Ballo di ninfe

Donato Creti 1724-1725

In mostra presso Palazzo Venezia

Nel dipinto, opera sicura di Donato Creti, personalità di spicco del Settecento bolognese, la scena è ambientata in un contesto campestre, caratterizzato da una folta e rigogliosa vegetazione, con un paesaggio montuoso a fare da sfondo. In primo piano un giovane dalle eleganti vesti suona un liuto, accompagnato da un suonatore di zufolo, alla presenza di una fanciulla sdraiata di spalle ai loro piedi. In secondo piano un gruppo di sei ninfe intente a danzare accompagnate da un altro suonatore. Infine, sullo sfondo si scorgono altre figure che parlano tra loro.

Nel dipinto, opera sicura di Donato Creti, personalità di spicco del Settecento bolognese, la scena è ambientata in un contesto campestre, caratterizzato da una folta e rigogliosa vegetazione, con un paesaggio montuoso a fare da sfondo. In primo piano un giovane dalle eleganti vesti suona un liuto, accompagnato da un suonatore di zufolo, alla presenza di una fanciulla sdraiata di spalle ai loro piedi. In secondo piano un gruppo di sei ninfe intente a danzare accompagnate da un altro suonatore. Infine, sullo sfondo si scorgono altre figure che parlano tra loro.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Ballo di ninfe Autore: Donato Creti Data oggetto: 1724-1725 Materiale: Tela Tecnica: Olio su tela Dimensioni: altezza 140 cm; larghezza 115 cm
Tipologia: Dipinti Acquisizione: 1919 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 872

Il dipinto, eseguito da Donato Creti (1671-1749) tra il 1724 e il 1725, è pervenuto al Museo Nazionale di Palazzo Venezia per donazione del principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara nel 1919. Ne è documentata la provenienza dalla collezione del cardinale Tommaso Ruffo (1663-1753), ricca di opere emiliane, descritta dal poeta ferrarese Jacopo Agnelli, che menziona un quadro "rappresentante un ballo di Ninfe, regolato da un Arcade Sonatore, con circa 24 figurine" (Agnelli 1734, p. 48). L’opera fu commissionata dallo stesso Tommaso Ruffo a Creti insieme ad altri due dipinti (La regina di Saba davanti a Salomone e Salomone adora gli idoli, ambedue presso il Musée d’art Roger-Quilliot a Clermont-Ferrand), e soddisfece a tal punto il cardinale da indurlo a concedere al pittore l’onorificenza di cavaliere dello Speron d’Oro; questo avvenne durante il principato di Giovanni Antonio Burrini, dunque nell'anno 1724-1725 (Zanotti 1739, I, p. 71). Quando il cardinale Ruffo nel 1740 fu nominato vicecancelliere della Chiesa, il dipinto insieme alla sua collezione fu portato a Roma e allestito nel palazzo della Cancelleria; qui, nella Galleria delle Cinque Camere viene registrato nell’inventario post mortem del prelato datato 1753, nel quale è descritto come "rappresentante il Ballo di alcune Ninfe con altre figure del Cavalier Creti" (De Angelis 2010, p. 68). La collezione di Tommaso fu ereditata dal nipote Litterio Ruffo, con l’impegno a mantenerla unita e a tramandarla in linea di primogenitura (De Angelis 2010, p. 55). 
L’opera si inserisce pienamente nel filone della cultura arcadica diffusasi nel XVIII secolo, ma nella resa sono evidenti gli echi della tradizione pittorica bolognese, da Francesco Albani a Domenichino a Guido Reni, che Creti apprese presso la bottega di Lorenzo Pasinelli, divenendo uno dei più raffinati pittori del Settecento bolognese, tanto da essere qualificato come il Watteau bolognese. È stata rilevata nel Ballo di ninfe la ripresa di figure presenti in altri dipinti di Creti, come il giovane con il cappello piumato dalla Tomba allegorica di Locke, Boyle, Sydenham della Pinacoteca Nazionale di Bologna (Pittiglio 2005, p. 389) o come la fanciulla distesa che, seppure in controparte, si ritrova nel dipinto con Achille affidato a Chirone delle Collezioni Comunali in Palazzo D’Accursio a Bologna (Ravaioli 2002, p. 59). Inoltre, alcuni disegni di Creti mostrano particolari che possono essere collegati all’ideazione della scena rappresentata, come i tre fogli che si conservano nelle collezioni reali di Windsor Castle in cui, con varianti, si ritrova la coppia di giovani presenti in primo piano (Riccomini 2012, pp. 85-86).

Alessandra Cosmi

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Discreto.

Roma, Palazzo della Cancelleria, collezione del cardinale Tommaso Ruffo, ante 1753; 
Litterio Ruffo, 1753; 
Roma, Vincenzo Ruffo di Motta Bagnara, ante 1802; 
Roma, Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, ante 1919; 
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1919.

Bologna, Palazzo Comunale, Mostra del Settecento bolognese, 1935;
Chicago, Art Institute, Painting in Italy in the Eighteenth Century: Rococo to Romanticism, 24 novembre 1970-10 gennaio 1971;
Bologna, Palazzo Pepoli Campogrande, Pinacoteca Nazionale, L’arte del Settecento emiliano. La pittura. L’Accademia Clementina, 8 settembre-25 novembre 1979;
Torino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo: capolavori di tre secoli di arte italiana, 17 novembre 2002-16 febbraio 2003;
Bologna, Palazzo di Re Enzo, Le stanze della musica. Artisti e musicisti a Bologna dal ‘500 al ‘900, 24 novembre 2002-23 febbraio 2003;
Modena, Foro Boario, Nicolò dell’Abate. Storie dipinte nella pittura del Cinquecento tra Modena e Fontainebleau, 20 marzo-19 giugno 2005.

