Ercole Farnese

Bartolomeo Cavaceppi Seconda metà del XVIII secolo

La terracotta rappresenta, in versione ridotta, la colossale scultura antica dell’Ercole Farnese. L’eroe è colto in un momento di riposo, mentre si appoggia a una roccia, su cui si trovano la leontea e la clava, suoi tradizionali attributi. Il peso del corpo è scaricato sulla gamba destra, mentre l’altra è leggermente in avanti. Nella mano destra, portata dietro il fianco, tiene i pomi rubati dal giardino delle Esperidi. Si tratta di un'opera proveniente dalla bottega del celebre scultore Bartolomeo Cavaceppi.

La terracotta rappresenta, in versione ridotta, la colossale scultura antica dell’Ercole Farnese. L’eroe è colto in un momento di riposo, mentre si appoggia a una roccia, su cui si trovano la leontea e la clava, suoi tradizionali attributi. Il peso del corpo è scaricato sulla gamba destra, mentre l’altra è leggermente in avanti. Nella mano destra, portata dietro il fianco, tiene i pomi rubati dal giardino delle Esperidi. Si tratta di un'opera proveniente dalla bottega del celebre scultore Bartolomeo Cavaceppi.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Ercole Farnese Autore: Bartolomeo Cavaceppi Data oggetto: Seconda metà del XVIII secolo Materiale: Terracotta Dimensioni: altezza 53 cm
Tipologia: Sculture Acquisizione: 1949 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 13410

Questa terracotta è una copia di dimensioni ridotte del celebre Ercole Farnese (Barberini 1994, pp. 86, 87, n. 2; Giometti 2011, p. 115, n. 131), marmo antico risalente al III secolo d. C. firmato da Glicone, esposto a Palazzo Farnese fino al 1787, quando venne restaurato da Carlo Albacini e poi trasportato a Napoli (Rausa 2010, pp. 17-20, n. 1). 
Riprodotta in piccolo fin dal XVI secolo, l’opera può essere annoverata tra i più apprezzati capolavori antichi. Nel Settecento venne copiata in vari materiali e dimensioni da diversi artisti operanti a Roma, mèta privilegiata di viaggiatori e amatori delle arti. 
La scultura qui analizzata è parte di un gruppo di terrecotte provenienti dalle raccolte di Bartolomeo Cavaceppi (1716-1799), che conservava nel suo studio modelli di famosi maestri e copie dall’antico, con diverse finalità. Il suo atelier, in via del Babuino, ricoprì un ruolo cardine nella comunità artistica romana, specializzandosi nel commercio di antichità (Piva 2010, pp. 59-64). Cavaceppi fu legato a illustri personaggi, tra i quali Johann Joachim Winckelmann, di cui abbracciò gli ideali estetici, trasferendoli nella pratica delle integrazioni dei marmi antichi. Riconosciuto come il più famoso restauratore dell’epoca, diede alle stampe un’importante pubblicazione, intitolata Raccolta di antiche Statue (1768-769) in cui furono rappresentati alcuni suoi lavori (Meyer, Piva 2011). Lo scultore alla sua morte lasciò "fino all’ultimo chiodo e la minima scaglia" all’Accademia di San Luca con il proposito che i suoi numerosi modelli e le sculture fossero adoperati a scopo didattico. Dopo una causa nei confronti della stessa istituzione romana promossa dai parenti dell’artista, parte delle numerose sculture furono acquistate dalla famiglia Torlonia (Gasparri, Ghiandoni 1994). Le terrecotte, copie dall’antico, ritenute forse meno interessanti, alla fine del XIX secolo furono immesse sul mercato romano e quindi acquistate dal tenore Evangelista (detto Evan) Gorga, appassionato collezionista (Collezioni Gorga 1948; Cionci 2004). Successivamente, grazie a un accordo tra il cantante e il Ministero della Pubblica istruzione, nel 1949 entrarono a far parte delle raccolte del Museo Nazionale di Palazzo Venezia venendo collocate nei depositi, per essere “riscoperte” e quindi poi giustamente ricondotte a Cavaceppi nel 1990 (Barberini 1994a, pp. 79-84).
Eseguita probabilmente per essere utilizzata come modello nello studio dell’antico e della esasperata resa anatomica, la terracotta è ricordata nell’inventario dei modelli dello studio Cavaceppi nel 1802 (B.I.A.S.A., Manoscritto Lanciani 5, f. 60r; citato in Barberini 1994b, pp. 86-97, cat. 2), poi nel catalogo della collezione Gorga (Collezione Gorga 1948, p. 8), infine negli inventari del museo (Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Inventari, libro IX, f. 91v). 
Le piccole imperfezioni, come il sollevamento del piede sinistro staccato in parte dalla base, dovute al ritiro della creta durante la cottura, rendono difficile pensare che la scultura potesse essere destinata alla vendita. L’opera, visto il formato, appartiene verosimilmente a quella tipologia di modelli dall’antico esposti negli studi dei copisti per mostrare ai visitatori il repertorio delle sculture che era possibile riprodurre nell’atelier. A questo proposito, l’atelier di Cavaceppi è definito dalla scrittrice danese Frederike Brun, a Roma nel 1794, come una gigantesca Marmorboutique (Howard 1982, p. 195).
Il modellato dell’Ercole è reso con grande cura e la superficie è rifinita con tocchi eseguiti con un panno di stoffa per rendere l’effetto poroso della pelle. La ruvidezza della roccia invece è riprodotta in modo schematico attraverso ripetuti colpi di stecca. 

