Crono in volo con orologio

Ambito romano Ultimo quarto del XVII secolo

In mostra presso Palazzo Venezia

Il bronzetto, rappresentante Crono in volo, è impostato su di una base rastremata a pianta semicircolare. La figura stringe una falce con la mano sinistra, mentre sostiene con la mano destra un orologio a quadrante rotondo. L'opera, già  attribuita allo scultore barocco Balthasar Permoser, è stata ricondotta all'ambito romano dell'ultimo quarto del Settecento.

Il bronzetto, rappresentante Crono in volo, è impostato su di una base rastremata a pianta semicircolare. La figura stringe una falce con la mano sinistra, mentre sostiene con la mano destra un orologio a quadrante rotondo. L'opera, già  attribuita allo scultore barocco Balthasar Permoser, è stata ricondotta all'ambito romano dell'ultimo quarto del Settecento.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Crono in volo con orologio Ambito Ambito romano Data oggetto: Ultimo quarto del XVII secolo Materiale: Bronzo, Metallo Tecnica: Fusione, Incisione, Cesellatura, Doratura Dimensioni: altezza 38 cm; larghezza 22 cm
Tipologia: Bronzi Acquisizione: 1961 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 10660

L’orologio, proveniente da palazzo Doria al Corso, è stato acquisito dal Museo di Palazzo Venezia nel 1961, come "lavoro romano della metà circa del sec. XVII", derivato "da un disegno di Gian Lorenzo Bernini" (Acquisti 1961, p. 364). Quest’ultimo perduto bozzetto berniniano, appartenuto all’antiquario Fallani di Roma, raffigura un vegliardo alato che stringe una falce nella mano destra, mentre sostiene con la mano sinistra un medaglione circolare. Il disegno è stato pubblicato da Fraschetti (1900, pp. 256, 437), da Brauer e Wittkower (1931, pp. 250-251, tav. 113a) e da Panofsky (1975, p. 112, nota 50), che lo ha ricondotto dubitativamente alla composizione di un orologio o di uno specchio. Tali attributi, similmente adeguati alla visualizzazione allegorica della "transitorietà" (Panofsky 1975), compaiono nelle testimonianze grafiche connesse al perduto specchio progettato da Bernini per la residenza romana della regina Cristina di Svezia. All’opera si correlano un disegno autografo della Royal Collection a Windsor Castle (1662 circa; inv. RCIN 905586) e le più tarde riproduzioni del Nationalmuseum di Stoccolma (Montanari 1998, pp. 372-373, figg. 36-37, 39), comprese tra i fogli acquisiti a Roma da Nicodemus Tessin il Giovane fra 1687 e 1688 (Olin 2009, pp. 13-14, 16, 18, 23, fig. 1). Uno di questi (inv. NMH THC 1136), di anonimo autore, rappresenta uno specchio sostenuto da due tritoni e disvelato dalla figura di Crono in volo, recante nella mano sinistra una falce e un orologio circolare (Olin 2009). Sul tema intervengono Fagiolo dell’Arco (1967, pp. 145, 243, fig. 74) e Fusconi (1986, n. 37, pp. 49, 110), che tra i disegni attribuiti all’ambito berniniano individua una serie di studi riferibili all’elaborazione di un orologio sorretto dalla figura di «Saturno-Crono», in linea con una tipologia esemplarmente rappresentata dal bronzetto del Museo di Palazzo Venezia. 
Come noto, l’attività progettuale dedicata da Gian Lorenzo Bernini alle arti decorative spazia dall’ebanisteria all’arte tessile, dall’argenteria alla fusione in bronzo, coinvolgendo fattivamente la cerchia dei suoi più stretti collaboratori (Petrucci 2017, pp. 341-364). Un disegno raffigurante il Tempo di Giovanni Battista Gaulli, conservato nel Cabinet des Dessins del Musée du Louvre (inv. 9515), è accostato da Peter Dreyer (1976, p. 212, nota 11) a un piccolo bronzo, di medesimo soggetto, posto su di un orologio di Giovan Battista Foggini (in collezione privata) elaborato in ebano e pietre dure. La scultura è stata quindi attribuita da Jennifer Montagu a un "seguace non italiano del Bernini" (Dreyer 1988, p. 164), poi identificato in Balthasar Permoser (1651-1732) dallo stesso Dreyer, che data l’opera entro il 1689. Lo studioso assegna allo scultore tedesco anche il bronzetto del Museo di Palazzo Venezia, affine all’esemplare fiorentino per la connotazione fisiognomica, per la dinamica posizione del corpo sospeso nel volo e per la soluzione dell’ampio panneggio ritorto in funzione di piedistallo (Cannata 2011, p. 181). Tali caratteri compositivi ricorrono nel Crono lapideo elaborato da Permoser intorno al 1690 per la Brauerschen Haus di Dresda (Dreyer 1988, p. 164), opera documentata da un disegno ottocentesco di Adolf von Menzel nel Kupferstichkabinett di Berlino (inv. SZ Menzel N 142; Asche 1978, p. 58, fig. 121). Se ne trova un riflesso nella figura del Tempo posta alla sommità di un orologio bronzeo dubitativamente ricondotto al progetto di Johann Paul Schor (González-Palacios 1984, I, p. 153) e in un bronzetto pressoché coevo raffigurante Saturno che divora i suoi figli conservato nella Galleria Nazionale dell’Umbria, forse originariamente destinato a decorare un orologio (Santi 1985, p. 250). L’ampia condivisione di modelli iconografici desunti dal repertorio di Gian Lorenzo Bernini, per quanto attiene alla decorazione di strumenti adibiti al computo del tempo, è comprovata da un orologio realizzato a Genova da Giovanni Pietro Callin nell’ottavo decennio del Seicento, dipinto sul quadrante da Giovanni Battista Gaulli con Il Tempo svela la Verità e mette in fuga la Menzogna (Ceretti 2021, n. 25, pp. 174-177). La composizione pittorica – tratta dai progetti berniniani per l’omonimo gruppo scultoreo di cui resta la Verità nella Galleria Borghese (Ceretti 2021, p. 174) – ricorre, variamente modulata, sulla mostra di un orologio notturno elaborato a Firenze dalle botteghe granducali intorno al 1680 (Lenner 2005, n. 204, p. 496). La contestualizzazione dell’orologio del Museo di Palazzo Venezia in epoca barocca è stata respinta da Valeriani (1997, p. 250), che ha individuato il bronzetto in una riproduzione fotografica (1873) degli oggetti realizzati nella fonderia romana dell’argentiere Giuseppe Salvi, subentrato agli Spagna nella conduzione della bottega che nel Settecento appartenne ai Valadier (Valeriani 1997, pp. 248-250). Costituito dall'assemblaggio di singole parti fuse separatamente, il bronzetto romano venne composto per una esclusiva visione frontale (Cannata 2011, p. 182). Tale osservazione è suffragata dalla generale "trascuratezza" del verso e dalla sproporzione dell’avambraccio che regge l’orologio di sostituzione, fermato da un perno alla teca con cornice baccellata che racchiude il quadrante (Cannata 2011).

