Bacco e Arianna
Bartolomeo Cavaceppi Seconda metà del XVIII secolo
La terracotta, modellata da Bartolomeo Cavaceppi, è una copia di formato ridotto del gruppo antico generalmente interpretato come Bacco e Arianna. Le due divinità sono rappresentate abbracciate nell’atto di camminare mentre si guardano. Entrambe le teste sono cinte di un serto di foglie di vite con grappoli d’uva. Le vesti leggere, segnate da pieghe di diversa profondità, lasciano intravedere i corpi.
La terracotta, modellata da Bartolomeo Cavaceppi, è una copia di formato ridotto del gruppo antico generalmente interpretato come Bacco e Arianna. Le due divinità sono rappresentate abbracciate nell’atto di camminare mentre si guardano. Entrambe le teste sono cinte di un serto di foglie di vite con grappoli d’uva. Le vesti leggere, segnate da pieghe di diversa profondità, lasciano intravedere i corpi.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
La scultura qui analizzata è parte di un gruppo di terrecotte provenienti dalle raccolte di Bartolomeo Cavaceppi (1716-1799), che conservava nel suo studio modelli di famosi maestri e copie dall’antico, con diverse finalità. Il suo atelier, in via del Babuino, ricoprì un ruolo cardine nella comunità artistica romana, specializzandosi nel commercio di antichità (Piva 2010, pp. 59-64). Cavaceppi fu legato a illustri personaggi, tra i quali Johann Joachim Winckelmann, di cui abbracciò gli ideali estetici, trasferendoli nella pratica delle integrazioni dei marmi antichi. Riconosciuto come il più famoso restauratore dell’epoca, diede alle stampe un’importante pubblicazione, intitolata Raccolta di antiche Statue (1768-1769) in cui furono rappresentati alcuni suoi lavori (Meyer, Piva 2011).
Lo scultore alla sua morte lasciò "fino all’ultimo chiodo e la minima scaglia" all’Accademia di San Luca con l’intento che i suoi numerosi modelli e le sculture fossero utilizzati nella formazione dei giovani. Dopo una causa nei confronti della stessa istituzione romana iniziata dai parenti dell’artista, parte delle sculture furono acquistate dalla famiglia Torlonia (Gasparri, Ghiandoni 1994). Le terrecotte, copie dall’antico, ritenute forse meno interessanti, alla fine del XIX secolo furono immesse sul mercato romano e quindi acquistate dal tenore Evangelista (detto Evan) Gorga, appassionato collezionista (Collezioni Gorga 1948; Cionci 2004). Successivamente, grazie a un accordo tra il cantante e il Ministero della Pubblica istruzione, nel 1949 entrarono a far parte delle raccolte del Museo di Palazzo Venezia venendo collocate nei depositi, per essere “riscoperte” e quindi poi giustamente ricondotte a Cavaceppi nel 1990 (Barberini 1994a, pp. 79-84).
La terracotta è una copia di dimensioni minori del gruppo identificato come Bacco e Arianna (Barberini 1994b, p. 106, n. 21), che ebbe un largo apprezzamento nel corso del Settecento. Sono note infatti moltissime copie in diversi materiali tra cui il bronzo, eseguite dalla manifattura dei Righetti o dei Zoffoli, e il marmo, come per esempio quelle scolpite (1771) da Carlo Albacini, allievo di Cavaceppi. Le copie del gruppo appaiono spesso in pendant con l’Amore e Psiche del Museo Capitolino (Haskell, Penny 1984, pp. 172-173), uniti e collegati per il tema della tenerezza e dell’amore.
Il marmo originale è una rielaborazione di alcuni frammenti antichi (forse Bacco o Priapo con una Menade) ritrovati in una data imprecisata e pesantemente reintegrati. Una volta restaurato venne venduto da Thomas Jenkins, mercante inglese operante a Roma, inizialmente a William Henry duca di Gloucester (fratello del re d’Inghilterra Giorgio III) e poi al collezionista James Hugh Smith Barry per Marbury Hall, sua residenza (Giometti 2011).
González-Palacios (2008, p. 17) ha proposto di individuare proprio Cavaceppi come l’autore del restauro interpretativo dei pezzi antichi, e la terracotta qui analizzata, quindi, potrebbe essere il modello per il completamento del marmo.
