Il medaglione in terracotta con il ritratto di Gian Lorenzo Bernini assume un’importanza particolare se messo in relazione con le medaglie bronzee realizzate da Charles-Jean-François Chéron. Il confronto tra le opere suggerisce infatti che la terracotta possa essere stata concepita come modello per la medaglia celebrativa che Chéron eseguì poco dopo il rientro in Francia.
Le due immagini mostrano una forte somiglianza nei tratti del volto, ma anche alcune modifiche introdotte da Chéron. Nella terracotta il volto di Bernini è il vero protagonista della composizione. La testa è ampia e occupa gran parte dello spazio, mentre il panneggio rimane in secondo piano. L’artista è raffigurato con grande naturalezza: le rughe, i lineamenti e l’espressione restituiscono l’immagine di un uomo anziano, ma ancora pienamente presente e riconoscibile.
Nel passaggio alla medaglia, Chéron modificò l’impostazione del modello. La testa venne leggermente ridotta e il busto acquistò maggiore spazio, creando una composizione più equilibrata all’interno del campo circolare. Anche il carattere del ritratto cambiò: pur conservando il naturalismo della terracotta, il volto di Bernini appare nella medaglia più solenne e ufficiale. La trasformazione rispondeva probabilmente alle esigenze specifiche della medaglistica, un’arte nella quale l’immagine doveva essere immediatamente leggibile e adattarsi a uno spazio ristretto.
Un ulteriore elemento rafforza il rapporto tra le opere: la posizione della sigla “G G” sulla terracotta corrisponde a quella occupata dalla firma “F CHERON” sulla medaglia. La sigla è stata interpretata come quella di Giuseppe Giorgetti, scultore vicino all’ambiente berniniano. È quindi possibile che Chéron abbia avuto a disposizione a Roma il modello realizzato da Giorgetti prima di partire per la Francia.
Nel 1674 Bernini stesso scrisse a Jean-Baptiste Colbert una lettera di raccomandazione per Chéron, che si apprestava a entrare al servizio di Luigi XIV. La medaglia con il ritratto dell’artista, realizzata dopo il suo arrivo in Francia, potrebbe dunque rappresentare l’esito di questo percorso: un’immagine nata nell’ambiente romano di Bernini, tradotta successivamente in bronzo e destinata a diffondere la sua fama anche oltre i confini italiani.
La terracotta assume così il valore di una vera e propria matrice ideativa: un ritratto nato vicino al protagonista e successivamente trasformato in un’immagine celebrativa destinata alla circolazione. Il suo interesse risiede quindi non soltanto nella qualità del volto di Bernini, ma anche nella possibilità di seguire, attraverso il confronto con le medaglie, il processo con cui la fisionomia reale di un artista veniva trasformata in immagine pubblica e monumento alla propria fama.










