Donazione di palazzo Gritti in Venezia al nunzio apostolico
Ambito romano ? Prima metà del XVIII secolo
L’opera celebra la donazione di palazzo Gritti da parte della Repubblica di Venezia a papa Sisto V, avvenuta il 30 agosto del 1586.
La scena è ambientata nella Sala del Collegio nel Palazzo Ducale di Venezia. Originariamente collocato in una delle sale del Palazzetto di San Marco, già verso la fine del XIX secolo l’affresco, forse eseguito nei primi decenni del Settecento, venne staccato per essere collocato nella Sala dei Paramenti, al di sotto del fregio con Le fatiche di Ercole, come dimostrano alcune immagini dell’epoca.
L’opera celebra la donazione di palazzo Gritti da parte della Repubblica di Venezia a papa Sisto V, avvenuta il 30 agosto del 1586.
La scena è ambientata nella Sala del Collegio nel Palazzo Ducale di Venezia. Originariamente collocato in una delle sale del Palazzetto di San Marco, già verso la fine del XIX secolo l’affresco, forse eseguito nei primi decenni del Settecento, venne staccato per essere collocato nella Sala dei Paramenti, al di sotto del fregio con Le fatiche di Ercole, come dimostrano alcune immagini dell’epoca.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
L’opera celebra la donazione di palazzo Gritti da parte della Repubblica di Venezia a papa Sisto V, come sede per i nunzi apostolici, avvenuta il 30 agosto del 1586 (Gullino 2011, p. 74). Sul dipinto stesso è riportata l’iscrizione: "SENATUS VENET. PUB. AERE EMPTAS CAPELLORUM AEDES VENETIIS SED APOST. EX REVERENTIA SISTO V P.M. DICAVIT ANNO MDLXXXIIII". L’atto rispondeva al precedente dono alla Serenissima fatto da papa Pio IV del Palazzo di San Marco, il 10 giugno del 1564. Il palazzo, fatto costruire agli inizi del Cinquecento dal doge Andrea Gritti a San Francesco della Vigna, passò alla sua morte (avvenuta nel 1538) agli eredi che nel corso degli anni affittarono l’immobile a numerose personalità, prima di cederlo per 25000 ducati alla Serenissima (Gullino 2011, p. 74). Dal momento che nell'iscrizione il palazzo è detto di pertinenza dei Cappello, è probabile che al tempo di Sisto V esso fosse divenuto uno delle residenze di questa antica e nobile famiglia veneziana.
Il dipinto, ora collocato in uno degli ambienti del Museo di Palazzo Venezia, si trovava in origine all’interno del Palazzetto di San Marco, come si evince dalla testimonianza di Pier Luigi Galletti (1757, p. V). Con la donazione del Palazzo di San Marco, a partire dal 1564 anche il Palazzetto divenne sede diplomatica degli ambasciatori veneziani a Roma. Come ancora risulta da Galletti, a quest'opera si accompagnava il dipinto murale con La donazione da parte di Pio IV di Palazzo Venezia alla Repubblica di Venezia (inv. 10690), oggi pure conservato, staccato, in una delle sale del Museo, con un'attribuzione ad anonimo del XVIII secolo.
Poiché è documentata la campagna di lavori architettonici e decorativi condotta nel Palazzetto negli anni 1723-1727 in cui fu ambasciatore a Roma Pietro Cappello (1676-1729), figura di cui sono noti gli interessi artistici (Benzoni 1975, pp. 817-819; La storia del Palazzo di Venezia 2011a, pp. 209-213), è possibile che sia da ricondurre a lui la commissione di questi dipinti celebrativi degli storici vincoli diplomatici e politici tra Santa Sede e Repubblica di Venezia.
