La tavola dipinta da Giovanni Angelo d’Antonio costituisce una delle testimonianze più significative della sua prima attività e riveste un ruolo centrale della sua produzione. Originariamente collocata nella chiesa di San Michele a Bolognola, l’opera fu commissionata dal notaio Giovanni Borgarucci, come attestava un’iscrizione sulla cornice originale, oggi perduta, ma documentata fotograficamente. Il dipinto era destinato a una cappella dedicata a san Giovanni Battista, la cui realizzazione era stata disposta nel testamento del Borgarucci nel 1425.
La tavola lasciò la sua sede originaria nel 1855, quando venne venduta dal parroco della chiesa, iniziando una serie di passaggi collezionistici tra Camerino, Macerata e Roma. Dopo essere appartenuta alla collezione Caccialupi e a quella del reverendo Nevin, fu acquistata nel 1907 da George Washington Wurts e infine donata nel 1933 al Museo Nazionale di Palazzo Venezia, dove è tuttora conservata. Durante questi spostamenti l’opera subì danni rilevanti: il fondo oro e parti del piviale di san Fortunato risultano infatti ampiamente rifatti, compromettendo l’integrità originale della superficie pittorica.
Dal punto di vista stilistico, la tavola è datata intorno alla metà degli anni Quaranta del Quattrocento e riflette una cultura figurativa aggiornata sulle novità fiorentine, in particolare sull’opera di Filippo Lippi. Il volto e l’aureola dell’arcangelo Michele mostrano evidenti affinità con modelli lippeschi, mentre i panneggi rivelano una semplificazione geometrica che richiama opere come l’Annunciazione Martelli in San Lorenzo a Firenze. Allo stesso tempo, il dipinto evidenzia legami con la produzione di Giovanni Boccati, come dimostra la somiglianza tra il san Nicola della tavola e figure analoghe presenti nelle sue opere.
Questa sintesi di influenze suggerisce un contesto artistico dinamico, alimentato anche dai soggiorni fiorentini del pittore, documentati tra il 1443 e il 1451. La tavola precede probabilmente opere successive più aggiornate, come l’affresco datato 1449 a Camerino, e rappresenta dunque una fase iniziale in cui Giovanni Angelo elabora in modo personale i modelli rinascimentali, mantenendo ancora forti legami con la tradizione tardogotica.










