La Notte

Ambito fiorentino 1650-1750

Questa terracotta rappresenta, in scala ridotta, la Notte di Michelangelo, statua collocata sulla tomba del duca Giuliano de’ Medici nella Sagrestia nuova di San Lorenzo a Firenze, della quale già nel XVI secolo circolavano derivazioni fittili e in gesso. In questo caso, però, la figura è privata di quasi tutti i suoi attributi iconografici e riposa su un ammasso informe, su cui si vedono le impronte digitali del plasticatore. Per la libertà con cui è trattato il modello michelangiolesco e per questo supporto, simile a una grande roccia, si propone di datare l’opera alla piena età barocca.

Questa terracotta rappresenta, in scala ridotta, la Notte di Michelangelo, statua collocata sulla tomba del duca Giuliano de’ Medici nella Sagrestia nuova di San Lorenzo a Firenze, della quale già nel XVI secolo circolavano derivazioni fittili e in gesso. In questo caso, però, la figura è privata di quasi tutti i suoi attributi iconografici e riposa su un ammasso informe, su cui si vedono le impronte digitali del plasticatore. Per la libertà con cui è trattato il modello michelangiolesco e per questo supporto, simile a una grande roccia, si propone di datare l’opera alla piena età barocca.

Dettagli dell’opera

Denominazione: La Notte Ambito Ambito fiorentino Data oggetto: 1650-1750 Materiale: Terracotta Tecnica: Modellazione Dimensioni: altezza 28 cm; larghezza 32 cm
Tipologia: Sculture Acquisizione: 1949 Numero inventario principale: 13441

Questa figura femminile dalle membra forti, immersa nel sonno, col capo poggiato al dorso della mano destra è una riduzione fittile della Notte, scolpita da Michelangelo entro il 1534 per la tomba di Giuliano de’ Medici, duca di Nemours, nella Sagrestia nuova di San Lorenzo a Firenze. Rispetto al modello, minore è la torsione del busto, diversa è l’inclinazione del capo, e la treccia che cala sul petto è abolita. Privata anche degli attributi iconografici, a eccezione della mezzaluna, diversamente dall’originale michelangiolesco la figura non dorme su una voluta di sarcofago, protetta da un drappo: qui riposa direttamente su un blocco un po’ informe, simile a una grande roccia. Questo supporto, per nulla rifinito, reca ancora i segni della lavorazione da parte del plasticatore: ci sono impronte di un cencio di tela bagnato, che venne premuto sull’argilla per mantenerla umida, oltre a impronte digitali e tracce di un coltello, di una stecca e di uno strumento dentato. Le crepe si sono formate nella fase di cottura, a causa della contrazione della materia. 
La figura, ben più rifinita, ha patito alcuni danni. Oltre alle crepe – sotto al seno e nella gamba sinistra, sopra e sotto il ginocchio e sulla caviglia – si lamenta la caduta del piede destro e di due dita dell’altro piede. Con un restauro effettuato in data ignota, condotto con un materiale di diverso colore, tale da rendere subito evidente l’intervento, sono stati integrati l’avambraccio destro, una porzione del collo, un segmento del ginocchio destro e quasi tutto il velo che cala sulla schiena. 
L’opera faceva parte della grande raccolta di modelli che Bartolomeo Cavaceppi teneva nel suo studio di via del Babuino a Roma. Nell’elenco delle terrecotte, stilato nel 1776 circa, figura quale “bozzetto dei Crepuscoli, cioè una don[n]a che sta al deposito de’ Medici a Firenze opera di Michelangelo”. Il lapsus nell’indicazione del soggetto – Crepuscolo anziché Notte – si riverserà nei documenti successivi. 
Di più difficile interpretazione è un passo dell’inventario post mortem, del 1799-1800, dove troviamo “nummero quattro Grepuscoli di Michelangelo”. Nel terzo inventario, del 1802, il “Crepuscolo di Michelangelo” ricompare e viene valutato uno scudo e 20 baiocchi (Gasparri, Ghiandoni 1994, pp. 224, 251, 282). Allora era già stata istituita la società tra il marchese Giovanni Torlonia e gli artisti Giuseppe Valadier e Vincenzo Pacetti, che portò all’ingresso di quasi tutti i modelli già Cavaceppi nelle raccolte Torlonia. 
La Notte condivise poi il destino di quel nucleo di opere, che passò dai Torlonia al tenore d’origine greca Evan Gorga (Collezioni 1948, p. 9, inv. 130). Nel 1932 Gorga diede in pegno alcune terrecotte, tra cui questa, recuperata dai funzionari del Ministero perché la collezione del cantante era già stata notificata (Giometti 2011, pp. 24-25). E così la Notte, al pari di altre 120 sculture, approdò nel 1949 al Museo di Palazzo Venezia. 
Non risulta persuasiva l’attribuzione a Tribolo (Barberini 1996), di cui Vasari ([1568] 1966-1997, 5, p. 205) ricordava riduzioni “di terra” di tutte e quattro le personificazioni delle tombe medicee, tre delle quali (ma non la Notte) si conservano nel Museo Nazionale del Bargello, ma hanno misure e tecnica incompatibili con l’opera in esame. Poco convincente è anche la proposta di istituire un nesso tra la nostra figura e una terracotta di identico soggetto, ma per il resto difforme, nella collezione Petri di Caracas, problematica per data e attribuzione (Della Chiesa d’Isasca 2001/2002). L’opera in esame è stata quindi ricondotta a un anonimo scultore del XVI secolo (Vaccari 2002; Giometti 2011). 
Tuttavia, le differenze rispetto al marmo di Michelangelo sono tali da rendere poco credibile una datazione vicina al prototipo. L’alto sostegno grezzo, così simile a un ammasso roccioso, non si addice a uno scultore vissuto prima di Gian Lorenzo Bernini. Come mi fa notare Camilla Parisi, Filippo Della Valle (1698-1768), scultore fiorentino di stanza a Roma, possedeva figure “copiate da’ depositi di Michelangelo”, tipologicamente affini a questa. Nel 1753, l’artista si offriva di farle calcare per il marchese Carlo Ginori, e quindi per la sua Manifattura della porcellana di Doccia (Balleri 2014, p. 444, doc. 4; Persona 2017, p. 144, cat. 15). Pur senza voler ipotizzare l’originaria pertinenza di questa terracotta al fondo di bottega di Della Valle, se ne propone comunque una datazione alla piena età barocca.

