Allegoria della Carità
Bernardino Ludovisi 1728
Bernardino Ludovisi eseguì la statua della Carità per una delle nicchie del portico di San Pietro (1728-1732). L’opera del Museo Nazionale di Palazzo Venezia è il bozzetto preparatorio, databile a ridosso dell’inaugurazione dei lavori, come suggerisce l’alto livello qualitativo di rifinitura, in particolare delle morbide pieghe del panneggio. La testa femminile e altri parti dei putti, tuttavia, sono frutto di un restauro integrativo ottocentesco. La plasticità raffinata e l’eleganza della terracotta confermano quanto Ludovisi avesse appreso dai colleghi Camillo Rusconi, Pietro Bracci e Pierre Legros.
Bernardino Ludovisi eseguì la statua della Carità per una delle nicchie del portico di San Pietro (1728-1732). L’opera del Museo Nazionale di Palazzo Venezia è il bozzetto preparatorio, databile a ridosso dell’inaugurazione dei lavori, come suggerisce l’alto livello qualitativo di rifinitura, in particolare delle morbide pieghe del panneggio. La testa femminile e altri parti dei putti, tuttavia, sono frutto di un restauro integrativo ottocentesco. La plasticità raffinata e l’eleganza della terracotta confermano quanto Ludovisi avesse appreso dai colleghi Camillo Rusconi, Pietro Bracci e Pierre Legros.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Della carriera di Bernardino Ludovisi (Roma, 1694-1749), vincitore della prima classe di scultura del Concorso Clementino del 1716, abbiamo le prime notizie intorno agli anni venti del Settecento, quando avviò la sua lunga attività romana al servizio della famiglia Colonna. Al primo incarico degli Evangelisti per la facciata della chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini seguirono i grandi cantieri pubblici (egli realizzò la figura di Dio Padre per l’altare della cappella di Sant’Ignazio al Gesù, firmata “Bernardino Ludovisi romano F.A. 1726 d’anni 33“) e papali – la Fontana di Trevi, le facciate di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni in Laterano e, ivi, la cappella Corsini.
Per la decorazione delle nicchie del portico di San Pietro (1728-1732), tra il nartece e la Scala Regia, egli realizzò la statua della Carità. Fu Enggass (1968, p. 442) a pubblicarne per primo i pagamenti e a identificare la terracotta di Palazzo Venezia come il bozzetto preparatorio. La finitezza della lavorazione conferma che si tratta di uno stadio avanzato di progettazione, presentato al momento dell’avvio dei lavori (Giometti 2011, p. 93), nella seconda metà del 1728. Il 13 dicembre, infatti, Ludovisi ricevette "scudi Cinquanta moneta sono a conto della Statua di Travertino rappresentante la Carità che dal med.o si fa" (Archivio della Rev. Fabbrica di S. Pietro, Arm. I, vol. 425, Enggass 1968; Minervino 2001, p. 276). Il saldo finale di 450 scudi fu versato nell’agosto del 1732, con una maggiorazione successiva di 60 scudi per l’aggiunta dei due putti, già presenti nel bozzetto.
L’opera entrò in Collezione Cavaceppi dopo il 1776 poiché non compare nell’Elenco stilato per un tentativo di vendita al papa per il Museo Pio Clementino. Soltanto l’inventario post mortem di Cavaceppi (1799) registra al n. 376 il "modello del pensiere della Carità di Bernardino Ludovisi esistente sotto il portico di S. Pietro, il med.o senza testa mancante anche la testa del putto e gamba. Alto circa palmi 2". Tale descrizione spiega la difformità del volto della donna rispetto ai modelli di Ludovisi e conferma l’ipotesi di Minervino (2001) di un restauro integrativo ottocentesco – verosimilmente al momento dell’ingresso dell'opera nella collezione del nuovo proprietario Torlonia – con il quale furono aggiunte anche la testa del putto in basso e una parte della gamba di quello in braccio. Il retro della statua presenta una scanalatura concava che suggerisce l’esistenza, in origine, di un supporto.
Rispetto alla statua in travertino, la terracotta spicca per delicatezza ed eleganza delle forme. Le due versioni costituiscono le due facce dello stile di Ludovisi: la plasticità e l’esuberanza dei panneggi, assimilate attraverso la vicinanza a Pietro Bracci (per lungo tempo ritenuto maestro di Ludovisi: Enggass 1968, p. 438), sono smorzate da un linguaggio più tenue, tipico di Camillo Rusconi e Pierre Legros. Nella Carità si ravvisa una postura e un trattamento morbido del panneggio simile al modello del San Matteo per la Santissima Trinità dei Pellegrini (Firenze, Collezione Grassi, Schlegel 1963, p. 266) e alle statue per la basilica di Mafra, il grande incarico per il re del Portogallo intrapreso subito dopo quello per San Pietro.
Chiara Carpentieri
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Buono. Le teste della Carità e del putto in basso, mancanti, sono state risarcite grazie a un intervento di restauro ottocentesco. Si riscontra una frattura nella gamba destra del putto in braccio, a cui manca il piede.
Restauri e analisi
Post 1802.
Iscrizioni
Sul fronte del basamento «136», numero di inventario assegnato da Vincenzo Pacetti nel 1802.
Provenienza
Roma, Collezione Cavaceppi, 1799;
Roma, Collezione Torlonia, 1802;
Roma, Collezione Evangelista (Evan) Gorga, 1949;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1949.
Fonti e documenti
Archivio di Stato di Roma, Trenta Notai Capitolini, Ufficio 31, dicembre 1799, c. 755r-v (n. 376);
Biblioteca dell’Istituto nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, Ms. Lanciani 5, f. 78.
Bibliografia
Schlegel Ursula, Beiträge zur römischen Plastik des 18. Jahrhunderts, in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz», 10, 1961, 63 (1963), 4, p. 266;
Enggass Robert, Bernardino Ludovisi. I - The Early Work, in «The Burlington Magazine», CX, 789, 1968, p. 442;
Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia (a cura di), Lo studio Cavaceppi e le Collezioni Torlonia, in «Rivista dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte», XVI, 1993, pp. 19, 243;
Savettieri, in Pinelli Antonio (a cura di), La Basilica di San Pietro, Modena 2000, p. 470, n. 179;
Minervino Olga, Nuovi contributi su Bernardino Ludovisi scultore romano, in Debenedetti Elisa (a cura di), Sculture romane del Settecento, III. La professione dello scultore, Roma 2003, p. 276;
Pittiglio, in Barberini Maria Giulia, Sconci Maria Selene (a cura di), Guida al Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, Roma 2009, p. 90, cat. 99;
Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. Sculture in terracotta, Roma 2011, pp. 93-94, cat. 92.










