Nudo d'Accademia

Ambito romano 1770-1780

In mostra presso Palazzo Venezia

Questa bella accademia proveniente dalle collezioni del tenore Evan Gorga è stata variamente assegnata in passato alla mano di Vincenzo Pacetti (1746-1820) e di Tommaso Righi (1722/23-1802), scultori di ampia e documentata fortuna nella Roma del terzo quarto del Settecento. Sebbene sia impossibile, a oggi, proporre per essa un’attribuzione convincente, l’ambito pacettiano parrebbe comunque preferibile, rilevando in ogni caso il sapore chiaramente neoclassico che anima la modellazione plastica della terracotta.

Questa bella accademia proveniente dalle collezioni del tenore Evan Gorga è stata variamente assegnata in passato alla mano di Vincenzo Pacetti (1746-1820) e di Tommaso Righi (1722/23-1802), scultori di ampia e documentata fortuna nella Roma del terzo quarto del Settecento. Sebbene sia impossibile, a oggi, proporre per essa un’attribuzione convincente, l’ambito pacettiano parrebbe comunque preferibile, rilevando in ogni caso il sapore chiaramente neoclassico che anima la modellazione plastica della terracotta.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Nudo d'Accademia Ambito Ambito romano Data oggetto: 1770-1780 Materiale: Terracotta Dimensioni: altezza 26,5 cm; larghezza 30 cm; spessore 2,5 cm
Tipologia: Sculture Acquisizione: 1949 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 10421

Difficilmente identificabile entro il catalogo della Collezione Gorga dato alle stampe nel 1948, l’opera fu pubblicata da Antonino Santangelo come studio accademico di Vincenzo Pacetti (1746-1820), proposta in seguito accolta da Hugh Honour (1960, p. 179), mentre in anni più recenti Cristiano Giometti (2011) ha suggerito il nome di Tommaso Righi (1722/23 circa-1802) in forza del confronto, dichiarato dirimente, sia con le quattro terrecotte firmate dell’Accademia Carrara di Bergamo, già Collezione Volpi di Misurata a Roma e poi proprietà di Federico Zeri che le pubblicò in un breve saggio alla metà degli anni ottanta (Zeri 1985, pp. 63-64; su di esse anche Bacchi, Rossi 2000, pp. 68-69), sia con un’esercitazione grafica di nudo conservata presso l’Accademia di San Luca a Roma su cui ha attirato l’attenzione Angela Negro (2002, p. 83 e fig. 7). Tale attribuzione appare tuttavia problematica sotto diversi aspetti e proprio il confronto con le terrecotte ex Zeri risulta invero straniante sul piano sia tecnico sia stilistico in rapporto al linguaggio di Righi e ai suoi sviluppi.
L'opera del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, che per sua stessa natura è incontestabilmente un esercizio di formazione artistica, è caratterizzata da una notevole semplificazione delle forme di ispirazione classicizzante diffusa nelle accademie italiane a partire dall’ultimo quarto del Settecento. D’altro canto, una datazione agli anni cinquanta delle terrecotte ex Zeri non può essere sostenibile poiché queste recano apposte le iniziali dell'artista, elemento incompatibile con la tipologia delle esercitazioni presentate agli annuali concorsi scolastici sempre in forma strettamente anonima. Se dunque, da un lato, i quattro rilievi ex Zeri sono più plausibilmente da collocare nella prima metà del settimo decennio, in corrispondenza con i primi incarichi ricevuti da Righi per la cattedra alla Scuola del Nudo in Accademia di San Luca, dall’altro diventa impossibile mantenere il riferimento al tempo della sua formazione per il rilievo del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, connotato da caratteri stilistici più avanzati ma di livello qualitativo non assimilabile a quello delle terrecotte bergamasche.
Per l’eroica vibrazione delle forme in tensione in una posa canonica per gli studi di nudo almeno fin dalla seconda metà del XVII secolo e per l’estrema essenzialità nella definizione ambientale, pare dunque più ragionevole orientare l'attribuzione verso qualcuno tra i giovani scultori nati dopo il 1740 e che si formavano in Accademia negli anni compresi tra il 1770 ed il 1785. Le forti tangenze tra questa terracotta e gli dèi olimpici (Giove, Venere, Marte e Apollo) in bassorilievo scolpiti in marmo giallo antico da Vincenzo Pacetti nel 1784 per il Casino Nobile di Villa Borghese potrebbero perfino suggerire di avvicinarla alla produzione del fratello minore di Vincenzo, Camillo, attivo a Roma fino al 1805 e poi trasferitosi a Milano.

Alessio Costarelli

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Discreto. Fratture soprattutto sulla base che hanno pregiudicato gli angoli della tavoletta e il piede destro della figura.

Roma, Collezione Evangelista (Evan) Gorga, fino al 1948; 
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, acquisizione 1949.

Collezioni Gorga. Raccolte archeologiche e artistiche, Roma 1948; 
Museo di Palazzo Venezia. Catalogo delle sculture, Santangelo Antonino (a cura di), Roma 1954, p. 89; 
Honour Hugh, Vincenzo Pacetti, in «The Connoisseur», vol. CXLVI (1960), n. 589, pp. 179-180; 
Zeri Federico, Appunti su Tommaso Righi, in «Antologia di Belle Arti», n.s., 25/26 (1985), pp. 63-64;
Bacchi Andrea, Rossi Francesco (a cura di), La Donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo-25 giugno 2000), Bergamo 2000, pp. 68-69;
Negro Angela, Per Tommaso Righi, in Debenedetti Elisa (a cura di), Sculture romane del Settecento. La professione dello scultore, vol. 2, Roma 2002, p. 83 e fig. 7;
Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale di Palazzo Venezia. 4. Sculture in terracotta, Roma 2011, p. 101, n. 102.

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