Davide e Abigail
Giuseppe Maria Crespi 1721-1727
Insieme al suo pendant con il Ritrovamento di Mosè (inv. 876), la tela fu commissionata a Bologna a Giuseppe Maria Crespi dal cardinale Tommaso Ruffo, tra il 1721 e il 1727; vi è rappresentato l'episodio biblico dell'incontro di Davide, futuro re di Israele, con Abigail, moglie del rozzo pastore Nabal. Quest'ultimo era stato sleale con Davide che, adirato, pianificò di sterminare tutti i maschi della sua famiglia; venuta a conoscenza del terribile piano, all'insaputa del marito Abigail si presentò quindi a Davide, offrendogli, come si vede nel quadro, cibo e armenti in cambio della grazia, infine ottenuta.
Insieme al suo pendant con il Ritrovamento di Mosè (inv. 876), la tela fu commissionata a Bologna a Giuseppe Maria Crespi dal cardinale Tommaso Ruffo, tra il 1721 e il 1727; vi è rappresentato l'episodio biblico dell'incontro di Davide, futuro re di Israele, con Abigail, moglie del rozzo pastore Nabal. Quest'ultimo era stato sleale con Davide che, adirato, pianificò di sterminare tutti i maschi della sua famiglia; venuta a conoscenza del terribile piano, all'insaputa del marito Abigail si presentò quindi a Davide, offrendogli, come si vede nel quadro, cibo e armenti in cambio della grazia, infine ottenuta.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Il dipinto fu commissionato a Giuseppe Maria Crespi (1665-1747) dal cardinale e collezionista napoletano Tommaso Ruffo (1663-1753), nel periodo di legazione apostolica a Bologna (1721-1727; Agnelli 1734; Zanotti 1739).
Sullo sfondo di un paesaggio crepuscolare si dispiega l’episodio biblico dell’incontro di Davide e Abigail (Re [1 Samuele], XXV, 2-43). Transitando con i suoi uomini nei pressi del monte Carmelo, in Galilea, il futuro re giudeo si era visto respingere con arroganza dal pastore Nabal, marito della donna, che a fronte dell’aiuto ricevuto in passato aveva rifiutato di ricambiarlo in un momento di difficoltà. Sdegnato, Davide decise allora di vendicarsi, programmando di sterminare tutti i maschi della famiglia di Nabal. Venuta a conoscenza del sanguinoso piano, Abigail gli si presentò di nascosto accompagnata da ancelle e servi carichi di cibo e bestiame, supplicandolo di risparmiare la sua gente. Mosso a compassione, Davide si convinse a desistere, e poco tempo dopo, essendo la giovane rimasta vedova, ne fece la sua sposa.
Fulcro emotivo della composizione è proprio Abigail, abbigliata con una sontuosa veste color bianco-avorio, lumeggiata da bagliori perlacei, e coperta da un manto rosato; le braccia sono aperte a mostrare l’abbondanza delle offerte e l’espressione è pacata, richiamando ancora la lezione di Guido Reni nella sua astratta compostezza e nel chiarore diafano dell’incarnato. Dietro di lei si assiepano varie figure tese in pose e gesti concitati, che sembrano restituire alla scena un tratto di realtà cruda e popolare, consono ai modi di Crespi (Viroli 1990, p. 150). Sul lato destro della composizione si scorgono invece, emergenti dalla penombra, i soldati di Davide, uno dei quali mima con il dito indice sulla bocca il gesto del silenzio; si tratta di una trovata iconografica che riscosse discreto successo tra i pittori di area emiliana fin dal Cinquecento: si pensi ad esempio a Pellegrino Tibaldi in Palazzo Poggi a Bologna (1550 circa), o ad Annibale Carracci sulla volta della Galleria Farnese di Roma (1599 circa).
