Amore e Psiche

Giulio Cartari 1679-1680

In mostra presso Palazzo Venezia

Su un alto supporto modellato a simulare un letto è distesa la figura di Amore dormiente, in una posa instabile, sottolineata dalle gambe divaricate che fuoriescono dal giaciglio e dalle braccia poste lateralmente al capo, quest'ultimo incorniciato da una fluente e scomposta capigliatura. Da destra, gli si accosta cautamente Psiche, le gambe piegate, colta nell'attimo in cui solleva il manto e scopre il corpo nudo dell'amato, mentre con una lucerna nella mano sinistra, perduta, illuminava la scena notturna, in accordo con il racconto di Apuleio nelle Metamorfosi. La terracotta spetta alla mano di Giulio Cartarè (Giulio Cartari), allievo di Gian Lorenzo Bernini.

 

Su un alto supporto modellato a simulare un letto è distesa la figura di Amore dormiente, in una posa instabile, sottolineata dalle gambe divaricate che fuoriescono dal giaciglio e dalle braccia poste lateralmente al capo, quest'ultimo incorniciato da una fluente e scomposta capigliatura. Da destra, gli si accosta cautamente Psiche, le gambe piegate, colta nell'attimo in cui solleva il manto e scopre il corpo nudo dell'amato, mentre con una lucerna nella mano sinistra, perduta, illuminava la scena notturna, in accordo con il racconto di Apuleio nelle Metamorfosi. La terracotta spetta alla mano di Giulio Cartarè (Giulio Cartari), allievo di Gian Lorenzo Bernini.

 

Dettagli dell’opera

Denominazione: Amore e Psiche Autore: Giulio Cartari Data oggetto: 1679-1680 Materiale: Terracotta, Patina bruno rossastra Tecnica: Modellazione Dimensioni: altezza 30,8 cm; larghezza 25 cm
Tipologia: Sculture Acquisizione: 1952 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 10396

Pubblicata in origine con una cauta proposta attributiva in favore di Massimiliano Soldani Benzi (Brinckmann 1923), la terracotta è stata successivamente accostata al bolognese Giuseppe Maria Mazza e messa in relazione con il bronzetto raffigurante Diana ed Endimione, allora in proprietà dei marchesi Bevilacqua (Santangelo 1954). È stata Jennifer Montagu ad avere riconosciuto nell'opera il bozzetto preparatorio per il gruppo marmoreo di Amore e Psiche, realizzato da Giulio Cartarè (o Cartari) (1642-1699) e oggi collocato nel Giardino d'Estate a San Pietroburgo (Zanuso 1996). Successive indagini hanno chiarito le vicende storiografiche della scultura che, commissionata a Roma dalla regina Cristina di Svezia, fu portata a termine sulla base di un disegno elaborato da Gian Lorenzo Bernini, di cui Cartari era stato l'ultimo grande allievo in ordine di tempo; acquistato nel 1719 per 1050 talleri dallo zar Pietro il Grande per tramite del suo agente Jurij Kologrivov, dopo un lungo viaggio che comportò anche uno scalo nel porto di Amsterdam, il gruppo giunse a San Pietroburgo nel 1721 (Androsov 2004). Dal punto di vista stilistico, la terracotta in esame rappresenta un mirabile esempio del linguaggio artistico di cui fu interprete Cartari allo scadere degli anni settanta del XVII secolo, quando fu indirizzato dal suo maestro e mallevadore Bernini a Cristina di Svezia in qualità di artista di fiducia ed esperto nell’integrazione di marmi antichi, attività che egli svolse alle dipendenze della sovrana per quasi un decennio (1680-1689). Lo studio della scultura classica e l’esperienza acquisita come restauratore emergono chiaramente nella definizione delle posture di Amore e Psiche, con particolare riferimento a quella del primo, a tutta evidenza ricalcata sul prototipo offerto dall'Arianna allora in villa Medici a Roma; nel contempo, la vicinanza quasi filiale a Bernini permise allo scultore di rileggere con sufficiente libertà il prototipo antico e di reinterpretarlo con una eleganza espressiva tale da far assumere all'insieme il tono elegiaco proprio di quel gusto arcadico che iniziava allora a imporsi sulla scena culturale romana.

Jacopo Curzietti

 

Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025

Mediocre. La terracotta presenta la perdita della parte inferiore della gamba sinistra di Amore, oltre a quella relativa a entrambe le braccia di Psiche e a parte del mantello da questa sollevato.

 

2010: restauro a cura di Davide Fodaro e Livia Sforzini.

 

Roma, Collezione Ludwig Pollak, documentata nel 1932;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1952.

 

Brinckmann Abert Erich, Barock-Bozzetti. Italienische Bildhauer. Italian Sculptors, I, Frankfurt am Main 1923, p. 138;
Santangelo Antonino (a cura di), Museo di Palazzo Venezia. Catalogo delle sculture, Roma 1954, p. 84;
Zanuso Susanna, Giulio Cartari, in Bacchi Andrea (a cura di), Scultura del '600 a Roma, Milano 1996, pp. 793-794;
Marchionne Gunter Alfredo, Giovan Lorenzo Bernini e Giulio Cartarè, in Fagiolo dell'Arco Maurizio, Berniniana. Novità sul regista del Barocco, Ginevra-Milano 2002, pp. 218-227;
Androsov Sergej Olegovič, Pietro il Grande e la scultura italiana, Sankt Peterburg 2004, pp. 364-365;
Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. Sculture in terracotta, Roma 2011, pp. 72-73, n. 63.

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