La scena è ambientata nella Sala del Collegio nel Palazzo Ducale di Venezia, dove il doge Pasquale Cicogna è mostrato nel momento della donazione di fronte alla riunione dal Maggior Consiglio. L'intera composizione è derivata dai teleri di Pietro Malombra (1556-1618) con la medesima ambientazione (Ridolfi 1648, I, p. 157; Pallucchini 1981, I, p. 48; II, p. 478 fig. 102; Piai 2012, pp. 117-136); tra questi è anche il dipinto (inv. 10657), già erroneamente attribuito in passato a Jacopo Palma il Giovane, dove è rappresentato lo stesso episodio della donazione del 1586, anch’esso pervenuto al Museo di Palazzo Venezia, dietro donazione del cavaliere Marco Cappelli (Santangelo 1947, p. 3). Lo stato molto compromesso dell'opera in esame si spiega almeno in parte con le sue traversie conservative, di cui è possibile ricostruire alcuni passaggi. Alla fine dell’Ottocento, il dipinto fu staccato dalla sua collocazione originaria nel Palazzetto, e fu sistemato su una parete della Sala dei Paramenti, al di sotto del fregio con Le fatiche di Ercole. Alcune fotografie e un acquerello realizzato nel 1920 da Ada Levi (pure conservato nel Museo, inv. FN20958) mostrano inoltre che la Donazione di palazzo Gritti era stata appesa occultando in parte la decorazione del registro mediano della parete, costituita dalla serie dei cardinali che risiedettero in Palazzo Venezia prima del 1564; in seguito sulla intera superficie del muro al di sotto del fregio con Le fatiche di Ercole venne stesa una carta da parati, lasciando spazio solo al grande affresco con La donazione di Palazzo Gritti.
Risulta ignota la successiva collocazione dell’altro dipinto, con la Donazione da parte di Pio IV, staccato agli inizi del Novecento (La storia del Palazzo di Venezia 2011b, p. 264), verosimilmente pure ricollocato all’interno della Sala dei Paramenti, che infatti Corrado Ricci diceva appena ridenominata per questo motivo “Sala degli Affreschi" (Ricci 1916, p. VII).
A partire dal 1921, l'assetto della sala venne completamente stravolto e sia l’affresco con gli stemmi dei cardinali sia quello con la donazione di palazzo Gritti vennero coperti con dei pannelli, come dimostrato non solo da ulteriori fotografie, ma anche da alcuni filmati dell’epoca girati all’interno delle sale del Palazzo. Ancora nel 1947 essi risultavano coperti, come registrava Antonino Santangelo (1947, p. 3).
Non si conosce la data in cui tali opere vennero ricollocate in altri ambienti del Palazzo.
Maria Giulia Cervelli
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Compromesso.
Iscrizioni
«SENATUS VENET. PUB. AERE EMPTAS CAPELLORUM AEDES VENETIIS SED APOST. EX REVERENTIA SISTO V P.M. DICAVIT ANNO MDLXXXIIII».
Fonti e documenti
Pier Luigi Galletti, Inscriptiones Venetae infimi aevi Romae extantes, Roma 1757, p. V: «SENATUS VENET. PUB. AERE EMPTAS CAPELLORUM AEDES VENETIIS SED APOST. EX REVERENTIA SISTO V P.M. DICAVIT ANNO MDLXXXIIII».
Bibliografia
Ridolfi Carlo, Le maraviglie dell’arte, 2 voll., Venezia 1648;
Galletti Pier Luigi, Inscriptiones Venetae infimi aevi Romae extantes, Roma 1757;
Ricci Corrado, Il Palazzo di Venezia, Milano 1916;
Santangelo Antonino (a cura di), Museo di Palazzo Venezia. Catalogo. 1. Dipinti, Roma 1947, p. 3;
Benzoni Gino, Pietro Cappello, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XV, Roma 1975, pp. 817-819;
Pallucchini Rodolfo, La pittura veneziana del Seicento, 2 voll., Venezia 1981;
Gullino Giuseppe, Le afflizioni del dono, in Barberini Maria Giulia, De Angelis d'Ossat Matilde, Schiavon Alessandra (a cura di), La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca, Roma 2011, pp. 67-78;
La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca. Archivio di Stato di Venezia, in Barberini Maria Giulia, De Angelis d'Ossat Matilde, Schiavon Alessandra (a cura di), La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca, Roma 2011, pp. 117-243 (La storia del Palazzo di Venezia 2011a);
La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca. Archivio di Stato di Vienna, in Barberini Maria Giulia, De Angelis d'Ossat Matilde, Schiavon Alessandra (a cura di), La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca, Roma 2011, pp. 247-293 (La storia del Palazzo di Venezia 2011b);
Barberini Maria Giulia, De Angelis d'Ossat Matilde, Schiavon Alessandra (a cura di), La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca. Documenti, Roma 2011, pp. 247-293;
Piai Andrea, Un pittore all’ombra di Palma e Tintoretto, in Marinelli Sergio (a cura di), Aldèraban, 1, Venezia 2012, pp. 117-135.










