. 195;
Emmendörffer Christoph, Maximilianmuseum. Augsburgs Schatzkammer, Mering 2016, pp. 146-147;
Koeppe Wolfram, Clocks and Automata. The Art of Technological Development, in Koeppe Wolfram, Making Marvels. Science and Splendor at the Courts of Europe, catalogo della mostra (New York, Metropolitan Museum of Art, 25 novembre 2019-1 marzo 2020), New York 2019, pp. 195-203.

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