Figura allegorica che tiene un medaglione con il ritratto di papa Innocenzo XI Odescalchi
Pierre Legros 1691/1693-1697
La terracotta rappresenta una figura femminile, probabilmente la Fede, che tiene il ritratto di Innocenzo XI, papa dal 1676 al 1689. È da mettere in relazione con il monumento funebre realizzato nel 1701 in San Pietro da Pierre Etienne Monnot su progetto di Carlo Maratti. Il panneggio vibrante della Virtù e i putti giocosi suggeriscono la paternità di Pierre Legros che, insieme ad altri colleghi, partecipò al concorso per il sacello papale. L'attribuzione è tuttavia complicata dall'esistenza di un pagamento a Francesco Moratti per un modello della tomba.
La terracotta rappresenta una figura femminile, probabilmente la Fede, che tiene il ritratto di Innocenzo XI, papa dal 1676 al 1689. È da mettere in relazione con il monumento funebre realizzato nel 1701 in San Pietro da Pierre Etienne Monnot su progetto di Carlo Maratti. Il panneggio vibrante della Virtù e i putti giocosi suggeriscono la paternità di Pierre Legros che, insieme ad altri colleghi, partecipò al concorso per il sacello papale. L'attribuzione è tuttavia complicata dall'esistenza di un pagamento a Francesco Moratti per un modello della tomba.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Il gruppo scultoreo mostra una figura femminile riccamente panneggiata, identificabile con la Fede, che, con l’aiuto di un putto, tiene un medaglione con il ritratto di Benedetto Odescalchi. Il bozzetto, pertanto, va messo in relazione con il monumento funebre di papa Innocenzo XI, realizzato da Pierre Etienne Monnot (1657-1733) e dal pittore Carlo Maratti (1625-1713) che si occupò della progettazione (Bacchi 1995, pp. 39-52; Montanari 2000, pp. 561-563, catt. 595-604). I lavori del sacello, inaugurato il 28 giugno 1701, furono sovrintesi dal principe nipote Livio Odescalchi (1658-1713) che già nel 1693 aveva coinvolto il cardinale Ferdinando d’Adda per prendere accordi con Domenico Guidi (Bershad 1973, p. 739; Bacchi 1995; Giometti 2011, pp. 82-83, cat. 77; Bacchi 2021, p. 274). Fu istituito un vero e proprio concorso al quale parteciparono i principali scultori dell’epoca: oltre a Guidi, Angelo De Rossi, Pierre Legros (1666-1719) e Francesco Moratti. Lione Pascoli, infatti, riferisce che Livio Odescalchi, prima di selezionare i disegni e i bozzetti di Maratti e di Monnot, "altri se ne fece fare per sua soddisfazione" (Pascoli ed. 1992, pp. 946-947). La progettazione del monumento e le fasi di avanzamento dei lavori si possono seguire grazie al materiale grafico disponibile, come i numerosi disegni di Maratti conservati presso l’Accademia di San Fernando di Madrid (Bacchi 1995; Giometti 2011; Bacchi 2021, pp. 267-276), databili tra il 1695 e il 1697 (Mena Marqés 1975, II, pp. 705-706). Il disegno del Kupferstichkabinett di Berlino (inv. KdZ 4993, già in Collezione Pacetti; Sobotka 1914, p. 23, fig. 1), riferito a Maratti ma da ricondurre a De Rossi poiché più vicino al prototipo berniniano della tomba di Urbano VIII (Bacchi 1995), riporta sul retro la data “1691“ che, se autentica, anticiperebbe l’avvio dell’impresa.
Di Monnot esistono due modelli: il primo è quello del Museo del Bargello di Firenze (inv. 454), firmato e datato 1697, che esprime l’autonomia creativa di Monnot e il suo legame con la tradizione francese che prevedeva la raffigurazione del defunto inginocchiato; può essere associato, verosimilmente, con "il primo pensiero del deposito di Innocenzo XI a S. Pietro di Mosiù Mannot", registrato nello studio di Cavaceppi, nell’Elenco del 1776 (n. 96, Stanza dei Metalli), e successivamente, nell’inventario post mortem del 1799 (Gasparri, Ghiandoni 1993, pp. 24, 226; Barberini 1991, pp. 135-136); il secondo è il fastoso modello in terracotta e legno dipinto, acquistato recentemente dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica Barberini Corsini di Roma, più aderente alle indicazioni grafiche di Maratti (Bacchi 1995, pp. 49-50; Bacchi 2021).
