La cisterna marmorea collocata al centro del giardino del Palazzetto di Venezia rientra nelle cospicue iniziative di rinnovamento architettonico del complesso di San Marco a Roma nella seconda metà del Quattrocento promosso da papa Paolo II Barbo. L’opera si presenta come una vera da pozzo di forma circolare, realizzata in marmo e poggiante su un basamento anch’esso rotondo in travertino. La superficie del puteale è ornata da un raffinato motivo a specchiature, la cui continuità decorativa è interrotta da due paraste aggettanti che ospitano l’unico elemento figurativo dell’intera composizione: lo stemma del cardinale Marco Barbo, familiare del pontefice e suo fidato collaboratore.
La cisterna era inserita nel cuore dell’antico Viridarium, il giardino privato costruito ex novo tra il 1466 e il 1469 come spazio di delizia e meditazione personale del pontefice. In tale contesto, la vera da pozzo non svolgeva soltanto una funzione pratica, ma diventava elemento centrale dell’assetto simbolico e scenografico del giardino.
Le fonti documentarie attestano che la cisterna fu realizzata nel corso del 1468 dal maestro marmorario Antonio di Giovanni da Brescia, figura ancora poco nota ma evidentemente coinvolta in numerosi interventi decorativi all’interno del complesso marciano. Tre distinti pagamenti registrano l’avanzamento dell’opera, dal gennaio 1468 fino al saldo finale del febbraio 1469, confermando il ruolo dell’artista nella realizzazione del parapetto marmoreo.
Vi è però da sottolineare come lo stemma di Marco Barbo, inserito nelle due paraste laterali, presenti uno specifico attributo, la croce astile, simbolo del patriarcato di Aquileia, titolo che il cardinale ottenne non prima del marzo 1470. È dunque plausibile che l’aggiunta delle paraste rientri nei numerosi interventi di abbellimento e decorazione di diverse parti del Palazzo promossi dal cardinale Marco Barbo dopo la morte di Paolo II avvenuta nell’estate del 1471. Questo giustificherebbe anche l’assenza di documentazione che ne attesti i pagamenti, poiché dopo la morte del pontefice la Camera Apostolica, l’ente che elargiva le finanze per le fabbriche pontificie, non finanziò più i lavori di Palazzo Venezia. Non si può dunque affermare con certezza che a realizzare lo scudo Barbo sia stato lo stesso Antonio di Giovanni da Brescia.
Dal punto di vista stilistico, la cisterna rivela un’elevata qualità esecutiva, evidente soprattutto nella resa dello stemma Barbo, dove il leone araldico mostra una particolare finezza nella definizione del muso e della criniera. Questa abilità distingue l’opera nel panorama decorativo del complesso e suggerisce la competenza tecnica dell’autore nella lavorazione marmorea. Il basamento in travertino, invece, appare probabilmente attribuibile a maestranze differenti, specializzate in questo materiale.
Oggi la cisterna rappresenta una rara testimonianza superstite dell’originario splendore del Viridarium, demolito in seguito ai radicali interventi urbanistici del primo Novecento. Per avere un’idea di come essa fosse negli anni immediatamente precedenti allo spostamento, si possono osservare due fotografie del Gabinetto Fotografico Nazionale, dove la cisterna appare mutila di alcune lastre marmoree, reintegrate con marmi moderni dopo il 1911, come il restauro ha dimostrato, e pienamente immersa nell’atmosfera bucolica del “Giardino segreto”.
Alessia Dessì