Daria Gastone

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Discreto. Ossidazione, perdita di doratura, meccanismo di sostituzione.

Roma, Palazzo Doria al Corso, 1961.

ICCD OA, NCTN 1200865050, compilatore Dell’Ariccia A., 2004.

Fraschetti Stanislao, Il Bernini, la sua vita, la sua opera, il suo tempo, Milano 1900, pp. 256, 437;
Brauer Heinrich, Wittkover Rudolf, Die Zeichnungen des Gianlorenzo Bernini, Berlin 1931, pp. 250-251, tav. 113a;
Acquisti dei Musei e Gallerie dello Stato, in «Bollettino d’arte», XLVI, 1961, IV, pp. 358-367;
Fagiolo dell’Arco Maurizio, Fagiolo dell’Arco Marcello, Bernini una introduzione al gran teatro del barocco, Roma 1967, pp. 145, 243, fig. 74;
Panofsky Erwin, Studi di iconologia. I temi umanistici nell’arte del Rinascimento, Torino 1975, p. 112, nota 50;
Dreyer Peter, Ein unbekanntes Uhrengehäuse aus den Florentiner Werkstätten um 1700, in Kunst des Barock in der Toskana, München, 1976, pp. 208-212, nota 11;
Asche Sigfried, Balthasar Permoser leben und werk, Berlin 1978, p. 58, fig. 121;
González-Palacios Alvar, Il tempio del gusto. Le arti decorative in Italia fra classicismi e barocco. Roma e il Regno delle due Sicilie, I, Milano 1984, p. 153;
Santi, in Santi Francesco, Galleria Nazionale dell’Umbria. Dipinti, sculture e oggetti dei secoli XV-XVI, Roma 1985, p. 250, n. 264;
Fusconi, in Fusconi Giulia, Disegni decorativi del barocco romano, catalogo della mostra (Roma, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Villa la Farnesina alla Lungara, 22 maggio-14 luglio 1986), Roma 1986, pp. 49, 110, n. 37;
Dreyer, in Giusti Annamaria (a cura di), Splendori di pietre dure. L’arte di Corte nella Firenze dei Granduchi, catalogo della mostra (Firenze, Sala Bianca di Palazzo Pitti, 21 dicembre 1988-30 aprile 1989), Firenze 1988, pp. 164-165, n. 39;
Valeriani Roberto, Gli Spagna. La fine della bottega, in González-Palacios Alvar (a cura di), L’oro di Valadier. Un genio nella Roma del Settecento, catalogo della mostra (Roma, Villa Medici, 29 gennaio-8 aprile 1997), Roma 1997, pp. 246-251;
Montanari Tomaso, Bernini e Cristina di Svezia. Alle origini della storiografia berniniana, in Angelini Alessandro (a cura di), Gian Lorenzo Bernini e i Chigi tra Roma e Siena, Siena 1998, pp. 331-477, figg. 36-37, 39;
Lenner, in Brusa Giuseppe (a cura di), La misura del tempo. L’antico splendore dell’orologeria italiana dal XV al XVIII secolo, catalogo della mostra (Trento, Castello del Buonconsiglio, 25 giugno-6 novembre 2005), Trento 2005, p. 496, n. 204;
Olin Martin, Disegni romani per mobili barocchi nella collezione Tessin del Museo Nazionale di Stoccolma, in Debenedetti Elisa (a cura di), Collezionisti, disegnatori e teorici dal Barocco al Neoclassico, vol. 25, Roma 2009, pp. 13-28,  fig. 1;
Cannata, in Cannata Pietro, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. Sculture in bronzo, Roma 2011, pp. 180-182, n. 206;
Petrucci Francesco, Bernini inventore. Disegni berniniani per arti decorative, in Ebert-Schifferer Sybille, Marder Tod A., Schütze Sebastian (a cura di), Bernini disegnatore: nuove prospettive di ricerca, Roma 2017, pp. 341-364;
Ceretti, in Galli Lavinia (a cura di), La forma del Tempo, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 13 maggio 2020-27 settembre 2021), Milano 2021, pp. 174-177, n. 25.

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