Ludwig Pollak, che era il proprietario della terracotta del Museo di Palazzo Venezia nei primi decenni del Novecento, la identificò come autografa di Monnot. Brinckmann (1923, I, pp. 118-119), invece, pur riconoscendo nell’effigie il volto di papa Odescalchi, riteneva implausibile la semplice soluzione di un ritratto in rilievo per una commissione papale e, più convintamente, riferì la terracotta a Ercole Ferrata ritenendola il modello della tomba di Lelio Falconieri, per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini (1669 circa). Olga Raggio confermava la destinazione per la cappella Falconieri e identificava l’opera con il modello di Melchiorre Cafà, registrato nell’inventario post mortem di Ferrata (Raggio 1965, p. 59, cat. 46; Ferrari Papaldo, 1999, p. 507). Non è possibile rintracciare la provenienza dell’opera ma molte delle terrecotte di proprietà Pollak, in seguito confluite nel Museo di Palazzo Venezia, coincidono con quelle registrate nella Collezione Cavaceppi, acquistate in ultimo dai Torlonia. Al bozzetto qui analizzato si può forse associare la menzione nell'inventario Cavaceppi di un "Piccolo pensiere in cera di un piccolo deposito, con una medaglia in basso rilievo, alto circa palmi due, bajocchi ottanta" (Inventario Cavaceppi 1779, n. 290; Gasparri, Ghiandoni 1993, p. 241) che, seppur in materiale diverso, combacia con il modello in esame per caratteristiche formali e dimensioni; e due pezzi registrati come "bozzetto di deposito" erano elencati nel Libro del 1802, che fu stilato al momento della vendita ai Torlonia (Gasparri, Ghiandoni 1923, pp. 25-26, 282-283).
Il modello passò successivamente in Collezione Gorga ancora come autografo di Monnot, e così entrò nel Museo di Palazzo Venezia dal 1960, dopo esser stato segnalato dall’Ufficio Esportazione da Carlo Sestieri. Brugnoli (1969, p. 343) ribadiva l'attribuzione a Monnot evidenziando, tuttavia, una similitudine della figura allegorica per "schema e soluzione stilistica" con la Religione di Legros nel monumento di Gregorio XV nella chiesa di Sant’Ignazio. Fu, infine, Ursula Schlegel (1974, p. 60) la prima a ricondurre con fermezza il gruppo scultoreo alla mano di Legros, individuando nel trattamento vibrante del panneggio della Fede il tratto distintivo dello scultore francese, opinione condivisa anche da Enggass, Bacchi e Giometti (Enggass 1976, I, pp. 83-84; Bacchi 1995, p. 39-52; Giometti 2011). Secondo questa ipotesi, allora, la realizzazione del modello va posta entro il 1697, ovvero prima della serie dei disegni di Maratti e del bozzetto firmato di Monnot che ormai avevano stabilito la soluzione formale del monumento pressoché definitiva, molto distante dalla proposta con un ritratto in medaglione.
La comparsa del pagamento a Francesco Moratti da parte di Livio Odescalchi, in data 6 gennaio 1696, per il "modello del deposito che fa per la Santa memoria d’Innocenzo XI" ha convinto Walker (2002, pp. 24-25, 31 n. 11) della pertinenza della terracotta all'attività dello scultore padovano. Marchionne Gunter (2003, pp. 77, 142) ha confermato tale proposta rendendo nota la presenza di un modello in cera dello stesso monumento nell’inventario dei beni di Moratti, redatto nel 1719 ("23 Un modello di deposito della Santa Memoria Papa Innocenzo Undecimo con figure di cera stimato scudo Uno, e ba[iocchi] cinquanta").
Il bozzetto mostra una soluzione raffinata, originale e insolita, che ricalca il modello iconografico diffuso nella scultura funebre del secondo Settecento. L’eleganza della Fede, modellata con linee sinuose e slanciate, rispecchia il tratto caratteristico di Legros e ne incoraggia l’attribuzione alla sua mano. Tra le opere dello scultore, si nota una stretta corrispondenza, oltre alla citata statua della Religione, con la superficie della veste del Francesco Saverio in terracotta (Hermitage, inv. 632) mossa energicamente e attraversata da pieghe profonde. I putti alla base del piedistallo, che si contendono il libro su cui scrivere le glorie del pontefice, ricordano la coppia nel bassorilievo della Visione di San Francesco da Paola, nello stesso Museo Nazionale di Palazzo Venezia.
Nel 2008 il mercato antiquario ha restituito una grande bassorilievo in terracotta con la Battaglia di Kahlenberg (Finarte Semenzato 2008, pp. 126-129, cat. 45), passato in asta sotto l’attribuzione a Monnot, come bozzetto del riquadro con l’Assedio di Vienna da parte dei turchi, posto al centro del piedistallo del Monumento di Innocenzo XI. Cristina Ruggero (2014, p. 441-444), lo ha invece ascritto a Legros, ravvisando evidenti corrispondenze con la scena di battaglia raffigurata nel rilievo del monumento di Federico Maurizio de La Tour d'Auvergne, duca di Bouillon, che lo scultore realizzò nel 1707 per l’Hôtel-Dieu di Cluny.
