Ricche e preziose decorazioni caratterizzano il Sommoportico, dal soffitto in stucco dorato, ai dipinti sulla parete di fondo, fino al pavimento in commessi di marmo
Il portico, collocato quasi alla sommità del Vittoriano, è lungo 70 metri. Le sedici colonne simboleggiano le regioni d’Italia nella seconda metà del XIX secolo, quando molte zone del Nord-est non erano ancora entrate a far parte del territorio nazionale. Alte 15 metri, esse terminano con un capitello ornato al centro da una testa femminile con corona turrita raffigurante l’Italia. Il soffitto e il pavimento del portico sono stati progettati da Gaetano Koch (1849-1910) nel 1907. Il soffitto fu realizzato tra il 1908 e il 1910 in stucco dorato dal marchigiano Giuseppe Tonnini (1875-1954). Esso si articola in diciassette lacunari, nove con Trofei d’Armi, otto con le Nuove Scienze: La Geometria, La Chimica, La Fisica, La Mineralogia, La Meccanica, La Medicina, L’Astronomia e La Geografia.
Storia dei luoghi
La terrazza panoramica - o terrazza delle Quadrighe - si trova in cima al monumento a Vittorio Emanuele II. Tutto inizia dalla spettacolare ascesa attraverso gli ascensori. Nel giro di un minuto gli ascensori, quasi sospesi nel vuoto, superano il profilo della Basilica di Santa Maria in Aracoeli e aprono un primo sguardo verso il Colosseo e i Fori Imperiali. Una volta giunti a destinazione, a settanta metri di altezza, il visitatore può godere una veduta a 360° su tutta Roma.
Giuseppe Sacconi, l’architetto del Vittoriano, volle qui creare uno spazio, un luogo unico al mondo. All’uscita dagli ascensori il visitatore è accolto dalle due imponenti quadrighe in bronzo. Visibili da ogni parte della città, le quadrighe possono finalmente apprezzarsi nel dettaglio: esse ricordano l’Unità e la Libertà dell’Italia, i due valori fondanti del monumento.
Ma è soprattutto il panorama a lasciare senza parole, quasi senza fiato. Nessun altro luogo a Roma è più centrale, elevato o spettacolare. Salire fino in cima al Vittoriano significa recuperare le antiche parole del poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe e perciò esclamare insieme a lui: “Finalmente in questa capitale del mondo!”.