Valeria Rotili

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Discreto. Sono mancanti a causa di una rottura la mano sinistra e parte del piede sinistro. È visibile sulla caviglia destra una stuccatura acquerellata scurita con il tempo.

1993: Ivy Gabrielides.

Roma, Collezione Bartolomeo Cavaceppi 1800;
Roma, Collezione Torlonia, 1800; 
Roma, Collezione Evangelista (Evan) Gorga, 1949;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1949.

Roma, Museo del Palazzo di Venezia, Bartolomeo Cavaceppi (1717-1719), 15 gennaio-15 marzo 1994, cat. 2.


Roma, B.I.A.S.A., Manoscritto Lanciani 5, Cataloghi della Collezione Cavaceppi, 1802-1810, f. 60r;
Roma, Museo Nazionale del Palazzo Venezia, Inventari, libro IX, f. 91v, n. 72;

Collezioni Gorga. Raccolte archeologiche e artistiche, Roma 1948; 
Howard Seymour, Bartolomeo Cavaceppi, Eighteenth-century restorer, New York-London 1982;
Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, in «Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte», XVI, 1993 (1994);
Barberini Maria Giulia, “Delli modelli che si trovano nello studio Cavaceppi”. Le terrecotte del Museo di Palazzo Venezia, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994, pp. 79-84 (Barberini 1994a);
Barberini Maria Giulia, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994, pp. 86-87, n. 2 (Barberini 1994b);
Cionci Andrea, Il tenore collezionista. Vita, carriera lirica e collezioni di Evan Gorga, Firenze 2004;
Piva Chiara, Bartolomeo Cavaceppi tra mercato e restauro, in Brook Carolina, Curzi Valter (a cura di), Roma e l’antico. Visione e Realtà nel '700, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma 30 novembre 2010-6 marzo 2011), Genève 2010, pp. 59-64;
Rausa , in Carlo Gasparri (a cura di), Le sculture Farnese. III. Le sculture delle Terme di Caracalla. Rilievi e varia, Verona 2010;
Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. 4. Sculture in terracotta, Roma 2011, p. 115, cat. 131;
Meyer Susanne Adine, Piva Chiara, L’arte di ben restaurare. La "Raccolta d’antiche statue (1768-1772)“ di Bartolomeo Cavaceppi, Firenze 2011.

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