Chiara Carpentieri
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Discreto. Si rilevano, tuttavia, alcune rotture e mancanze. Alla figura femminile manca il piede sinistro, una porzione della parte superiore della testa e la mano destra; si riscontrano fratture nell’angolo sinistro della veste e sul panneggio, all’altezza delle gambe. Al putto reggi cornice mancano entrambe le ali, mentre gli altri due putti sono acefali. Il piedistallo presenta una frattura sul bordo inferiore.
Provenienza
Roma, Collezione Cavaceppi - Torlonia (?);
Roma, Collezione Pollak;
Roma, Collezione Evan Gorga, 1948;
Roma, Ufficio Esportazioni, 1960.
Bibliografia
Sobotka Georg, Ein Entwurf Marattas zum Grabmal Innocenz’ XI. im Berliner Kupferstichkabinett und die Papstgräber der Barockzeit, in «Jahrbuch der Königlich-Preuszischen Kunstsammlungen», 35, 1914, pp. 22-23;
Brinckmann Albert E., Barock-Bozzetti, Frankfurt am Main 1923, pp. 118-119;
Brugnoli Maria Vittoria, Due bozzetti del Seicento: Ercole Ferrata e Pierre Etienne Monnot, in «Bollettino d’arte», 45, 1960, pp. 339-345;
Raggio in Cummings Frederick (a cura di), Art in Italy: 1600-1700, catalogo della mostra (Detroit, The Detroit Institute of Arts, 6 aprile-9 maggio 1965), New York 1965, pp. 59-60
Bershad David Leonard, Two additional papal busts by Domenico Guidi, in «The Burlington magazine», 115, 1973, pp. 736-739;
Schlegel Ursula, Bozzetti in terracotta by Pietro Stefano Monnot, in «Bulletin/Museum of Fine Arts, Boston», 72, 1974, 367, pp. 56-68
Mena Marqués, Manuela B, Los dibujos de Carlo Maratta y de su taller en la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando de Madrid, 2 voll. Madrid 1975;
Enggass Robert, Early Eighteenth-Century Sculpture in Rome: An Illustrated Catalogue Raisonné, London 1976, p. 84;
Barberini Maria Giulia, Sculture in terracotta del barocco romano: bozzetti e modelli del Museo Nazionale del Palazzo Venezia, Roma 1991, pp. 62, 135-136;
Pascoli Lione, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti moderni, 1730-1736, Marabottini, Alessandro (a cura di), Perugia 1992, pp. 946-947;
Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, in «Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte», XVI, 1993 (1994), pp. 25-26, 282-283;
Bacchi Andrea, "L’operatione con li modelli": Pierre Etienne Monnot e Carlo Maratta a confronto, in «Ricerche di storia dell’arte», 55, 1995, pp. 39-52;
Bissell George, Pierre Le Gros, 1666-1719, Reading 1997, p. 41;
Ferrari Oreste, Papaldo Serenita, Le sculture del Seicento a Roma, Roma 1999, p. 507;
Montanari, in Pinelli Antonio (a cura di), La Basilica di San Pietro, Mirabilia Italiae, Roma 2000, pp. 561-563, catt. 595-604;
Walker Stefanie, Livio Odescalchi, Pietro Stefano Monnot e Carlo Maratta: una rivalutazione alla luce di nuovi documenti, in Debenedetti Elisa (a cura di), Sculture romane del Settecento, Studi sul Settecento romano, 2, Roma 2002, pp. 23-40;
Marchionne Gunter Alfredo, L’attività di due scultori nella Roma degli Albani: gli inventari di Pietro Papaleo e Francesco Moratti, in Debenedetti Elisa (a cura di), Sculture romane del Settecento, Studi sul Settecento romano, 3, Roma 2003, pp. 67-146;
Ruggero Cristina, Virtutum omnium simulacrum in statua monumenti funebri barocchi di alti dignitari ecclesiastici tra progetto e realizzazione, in «Römisches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana», 36 (2005), pp. 139-210 (p. 181, fig. 49);
Gamba Carlo, Francesco Moratti, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 69 (2007):
Finarte Semenzato, Importanti dipinti e sculture antichi, catalogo d’asta (Roma, Palazzo Patrizi, 24-29 maggio 2008), Roma 2008, pp. 126-129, cat. 45;
Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Sculture in terracotta, Roma 2011, p. 13;
Ruggero Cristina, "Dextera tua Domine percussit inimicum": la tomba di Innocenzo XI e un bassorilievo di Pierre Legros, in Bösel Richard, Menniti Ippolito Antonio, Spiriti Andrea (a cura di), Innocenzo XI Odescalchi Papa, politico, committente, Roma 2014, pp. 431-448;
Bacchi, Andrea, Monnot : il modello per il monumento a Innocenzo XI Odescalchi, in «Bollettino d'arte», 7. serie, anno 105, 47/48 (luglio/dicembre 2020), pp. 267-276.










