Lavabo con protomi e festoni

Drudo da Trivio 1230 circa

In mostra presso Palazzo Venezia

Vasca rettangolare, la cui fronte è decorata al centro da un mascherone umano dal volto grottesco e accigliato e dalla cui bocca spalancata è stato ricavato il foro di uscita per l’acqua. Il volto è circondato da nove petali, e all’altezza delle tempie sono generati due festoni vegetali arricchiti da due cespi d’acanto. Sulla parte superiore della faccia principale della vasca, sopra la decorazione appena descritta, corre una fascia sulla quale è incisa un’iscrizione e lungo il bordo inferiore, tra le immagini scolpite, ne corre una seconda che presenta il nome dell’autore del lavabo.

Vasca rettangolare, la cui fronte è decorata al centro da un mascherone umano dal volto grottesco e accigliato e dalla cui bocca spalancata è stato ricavato il foro di uscita per l’acqua. Il volto è circondato da nove petali, e all’altezza delle tempie sono generati due festoni vegetali arricchiti da due cespi d’acanto. Sulla parte superiore della faccia principale della vasca, sopra la decorazione appena descritta, corre una fascia sulla quale è incisa un’iscrizione e lungo il bordo inferiore, tra le immagini scolpite, ne corre una seconda che presenta il nome dell’autore del lavabo.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Lavabo con protomi e festoni Autore: Drudo da Trivio Data oggetto: 1230 circa Materiale: Marmo bianco, Marmo, Pietra Tecnica: Scultura Dimensioni: altezza 23,1 cm
Tipologia: Sculture Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 1809

Si tratta di una vasca rettangolare, la cui fronte è decorata al centro da un mascherone umano dal volto grottesco e accigliato e dalla cui bocca spalancata è stato ricavato il foro di uscita per l’acqua. Il volto è circondato da nove petali, e all’altezza delle tempie sono generati due festoni vegetali arricchiti da due cespi d’acanto. Sulla parte superiore della faccia principale della vasca, sopra la decorazione appena descritta, corre una fascia sulla quale è incisa un’iscrizione: “HIC THETIS HINC ESCE PRIUS ABLVUE MANDE QUIESCE”. Lungo il bordo inferiore, tra le immagini scolpite, corre una seconda iscrizione: “MAGRI DR/UDUS/ ME FE/CIT”,  ancor più importante perché presenta il nome dell’autore del lavabo, Drudo da Trivio, marmoraro romano attivo a Roma e nel Patrimonium Petri tra gli anni venti e cinquanta del XIII secolo e già attivo nel ciborio del duomo di Ferentino (Gianandrea 2006, pp. 112-117), in quello di Civita Castellana è impegnato nell’arredo presbiteriale (Claussen 1987, pp. 67-71 e 82-91) e nel perduto arredo liturgico della collegiata di Lanuvio (Gianandrea 2006, pp. 145-146); è inoltre ricordata una terza iscrizione (Santangelo 1954, p. 12) in Santa Francesca Romana e un’altra perduta in Santa Maria Nova, probabilmente risalente al tempo dei restauri promossi tra il 1216 e il 1227 da papa Onorio III (Claussen 1987, pp. 144-153; Gianandrea 2008, p. 206, n. 42).
Non possediamo notizie relative alla provenienza del pezzo, e la ricostruzione delle vicende collezionistiche risulta piuttosto complessa. Il primo a citare l’opera di Drudo è stato Giovannoni (1904) che ne ha delineato i caratteri principali e ne ha ricordato la sua originaria collocazione nell’arredo presbiteriale del duomo di Civita Castellana intorno al 1230 (Giovannoni 1904, pp. 1-10; Claussen 1987, pp. 67-71 e pp. 82-91). Tra il 1880 e il 1889 (periodo di organizzazione del Museo Nazionale Romano) e il 1901, il lavabo era conservato nelle raccolte del museo di Palazzo Massimo alle Terme con numero di inventario MNR 677 (Latini 1998-99; Gianandrea 2008, p. 206). Nel 1911 la vasca è esposta nel Museo di Castel Sant’Angelo nella sezione dedicata ai marmorari romani, definita come un sarcofago a testimonianza del suo legame con la cultura classica (Guida generale 1911, pp. 77-78). Nel 1920 l’opera entra nelle collezioni di Palazzo Venezia (Latini 1998-99). Interventi di restauro sono stati svolti nel 1984 e tra il 2002 e il 2003 (Gianandrea 2008, p. 206).

Valentina Fraticelli

Scheda pubblicata il 12 Febbraio 2025

Buono.

1984;
tra il 2002 e il 2003.

«HIC THETIS HINC ESCE PRIUS ABLVUE MANDE QUIESCE»;
«MAGRI DR/UDUS/ ME FE/CIT».

Originaria collocazione nell’arredo presbiteriale del duomo di Civita Castellana intorno al 1230;
Roma, periodo di organizzazione del Museo Nazionale Romano, 1880-1889;
Roma, raccolte del museo di Palazzo Massimo alle Terme con numero di inventario MNR 677, 1901;
Roma, Museo di Palazzo Venezia, 1920 . 

Museo di Castel Sant’Angelo, 1911, sezione dedicata ai marmorari romani, definita come un sarcofago. 

Giovannoni Gustavo, Drudus de Trivio marmoraro romano, in Miscellanea per nozze Hermanin-Hausmann, Roma 1904, pp. 1-10;
Guida generale delle mostre retrospettive in Castel Sant’Angelo, Bergamo 1911; 
Bessone Aureli Antonietta Maria, I marmorari romani, Roma 1935; 
Hermanin Federico, Il Palazzo di Venezia, Roma 1948; 
Hutton Edward, The Cosmati, London 1950; 
Matthiae Guglielmo, Componenti del gusto decorativo cosmatesco, in «Rivista dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'arte», I, 1952, pp. 248-281; 
Santangelo Antonino (a cura di), Il Museo di Palazzo Venezia, Catalogo delle sculture, Roma 1954; 
Claussen Peter Cornelius, Magistri Doctissimi Romani (Corpus Cosmatorum I), Stuttgart-Wiesbaden 1987; 
Bassan Enrico, Drudo da Trivio, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, 41, Roma 1992, pp. 717-719; 
Latini Massimo, Il lapidarium medievale del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, tesi di laurea in Storia dell'arte medievale, facoltà di Conservazione dei beni culturale, Università della Tuscia, a.a. 1998-99; 
Gianandrea, in Barberini Maria Grazia (a cura di), Tracce di pietra. La collezione dei marmi di Palazzo Venezia, Roma 2008, p. 206; 
Gianandrea Manuela, Drudo de Trivio e Luca di Cosma: gli artisti, le opere e il loro intervento a Civita Castellana, in Creti Luca (a cura di), La Cattedrale cosmatesca di Civita Castellana, Atti del convegno internazionale di studi (Civita Castellana, 18-19 settembre 2010), Roma 2012, pp. 217-232.

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