Agnelli Jacopo, Galleria di pitture dell’Emo, e Rmo Principe signor cardinale Tommaso Ruffo, Ferrara 1734, p. 48: "Il Cavaliere Donato Creti [...] dipinse pure il presente di palmi 7, e 4, rappresentante un ballo di Ninfe, regolato da un Arcade Sonatore, con circa 24 figurine. Al finimento, e all'arte, con cui questa Tela è condotta minutamente appropiasi la lode data a Parrasio, col risalto degl'insegnamenti, che Plinio detta a Pittori [...]";                                                                                                             
Zanotti, Giampietro, Storia dell'Accademia Clementina di Bologna, Bologna 1739, I, p. 71: "[...] un'altro quadro ancora gli fece, che ne storia, ne favola rappresenta, ma un capriccio pittoresco di un ballo di ninfe regolato dal suono d un boschereccio strumento, trattato da un giovane pastore. Questo quadro contiene circa ventiquattro figure, ma sì graziose, e belle, che se ne potrebbe innamorare qualunque è men curante di pittura, e ne fosse anche spregiatore [...]";  
Inventario del cardinale Tommaso Ruffo, 21 febbraio 1753, stilato da Sebastiano Conca e Giovanni Sorbi, Archivio di Stato di Roma, 30 Notai Capitolini, notaio Donato Antonio Lancioni, vol. 3818, f. 379v: "Altro di palmi sei alto, e palmi quattro largo rappresentante il Ballo di alcune Ninfe con altre figure del Cavalier Creti, sc. 500" (De Angelis 2010, p. 68).

Agnelli Jacopo, Galleria di pitture dell’Emo, e Rmo Principe signor cardinale Tommaso Ruffo, Ferrara 1734, p. 48;
Zanotti Giampietro, Storia dell'Accademia Clementina di Bologna, Bologna 1739, I, p. 71;
Longhi Roberto, Zucchini Guido (a cura di), Mostra del Settecento bolognese, catalogo della mostra (Bologna, Palazzo Comunale, 1935), Bologna 1935, p. 34;
Hermanin Federico, Il Palazzo di Venezia, Roma 1948, p. 232;
Catalogo del Gabinetto Fotografico Nazionale. 3. I dipinti del Museo di Palazzo Venezia in Roma, Zeri Federico (a cura di), Roma 1955, p. 6, n. 35;
Roli Renato, Donato Creti (1671-1749), in «Arte antica e moderna», 2, 1959, pp. 328-341;
Roli Renato, Donato Creti, Milano 1967, pp. 41, 96, n. 82;
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Emiliani Andrea (a cura di), L’arte del Settecento emiliano. La pittura. L’Accademia Clementina, catalogo della mostra (Bologna, Palazzo Pepoli Campogrande, Pinacoteca Nazionale, 8 settembre-25 novembre 1979), Bologna 1979, p. 63, n. 112;
Griseri Andreina, Arcadia: crisi e trasformazioni fra Sei e Settecento, in Zeri Federico (a cura di), Storia dell’arte italiana. Cinquecento e Seicento, VI, 1, Torino 1981, pp. 525-590;
Miller Denis, Creti, Donato, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1989, pp. 749-752;
Riccomini Eugenio, Bernardini Carla (a cura di), Donato Creti. Melanconia e perfezione. Le storie di Achille, le Virtù e i chiaroscuri della donazione Collina Sbaraglia al Senato di Bologna, catalogo della mostra (New York, Metropolitan Museum of Art, 27 ottobre 1998-31 gennaio 1999), Milano 1998, p. 25;
Sgarbi Vittorio (a cura di), Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo: capolavori di tre secoli di arte italiana, catalogo della mostra (Torino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, 17 novembre 2002-16 febbraio 2003), Firenze 2002;
Ravaioli, in Medica Massimo (a cura di), Le stanze della musica. Artisti e musicisti a Bologna dal ‘500 al ‘900, catalogo della mostra (Bologna, Palazzo di Re Enzo, 24 novembre 2002-23 febbraio 2003), Cinisiello Balsamo 2002, p. 59;
Pittiglio, in Béguin Sylvie, Piccinini Francesca (a cura di), Nicolò dell’Abate. Storie dipinte nella pittura del Cinquecento tra Modena e Fontainebleau, catalogo della mostra (Modena, Foro Boario, 20 marzo-19 giugno 2005), Cinisello Balsamo 2005, p. 389, n. 171;
De Angelis Maria Antonietta, I dipinti del cardinale Tommaso Ruffo (1663-1753): la quadreria di un alto prelato nella Roma del Settecento, in Debenetti Elisa (a cura di), Collezionisti, disegnatori e pittori dall’Arcadia al Purismo, II, Roma 2010, pp. 53-89;
Riccomini Marco, Donato Creti. Le opere su carta. Catalogo ragionato, Torino 2012, pp. 28, 33, 85-86, nn. 11.10, 22.7, 96.3-96.5;
Pavone Mario Alberto, Il gusto del collezionista attraverso il giudizio dell’Agnelli, in Pavone Mario Alberto (a cura di), Il collezionismo del cardinale Tommaso Ruffo tra Ferrara e Roma, Roma 2013, pp. 7-19.

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