Cavallo al trotto
Pietro Tacca 1600-1610 circa
La scultura raffigura un cavallo al trotto assimilabile alla razza andalusa. Il bronzetto, attribuito a Pietro Tacca e databile al primo decennio del Seicento, va accostato alla tipologia di cavalcatura impiegata nei principali monumenti equestri realizzati dallo scultore, talvolta da modelli del suo maestro Giambologna. Oltre al destriero dei ritratti equestri di Ferdinando I de’ Medici e Filippo III di Spagna, il bronzetto si confronta con il cavallo descritto dal pittore Ludovico Cardi detto il Cigoli in un disegno preparatorio per il distrutto monumento di Enrico IV di Francia.
La scultura raffigura un cavallo al trotto assimilabile alla razza andalusa. Il bronzetto, attribuito a Pietro Tacca e databile al primo decennio del Seicento, va accostato alla tipologia di cavalcatura impiegata nei principali monumenti equestri realizzati dallo scultore, talvolta da modelli del suo maestro Giambologna. Oltre al destriero dei ritratti equestri di Ferdinando I de’ Medici e Filippo III di Spagna, il bronzetto si confronta con il cavallo descritto dal pittore Ludovico Cardi detto il Cigoli in un disegno preparatorio per il distrutto monumento di Enrico IV di Francia.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Il bronzetto raffigura un cavallo al trotto e lo spiccato naturalismo che emerge dall’osservazione dell’andatura si palesa anche nella precisa descrizione della razza equina, assimilabile alla tipologia del cosiddetto cavallo andaluso; l’animale, atletico e slanciato nella muscolatura, si caratterizza per le forme tondeggianti della groppa e, soprattutto, per il distintivo muso piccolo e dal profilo subconvesso. Non deve stupire, d'altronde, la presenza in Italia di equini di provenienza iberica, spesso inviati dalla corona spagnola come doni diplomatici specialmente apprezzati alla corte dei granduchi fiorentini (Falomir 2013, p. 13).
L’attribuzione del Cavallo a Pietro Tacca (1577-1640), allievo ed erede di Giambologna, si deve alla precoce intuizione di Ludwig Pollak (1922, p. 98, n. 67) che aveva riconosciuto l’autore della scultura quando questa si trovava ancora nella collezione romana di Alfredo Barsanti, dalla cui raccolta, nel 1934, è poi pervenuta presso il Museo di Palazzo Venezia (Fiaschi 1923, pp. 14-15; poi Hermanin 1948, p. 303).
Il rapporto del bronzetto con una cultura improntata a Giambologna era implicitamente avallato anche da Antonino Santangelo (1954, p. 51) il quale, però, propendeva per l’assegnazione dell’opera ad Adriaen de Vries, documentato nella bottega del maestro fiammingo già dalla prima metà degli anni ottanta del Cinquecento. In tempi più recenti anche Pietro Cannata (2011, pp. 82-83, n. 88) ha evidenziato la dipendenza del bronzetto qui in esame dai modelli dei ritratti equestri commissionati a Giambologna ma prevalentemente eseguiti da Tacca, specialista della toreutica monumentale e di questo particolare genere scultoreo (Gasparotto 2006, pp. 89-105; Zikos 2007, pp. 55-73).
Nonostante le differenze dimensionali, il Cavallo del Museo di Palazzo Venezia è assimilabile alla tipologia di cavalcatura gettata nel 1602 per il Ritratto equestre di Ferdinando I de’ Medici (Firenze, piazza della Santissima Annunziata) e, anche, al destriero fuso entro il 1608 per il Ritratto equestre di Filippo III di Spagna (Madrid, Plaza Mayor; la realizzazione delle statue dei cavalieri, fuse separatamente, segue di circa un triennio il completamento dei cavalli; Zikos 2007, pp. 62-65). Inoltre, stando alla composizione tramandata da uno studio preparatorio attribuito a Ludovico Cardi detto il Cigoli (Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, inv. 970F), anche il destriero gettato nel 1607 per il perduto monumento equestre di Enrico IV di Francia sembra accostabile al bronzetto in esame; nel foglio, oltre che nella generale postura e nella conformazione della cavalcatura, si riscontrano spiccate consonanze nel disegno della criniera che ricade lungo il profilo destro dell’animale (Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, inv. 970F; Monaci Moran 2007, p. 158).
La datazione del bronzetto andrebbe collocata entro il primo decennio del Seicento, dal momento che le riflessioni di Tacca sul tema del cavallo al trotto sembrano concentrarsi in questa fase, cioè prima di impegnarsi nell'elaborazione del modello di destriero impennato (detto “alla corvetta“) già previsto intorno al 1615-1618 per il Ritratto equestre di Luigi XIII (Firenze, Museo Nazionale del Bargello; Montigiani 2007, pp. 166-167, n. 19).
L’assenza di notizie documentarie e l'appartenenza dell'opera a una produzione copiosa e seriale complicano, però, la definizione certa della cronologia e dell’autografia; difatti, i modelli di Giambologna disponibili nella bottega in Borgo Pinti, ereditata da Pietro Tacca, furono impiegati anche dal figlio dello scultore, Ferdinando Tacca. Anche altri allievi del maestro fiammingo, come Antonio e Giovan Francesco Susini, si erano dedicati al genere del bronzetto equestre reimpiegando spesso i modelli dei cavalli (o delle armature dei cavalieri) e sostituendo, all’occorrenza, le sole teste dei ritrattati (Montagu 1965, p. [67]).