Luca Siracusano

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Buono.

Collezione Bartolomeo Cavaceppi, 1776-1799;
Roma, Collezione Giovanni Torlonia, 1802;
Roma, Collezione Evan Gorga, 1948;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1949.

Athens, Georgia Museum of Art, 5 ottobre-24 novembre 1996, Masterpieces of Renaissance and Baroque Sculpture from the Palazzo Venezia, Rome.

Collezioni Gorga, raccolte archeologiche e artistiche, Roma 1948, p. 9, inv. 130;
Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori nelle edizioni del 1550 e 1568, a cura di Bettarini Rosanna, Barocchi Paola, Firenze 1966-1997, 6 voll., 5, p. 205;
Gasparri Carlo, L’eredità Cavaceppi e le sculture Torlonia, in Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, Roma 1994 («Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte», ser. III, XVI, 1993), pp. 1-56;
Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, Roma 1994 («Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte», ser. III, XVI, 1993), pp. 224, 251, 282;
Barberini, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994, p. 129, cat. 65;
Zuraw Shelley, “With Superior Thought”. Renaissance and Baroque Sculpture from the Palazzo Venezia, in Zuraw Shelley, Barberini Maria Giulia (a cura di), Masterpieces of Renaissance and Baroque Sculpture from the Palazzo Venezia, Rome, catalogo della mostra (Athens, Georgia Museum of Art, 5 ottobre-24 novembre 1996), Athens, Ga. 1996, pp. 25-30, nota 6;
Barberini, in Zuraw Shelley, Barberini Maria Giulia (a cura di), Masterpieces of Renaissance and Baroque Sculpture from the Palazzo Venezia, Rome, catalogo della mostra (Athens, Ga., Georgia Museum of Art, 5 ottobre-24 novembre 1996), Athens, Ga. 1996, pp. 48-49, cat. 5;
Della Chiesa d’Isasca Eleonora, Un bozzetto in terracotta raffigurante "La Notte" della tomba medicea di Michelangelo attribuito a Nicolò Tribolo, tesi di specializzazione, Scuola di specializzazione in tutela e valorizzazione dei beni storico-artistici, Università della Tuscia, Viterbo, a.a. 2001-2002;
Agati, in Campitelli Alberta (a cura di), Il Museo del Casino dei Principi, Roma 2002, p. 93, nota 8;
Vaccari, in Falletti Franca, Katz Nelson Jonathan (a cura di), Venere e Amore. Michelangelo e la nuova bellezza ideale, catalogo della mostra (Firenze, Galleria dell’Accademia, 26 giugno-3 novembre 2022), Firenze 2002, pp. 170-171, cat. 15;
Cristiano Giometti, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. IV. Sculture in terracotta, Roma 2011, pp. 24, 36-37, cat. 9;
Balleri Rita, Modelli della Manifattura Ginori di Doccia. Settecento e gusto antiquario, Roma 2014, p. 444, doc. 4 ;
Persona, in Montanari Tomaso, Zikos Dimitrios (a cura di), La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, catalogo della mostra (Sesto Fiorentino, Biblioteca Ernesto Ragionieri, già sede della manifattura di Doccia, 14 giugno-1 ottobre 2017), Firenze 2017, p. 144, cat. 15.

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