Il medaglione in terracotta raffigura Gian Lorenzo Bernini negli ultimi anni della sua vita. L’opera, proveniente dagli eredi della famiglia Altemps, riveste particolare interesse in quanto sembra costituire il modello all’origine di una delle più note immagini celebrative dell’artista, quella realizzata dallo scultore e medaglista francese Charles-Jean-François Chéron.
Il ritratto è databile intorno al 1673, come suggerisce l’iscrizione che corre lungo il bordo del medaglione, “EQVES IOANN LAVRENT BERNINVS ETATIS SVE AN LXXV”, nella quale Bernini è identificato con il titolo di cavaliere e viene indicata l’età di settantacinque anni. Nato nel dicembre del 1598, l’artista aveva infatti raggiunto tale età alla fine del 1673. La medaglia di Chéron, eseguita poco dopo, reca invece l’indicazione di settantasei anni e la data 1674. Il confronto tra i due manufatti consente pertanto di ipotizzare che la terracotta sia stata realizzata precedentemente e che Chéron se ne sia servito come modello per l’effigie destinata alla medaglia.
Di particolare rilievo è inoltre la presenza, sul bordo del medaglione, della sigla “G G”, interpretata dal prof. Andrea Bacchi come la firma di Giuseppe Giorgetti, scultore attivo a Roma e strettamente legato all’ambiente berniniano. Giorgetti apparteneva alla generazione di artisti che contribuirono alla diffusione e all’elaborazione del linguaggio di Gian Lorenzo Bernini nella Roma della seconda metà del Seicento. Il rapporto con il maestro non fu esclusivamente di natura stilistica: Giorgetti partecipò infatti a importanti imprese riconducibili all’ambito berniniano, tra cui il cantiere degli Angeli per Ponte Sant’Angelo.
La realizzazione del ritratto si colloca inoltre in una fase particolarmente significativa per la costruzione dell’immagine pubblica e della memoria di Bernini. Negli stessi anni, all’interno della sua famiglia, veniva avviato un articolato progetto di celebrazione della sua figura e della sua attività artistica. Il figlio Pier Filippo progettava infatti la redazione di una biografia del padre, corredata dalla riproduzione delle numerose opere da lui realizzate. A questa iniziativa sarebbero seguite le celebri biografie di Filippo Baldinucci e di Domenico Bernini. Il medaglione può dunque essere ricondotto a questo più ampio contesto di elaborazione e diffusione della memoria dell’artista.
Non è possibile stabilire con certezza quale fosse la destinazione originaria della terracotta. È plausibile che fosse stata concepita come modello per una successiva fusione in bronzo, ma non si può escludere che fosse destinata a una fruizione autonoma all’interno della Casa Bernini. È stata inoltre avanzata l’ipotesi che possa corrispondere al “ritratto del Sig.r Cav.r Bernino” menzionato nell’inventario dei beni dell’artista redatto dopo la sua morte, nel 1681.
Indipendentemente dalla sua originaria funzione, il medaglione riveste un valore documentario e artistico di particolare rilievo. Esso restituisce infatti l’immagine di Bernini non soltanto quale protagonista indiscusso della cultura barocca, ma anche nella dimensione più concreta e umana della tarda età, attraverso una resa fisionomica di notevole immediatezza. L’opera si configura così al tempo stesso come ritratto e strumento di celebrazione, offrendo una significativa testimonianza del processo attraverso il quale, ancora vivente, Bernini e il suo ambiente contribuirono alla costruzione della propria immagine e della propria memoria per i posteri.










