Cofanetto

Bottega dei temi morali e amorosi Primo quarto del XVI secolo

Il cofanetto, esempio di produzione seriale di una bottega soprannominata “dei temi morali e amorosi” per via dei motivi decorativi ricorrenti che caratterizzano i prodotti di questa manifattura dell’Italia nord orientale, si colloca nel primo quarto del XVI secolo. È rivestito da rilievi in pastiglia, che rappresentano episodi tratti dalla storia romana, modelli edificanti per il committente privato cui il prezioso oggetto era destinato.

Il cofanetto, esempio di produzione seriale di una bottega soprannominata “dei temi morali e amorosi” per via dei motivi decorativi ricorrenti che caratterizzano i prodotti di questa manifattura dell’Italia nord orientale, si colloca nel primo quarto del XVI secolo. È rivestito da rilievi in pastiglia, che rappresentano episodi tratti dalla storia romana, modelli edificanti per il committente privato cui il prezioso oggetto era destinato.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Cofanetto Autore: Bottega dei temi morali e amorosi Data oggetto: Primo quarto del XVI secolo Materiale: Legno dorato, Pastiglia, Ferro battuto Dimensioni: altezza 8 cm; larghezza 11 cm
Tipologia: Arredi Acquisizione: 1933 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 7752

Il cofanetto, dotato di coperchio a ribalta con serratura, ha struttura a base rettangolare identica a quella degli invv. 5202 e 7016: sono tutti prodotti di una medesima manifattura, pur vantando provenienze diverse. Il nostro esemplare, in particolare, proviene dalla Collezione Wurts ed è giunto all’attuale collocazione per il lascito di Henriette Tower Wurts (1933), moglie del diplomatico statunitense George Wurts.
L’opera è costruita in legno leggero dorato (con brunitura e punzonatura puntiforme eseguita a rotella), ricoperto da decorazioni a rilievo in pastiglia, che interessano anche i quattro piedi angolari “a cipolla”. Le decorazioni presenti su questi ultimi e sulle modanature aggettanti sono composte da motivi vegetali a foglie e palmette. Sui quattro lati un’incorniciatura architettonica è resa attraverso pilastri angolari con fusti decorati da candelabre e capitelli che reggono un architrave continuo. Gli spazi così delimitati sono occupati dalla rappresentazione di episodi tratti dalla storia romana e in un caso dalla tradizione biblica: Claudio e Virginia (sul fronte); Giuditta con la testa di Oloferne (sul lato sinistro); Marco Curzio che si getta nella voragine (sul lato destro); il Supplizio di Attilio Regolo nella botte (sul lato posteriore). Tali soggetti dovevano corrispondere al gusto del committente privato cui il prezioso manufatto era destinato e che se ne serviva per riporre piccoli oggetti d’uso. L’interpretazione della scena frontale non è univoca: accanto alla proposta di leggervi una scena della Storia di Virginia (Hermanin 1948), qui accolta, era stata anche avanzata l’idea che potessero esservi raffigurati gli episodi di Traiano e la vedova (De Winter 1984) e della Continenza di Scipione (Pommeranz 1995; Bortolotto 2006, p. 9). Il coperchio, sormontato da una semisfera schiacciata e culminante in un pomello, presenta due cornici a ghirlanda concentriche e altri motivi fitomorfi: negli spazi di risulta laterali vi sono cherubini entro ghirlande, fiancheggiati da uccelli e draghi volanti.
Attribuito inizialmente all’ambito veneziano insieme agli altri citati numeri della serie (Hermanin 1948, p. 382), il pezzo in esame è stato in seguito assegnato alla cosiddetta Bottega dei temi morali e amorosi, nome convenzionale creato per identificare un’operosa manifattura che si contraddistinse per la produzione di cofanetti decorati soprattutto con motivi edificanti e scene d’amore, resi con “large and readable forms“ (De Winter 1984, p. 36, cat 106): alla bottega – allora considerata veneziana, per via dell’utilizzo ricorrente di materiali tipici, come l’ontano – era riferita tutta la serie già identificata dalla critica precedente, a eccezione dell’inv. 10171, che vanta una vicenda attributiva diversa (si veda la scheda corrispondente). Dopo nuovi interventi, che hanno tentato senza successo di legare precisamente questa produzione ad alcuni centri quali Venezia, Ferrara e Padova, oggi si tende a riferirla genericamente all’Italia nord orientale, come è confermato anche dal rinvenimento di alcune testimonianze documentarie, che attestano una significativa circolazione di simili prodotti a livello locale (Ceccarelli 2009, p. 371).

Lorenzo Mascheretti

Scheda pubblicata il 12 Giugno 2025

Buono.

Sul fondo, a mano libera, su etichetta «1040»;
sul fondo, a mano libera, direttamente sul legno «5730» e «41030».

Roma, Collezione di George Washington Wurts ed Henrietta Tower;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, donazione di Henrietta Tower Wurts, 1933.

Hermanin Federico, Il Palazzo di Venezia, Roma 1948, p. 382;
De Winter Patrick M., A Little-known Creation of Renaissance Decorative Arts: The White Lead Pastiglia Box, in «Saggi e Memorie di Storia dell’Arte», 14, 1984, pp. 7-42;
Pommeranz Johannes, Pastigliakästchen. ein Beitrag zur Kunst- und Kulturgeschichte der italienischen Renaissance, Münster 1995, pp. 189-190, cat. 232;
Bertolotto Claudio (a cura di), Un cofanetto del Rinascimento nel Castello di Adelaide di Susa, catalogo della mostra (Susa, Castello della contessa Adelaide, 16 settembre-29 ottobre 2006), Rivoli 2006;
Ceccarelli Tiziana, I cofanetti in pastiglia istoriati del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia in Roma. Nuove ipotesi sul “Cofanetto di Tivoli”, in Venturi Gianni, Cappelletti Francesca (a cura di), Gli dei a corte. Letteratura e immagini nella Ferrara estense, Firenze 2009, pp. 361-391.

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