La sigla “G G” presente sul bordo del medaglione è stata interpretata dal prof. Andrea Bacchi come la firma di Giuseppe Giorgetti, scultore attivo a Roma nella seconda metà del Seicento e strettamente legato all’ambiente di Gian Lorenzo Bernini. La sua figura è stata ricostruita soprattutto grazie agli studi di Jennifer Montagu, che ne ha messo in luce la lunga attività al servizio del cardinale Francesco Barberini e il ruolo all’interno della cultura artistica romana del tempo.
Giuseppe era fratello di Antonio Giorgetti, anch’egli scultore. Dopo la morte di Antonio, avvenuta nel 1669, Giuseppe ne proseguì l’attività di bottega, mantenendo un rapporto privilegiato con la tradizione berniniana. La sua formazione e la sua carriera si svolsero infatti in un ambiente nel quale la scultura di Bernini rappresentava uno dei principali punti di riferimento. Allo stesso tempo, la sua produzione mostra la complessità della scena artistica romana del Seicento, nella quale linguaggi e influenze diverse potevano convivere.
Un episodio significativo risale al 1668, quando Giuseppe collaborò con il fratello Antonio alla realizzazione dell’Angelo con la spugna per Ponte Sant’Angelo. L’opera apparteneva al grande cantiere promosso da Bernini, ma presentava anche caratteristiche riconducibili alla tradizione di Alessandro Algardi, soprattutto nella definizione del volto. Questo intreccio di riferimenti testimonia la ricchezza dell’ambiente nel quale Giorgetti si formò e operò.
Il rapporto con Bernini appare ancora più evidente nel 1670, quando Giuseppe realizzò una copia del busto di Maria Barberina Duglioli, destinata al suo sepolcro nella Certosa di Bologna. Pochi anni dopo, nel 1679, lavorò insieme a Lorenzo Ottoni al restauro del celebre Fauno Barberini, intervento nel quale il linguaggio berniniano ebbe un ruolo importante.
Tra le opere più significative di Giorgetti si distingue il San Sebastiano giacente, realizzato per la cappella del cardinale Francesco Barberini nella basilica di San Sebastiano fuori le mura e terminato nel 1672. La scultura, raffigurante il santo disteso dopo il martirio, si inserisce nella tradizione delle grandi figure giacenti della scultura romana, ma rivela anche una particolare attenzione alla resa dei materiali e all’intensità emotiva della figura. La qualità dell’opera fu tale che, nel Settecento, venne persino attribuita a Bernini.
Un’altra importante commissione fu la Statua di Carlo Barberini nella cappella della famiglia in Sant’Andrea della Valle, eseguita nella seconda metà degli anni Settanta. Anche in quest’opera si ritrovano soluzioni che aiutano a comprendere il linguaggio di Giorgetti e che presentano interessanti confronti con il panneggio del medaglione di Bernini.
La realizzazione di questo ritratto si colloca dunque nel momento più maturo della carriera dell’artista. L'attribuzione a Giorgetti rappresenterebbe così non solo una testimonianza della sua abilità di scultore, ma anche un documento del suo ruolo all’interno della cerchia berniniana, in un momento in cui l’immagine di Gian Lorenzo cominciava a trasformarsi in memoria e celebrazione.