Il Cavallo in esame va inserito in un corpus di almeno cinque esemplari consimili. Una fusione di elevata qualità, in bronzo dorato, è oggi nelle collezioni del Rijksmuseum di Amsterdam (inv. BK-16507; Verber 2005, pp. 82-83, n. 23). Un bronzetto, dalla patina bruna, è conservato presso i depositi delle Gallerie Estensi di Modena (inv. 2223; cfr. E. Corradini, in Sovrane passioni 1998, p. 478). Un esemplare era già presso la galleria londinese di Daniel Katz (Verber2005, pp. 82-83, n. 23, fig. 23a) mentre un altro, di qualità appena inferiore alle elencate fusioni, è transitato sul mercato antiquario americano (New York, Doyle, Important English and Continental 2003, 22 gennaio, n. 167). Il Cavallo al trotto del Museo di Palazzo Venezia si distingue per la buona qualità della fusione e per l’accurata rinettatura delle superfici; le rifiniture sono specialmente evidenti nel trattamento delle vene pulsanti che scorrono lungo l’addome dell’animale e, anche, nella nitida cesellatura della criniera che, a differenza degli altri bronzetti noti, presenta in questo esemplare sei piccoli fori di identico diametro. Quanto alla funzione dei buchi, sicuramente non di natura tecnica, è ipotizzabile che questi fossero innesti per una decorazione dei crini come, ad esempio, fiocchi ornamentali fusi separatamente (già Pollak 1922, p. 98, n. 67).
Gerardo Moscariello
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Buono. Patina bruna ben conservata, minime tracce di una vernice nera non pertinente.
Provenienza
Roma, Collezione Alfredo Barsanti, ante 1934.
Bibliografia
Pollak Ludwig, Raccolta Alfredo Barsanti. Bronzi italiani (Trecento - Settecento), Roma 1922, p. 98, n. 67;
Fiaschi Vico, Piccoli bronzi attributi a Pietro Tacca, in «Il marmo nell’arte, nell’industria, nel commercio (Rassegna Apuana)», 3, 1923, pp. 14-15, p. 10, fig. 4;
Hermanin Federico, Il Palazzo di Venezia, Roma 1948, p. 303;
Museo di Palazzo Venezia. Catalogo delle sculture, Santangelo Antonino (a cura di), Roma 1954, p. 51;
Montagu Jennifer, Bronzes, London 1965;
Torriti Piero, Pietro Tacca da Carrara, Genova 1984 [1975], p. 87, n. 29;
Bentini Jadranka (a cura di), Sovrane passioni. Le raccolte d’arte della Ducale Galleria Estense, catalogo della mostra (Modena, Galleria e Museo Estense, 3 ottobre-13 dicembre 1998), Milano 1998;
Scholten Fritz, Verber Monique (a cura di), From Vulcan’s forge. Bronzes from the Rijksmuseum, Amsterdam 1450-1800, catalogo della mostra (Londra, Daniel Katz ltd., 15 novembre-16 dicembre 2005; Vienna, Liechtenstein-Museum, 7 aprile-3 luglio 2006), London 2005;
Verber, in Scholten Fritz, Verber Monique (a cura di), From Vulcan’s forge. Bronzes from the Rijksmuseum, Amsterdam 1450-1800, catalogo della mostra (Londra, Daniel Katz ltd., 15 novembre-16 dicembre 2005; Vienna, Liechtenstein-Museum, 7 aprile-3 luglio 2006), London 2005, pp. 82-83, n. 23, fig. 23a;
Gasparotto Davide, Cavalli e cavalieri. Il monumento equestre da Giambologna a Foggini, in Paolozzi Strozzi Beatrice, Zikos Dimitrios (a cura di), Giambologna. Gli dei, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2 marzo-15 giugno 2006), Firenze 2006, pp. 88-105;
Falletti Franca (a cura di), Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, catalogo della mostra (Carrara, Centro Internazionale delle Arti Plastiche, 5 maggio-19 agosto 2007), Firenze 2007;
Monaci Moran, in Falletti Franca (a cura di), Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, catalogo della mostra (Carrara, Centro Internazionale delle Arti Plastiche, 5 maggio-19 agosto 2007), Firenze 2007, p. 158;
Montignani, in Falletti Franca (a cura di), Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, catalogo della mostra (Carrara, Centro Internazionale delle Arti Plastiche, 5 maggio-19 agosto 2007), Firenze 2007, pp.166-167, n. 19;
Zikos Dimitrios, “Ars sine scientia nihil est”. Il contributo di Pietro Tacca al bronzo italiano, in Falletti Franca (a cura di), Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, catalogo della mostra (Carrara, Centro Internazionale delle Arti Plastiche, 5 maggio-19 agosto 2007), Firenze 2007, pp. 55-73;
Cannata Pietro (a cura di), Museo Nazionale di Palazzo Venezia. 3. Sculture in bronzo, Roma 2011, pp. 82-83, n. 88;
Falomir Faus Miguel, Dono italiano e “gusto spagnolo” (1530-1610), in von Bernstorff Marieke, Kubersky-Piredda Susanne (a cura di), L’arte del dono. Scambi artistici e diplomazia tra Italia e Spagna, 1550-1650, Atti del convegno internazionale (Roma, Biblioteca Hertziana, 14-15 gennaio 2008), Cinisello Balsamo 2013, pp. 13-26.