L’opera, come altre terrecotte appartenenti alla collezione dello scultore, presenta delle crocette a matita in punti strategici del volto (come naso, mento e guance) e sulle pieghe delle vesti, indispensabili riferimenti per tradurre il modello nel marmo, con l’aiuto di compassi e telai, metodo usato diffusamente dai copisti romani. La presenza di questi elementi fa pensare che questa terracotta sia semplicemente uno strumento di lavoro per eseguire una di quelle copie dall’antico per cui il laboratorio dello scultore era famoso.
La grandezza di questa scultura (54 cm, nel Settecento due palmi romani), inoltre, corrisponde a un formato già utilizzato in altri modelli, come ad esempio per la Flora Capitolina (Museo Nazionale di Palazzo Venezia, inv. 13393), caratteristico delle copie ridotte delle opere antiche destinate a essere impiegate come complementi di lusso negli arredi. Con la terracotta tratta dal marmo dei Musei Capitolini l'opera in esame condivide anche la valutazione di "5 scudi" assegnata da Vincenzo Pacetti nell’inventario dei modelli presenti nello studio Cavaceppi del 1802 (B.I.A.S.A., Manoscritto Lanciani 5, f. 60r, n. 73, citato in Barberini 1994b, p. 106, n. 21).
Valeria Rotili
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Mediocre. La terracotta presenta diverse mancanze. Sono andate perdute la mano destra di Bacco e quella sinistra di Arianna, insieme a parte del panneggio della sua veste.
Sono presenti numerose stuccature. La base è divisa a metà da una frattura netta, risarcita con una stuccatura a tono, scurita nel tempo.
Restauri e analisi
Stuccature eseguite dopo il 1994.
Provenienza
Roma, Collezione Cavaceppi, 1800;
Collezione Torlonia, 1800;
Roma, Collezione Evangelista (Evan) Gorga, 1949;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1949.
Esposizioni
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Bartolomeo Cavaceppi (1717-1719), 15 gennaio-15 marzo 1994, cat. 21.
Fonti e documenti
Roma, B.I.A.S.A., Manoscritto Lanciani 5, Cataloghi della Collezione Cavaceppi, 1802-1810, f. 60r, n. 73;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Archivio, Inventari, libro IX, 77v.
Bibliografia
Collezioni Gorga. Raccolte archeologiche e artistiche, Roma 1948;
Haskell Francis, Nicholas Penny, L’antico nella storia del gusto. La seduzione della scultura classica 1500-1900, Torino 1984;
Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, in «Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte», XVI, 1993 (1994);
Barberini Maria Giulia, “Delli modelli che si trovano nello studio Cavaceppi”. Le terrecotte del Museo di Palazzo Venezia, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994, pp. 79-84 (Barberini 1994a);
Barberini, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994 p. 95, n. 10 (Barberini 1994b);
Cionci Andrea, Il tenore collezionista. Vita, carriera lirica e collezioni di Evan Gorga, Firenze 2004;
Piva Chiara, Bartolomeo Cavaceppi tra mercato e restauro, in Carolina Brook, Curzi Valter (a cura di), Roma e l’antico. Visione e Realtà nel '700, catalogo di mostra (Roma, Fondazione Roma 30 novembre 2010-06 marco 2011), Genève 2010, pp. 59-64.
Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. 4. Sculture in terracotta, Roma 2011, p. 112, cat. 123;
Meyer Susanne Adine, Piva Chiara, L’arte di ben restaurare. La "Raccolta d’antiche statue" (1768-1772) di Bartolomeo Cavaceppi, Firenze 2011;
González-Palacios Alvar, Souvenirs de Rome, in d’Agliano Andreina, Melegati Luca (a cura di), Ricordi dell’antico. Sculture, porcellane e arredi all’epoca del Grand Tour, catalogo della mostra (Roma, Musei Capitolini, 7 marzo-8 giugno 2008), Roma 2008, pp. 14-59;
Meyer Susanne Adina, Piva Chiara, L'arte di ben restaurare. La Raccolta d'antiche statue (1768-1772) di Bartolomeo Cavaceppi, Firenze 2011.










