Ciotolina carenata e biansata

Ambito laziale Basso Medioevo

Ciotolina carenata e biansata su piccolo piede svasato; presenta un orlo verticale e indistinto con anse verticali a sezione ovale contrapposte. La ciotolina risulta restaurata con integrazione mimetica su parte dell’orlo ed è dipinta sotto vetrina. Mentre infatti la parete interna appare priva di decorazioni, quella esterna è caratterizzata da bande verticali parallele profilate in bruno e campite in verde. 

Ciotolina carenata e biansata su piccolo piede svasato; presenta un orlo verticale e indistinto con anse verticali a sezione ovale contrapposte. La ciotolina risulta restaurata con integrazione mimetica su parte dell’orlo ed è dipinta sotto vetrina. Mentre infatti la parete interna appare priva di decorazioni, quella esterna è caratterizzata da bande verticali parallele profilate in bruno e campite in verde. 

Dettagli dell’opera

Denominazione: Ciotolina carenata e biansata Ambito Ambito laziale Data oggetto: Basso Medioevo Materiale: Ceramica Tecnica: Invetriatura stannifera Dimensioni: altezza 5,7 cm; diametro 7,7 cm
Tipologia: Ceramiche Acquisizione: 1950 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 1321 Altri numeri LA 30; PP 50

Ciotolina carenata e biansata su piccolo piede svasato; presenta un orlo verticale e indistinto con anse verticali a sezione ovale contrapposte. La ciotolina risulta restaurata con integrazione mimetica su parte dell’orlo ed è dipinta sotto vetrina. Mentre infatti la parete interna appare priva di decorazioni, quella esterna è caratterizzata da bande verticali parallele profilate in bruno e campite in verde. 
Il reperto fa riferimento alla classe della cosiddetta ceramica o maiolica laziale con la quale si indica un gruppo di ceramiche rivestite di produzione romana e laziale che precedette la Maiolica Arcaica. Tra il tardo XII secolo e il successivo si assiste infatti all’avviarsi di una serie di produzioni da mensa che velocemente sostituiscono le classi precedenti.  A Roma queste classi hanno caratteristiche ben definite quali un rivestimento vetroso a base stannifera, la prevalenza delle forme chiuse su quelle aperte e l’assenza di una fase iniziale di avvio della produzione che si configura infatti da subito come ben definita da un punto di vista morfologico e stilistico. In una prima fase, collocabile nella prima metà del XIII secolo, le decorazioni vengono tracciate in tricromia (verde ramina, bruno manganese e giallo ferraccia) e le forme maggiormente frequenti sono le brocche globulari con beccuccio applicato. In questa prima fase sembrerebbe ipotizzabile una produzione all’interno delle botteghe precedentemente preposte alla creazione di ceramica dipinta in rosso, con la quale, in effetti, i reperti di maiolica laziale hanno molto in comune. In una seconda fase il giallo ferraccia delle decorazioni tende a scomparire e i profili delle brocche si allungano e restringono. Unitamente a ciò le decorazioni si fanno più sintetiche e lineari in associazione a un maggior numero di rinvenimenti. Sembra pertanto probabile che all’aumentare della domanda la produzione fosse obbligata a velocizzarsi provocando la semplificazione delle decorazioni. Nella prima metà del XIV secolo la produzione scompare probabilmente in concomitanza all’avviarsi della produzione di Maiolica Arcaica a opera di maestranze umbro-laziali. 
Le ciotoline carenate e biansate erano principalmente adoperate per bere ma potevano anche contenere salse in cui intingere verdure crude e focacce, frutta cotta o dolcetti. Forme simili con lievi varianti morfologiche si riscontrano sino alla fine del XIV secolo quando lo svilupparsi della carenatura rende maggiormente agevole la presa del contenitore con le mani rendendo inutili le anse che quindi scompaiono. 

Beatrice Brancazi

Scheda pubblicata il 12 Febbraio 2025

Il contenitore presenta un discreto stato di conservazione, ma risulta restaurato con integrazione mimetica su parte dell'orlo. 

Il reperto appartiene alla collezione di Giulio Del Pelo Pardi che consta di circa 180 esemplari e venne costituita nel corso dei primi decenni del Novecento. Del Pelo Pardi, legato da profonda amicizia a Pericle Perali e Gaetano Ballardini – due figure essenziali nella scoperta, nello studio e nel tentativo di conservazione delle ceramiche antiche in quegli anni – venne da questi probabilmente influenzato nella volontà di raccogliere e conservare materiali che venivano copiosamente saccheggiati dal suolo orvietano per essere venduti sul mercato nero internazionale. Nel 1950 Del Pelo Pardi donò la propria collezione, corredata da un catalogo dattiloscritto redatto da Perali, al Museo di Palazzo Venezia dove se ne persero presto le tracce; fortunatamente tuttavia negli anni novantadel Novecento, nel corso di una ricognizione volta al recupero e al censimento dei materiali del magazzino del museo, la collezione venne recuperata e ipotizzata come tale. Il paziente lavoro di restauro dei frammenti, durato in tutto quattro anni, ha confermato tale ipotesi restituendo un’incredibile varietà di maiolica orvietana pubblicata in Sconci 2000. 

Mazzucato Otto, Indagini su una forma. La ciotola romana del primo Quattrocento, Roma 1982;
Whitehouse David, Introduzione allo studio della ceramica medievale orvietana, in Satolli Alberto (a cura di), La ceramica orvietana degli anni Venti, Orvieto 1983, p. 11, forma 7c.
Satolli Alberto, La tradizione ceramica a Orvieto, Orvieto 1995, p. 75, nn. 21-22; p. 76, n. 23; 
Sconci Maria Selene (a cura di), Oltre il frammento: forme e decori della maiolica medievale orvietana. Il recupero della collezione Del Pelo Pardi, Roma 2000, p. 130, n. 89; 
Ricci Marco, Vendittelli Laura, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi, ceramiche medievali e moderne. 1. Ceramiche medievali e del primo rinascimento (1000-1530), Roma 2010, pp. 47-75. 

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