Come rilevato da Roberto Longhi (1948, pp. 20-21) e più tardi da Renato Roli (1977), nella tela, così come nel suo pendant con Il ritrovamento di Mosè (inv. 876), si evidenzia con chiarezza il tentativo dell’artista di aprirsi a uno stile aulico e classicista, forse assecondando i gusti del committente; tuttavia, pur "nell’occasione di questi argomenti biblici trasferiti in Arcadia" (Roli 1977, p. 27), Crespi non rinuncia alla sua vocazione di pittore concreto, incline a un realismo diretto, che dà spazio agli umili nell’intimità della devozione (si pensi alla celebre serie dedicata ai Sette Sacramenti oggi a Dresda, 1712 circa) o delle private attività quotidiane. Sempre rimasto nelle collezioni della famiglia Ruffo, il quadro, insieme al suo compagno, fu donato allo Stato italiano nel 1915 dal senatore Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara (1843-1917), ed è quindi confluito nelle collezioni del neoistituito Regio Museo del Palazzo di Venezia.
Una buona copia della tela, di analogo formato e dimensioni, già segnalata sul mercato antiquario milanese (Merriman 1980, p. 238; Finarte Milano, 23 novembre 1972, lotto 10; poi Phillips London, 29 ottobre 1996, lotto 34) è di recente ricomparsa da Dorotheum a Vienna, con coerente riferimento alla bottega di Crespi (olio su tela, 75,5 × 105,5; 12 maggio 2022, lotto 284).
Giulia Daniele
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Buono.
Provenienza
Roma, Collezione cardinale Tommaso Ruffo, 1663-1753;
Donazione don Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, 1915-1919.
Esposizioni
Bologna, Salone del Podestà, Mostra celebrativa di Giuseppe M. Crespi, giugno-luglio 1948;
Bologna, Pinacoteca Nazionale e Accademia di Belle Arti Palazzo Pepoli Campogrande, Giuseppe Maria Crespi (1665-1747), 7 settembre-11 novembre 1990.
Bibliografia
Agnelli Jacopo, Galleria di pitture dell’E.mo, e R.mo Principe Signor Cardinale Tommaso Ruffo Vescovo di Palestrina, e di Ferrara. Rime e prose, In Ferrara: Per Bernardino Pomatelli Stampatore Vescovile, 1734, pp. 14-15;
Zanotti Giampietro, Storia dell’Accademia Clementina di Bologna aggregata all’Instituto delle Scienze e dell’Arti, 2 voll., in Bologna, per Lelio dalla Volpe, 1739, vol. 2, p. 56;
Crespi Luigi, Vite de’ pittori bolognesi, non descritte nella Felsina pittrice, in Roma, nella stamperia di Marco Pagliarini, 1769, p. 214;
Hermanin Federico, Il Palazzo di Venezia, Roma 1948, pp. 232-233;
Museo di Palazzo Venezia. Catalogo. 1. Dipinti, Santangelo Antonino (a cura ndi), Roma 1947, p. 23;
Arcangeli Francesco, Gnudi Cesare (a cura di), Mostra celebrativa di Giuseppe M. Crespi, catalogo della mostra (Bologna, Salone del Podestà, giugno-luglio 1948), Bologna 1948, p. 38, n. 38;
Longhi Roberto, Premessa, in Arcangeli Francesco, Gnudi Cesare (a cura di), Mostra celebrativa di Giuseppe M. Crespi, catalogo della mostra (Bologna, Salone del Podestà, giugno-luglio 1948), Bologna 1948, pp. 11-22;
Catalogo del Gabinetto Fotografico Nazionale. 3. I dipinti del Museo di Palazzo Venezia in Roma, Zeri Federico (a cura di), Roma 1955, p. 6, n. 34;
Merriman Mira Pajes, The Paintings of Giuseppe Maria Crespi, tesi di dottorato, New York, Columbia University, 1968, pp. 154-155, n. 12;
Roli Renato, Pittura bolognese (1650-1800). Dal Cignani ai Gandolfi, Bologna 1977, pp. 27, 107, n. 169b;
Merriman Mira Pajes, Giuseppe Maria Crespi, Milano 1980, pp. 238-239, n. 15;
Spike Jon T., Giuseppe Maria Crespi and the Emergence of Genre Painting in Italy, Firenze 1986, pp. 146-147;
Viroli, in Emiliani Andrea, Rave August B. (a cura di), Giuseppe Maria Crespi (1665-1747), catalogo della mostra (Bologna, Pinacoteca Nazionale e Accademia di Belle Arti Palazzo Pepoli Campogrande; 7 settembre-11 novembre 1990), Bologna 1990, pp. 150-151, n. 75.C26.










