Un’iscrizione un tempo presente sulla cornice originale – oggi perduta ma documentata fotograficamente – consente di ricostruire la committenza: il dipinto fu voluto dal notaio Giovanni Borgarucci per la chiesa di San Michele a Bolognola. Nel suo testamento del 1425, Borgarucci dispose la creazione di una cappella dedicata a san Giovanni Battista, legando così l’opera a un preciso contesto devozionale e familiare.
Nel 1855 don Francesco Maurizi, parroco della chiesa, decise, col beneplacito del Comune di Bolognola, di venderla a un certo Fratelloni di Camerino, doratore e intagliatore. Questa alienazione non venne ben vista dalla curia camerinese, giacché nel 1857 la cancelleria arcivescovile istituì un processo contro il parroco per l’indebita cessione dell’opera.
Nel 1868, previa delibera del Consiglio comunale di Bolognola, la tavola venne ceduta al conte Augusto Caccialupi di Macerata, ma già due anni dopo non risulta inclusa nel catalogo della collezione del conte stilato dal marchese Filippo Raffaelli. È presumibile che l’opera sia passata, insieme ad altri pezzi di Caccialupi, nella raccolta del reverendo Robert J. Nevin a Roma già prima del 1890 e certamente prima del 1906, quando viene illustrata da Bernardino Feliciangeli come opera di ambito fiorentino conservata a Roma.
L’anno successivo la pala passò all’asta insieme al resto della collezione Nevin, venendo acquistata per 3600 franchi da George Washington Wurts, come si legge in una lista inviata da Wurst allo storico dell’arte Bernard Berenson. Essa fu donata nel 1933 dalla vedova Wurts, Henriette Tower, allo Stato italiano e destinata al Museo di Palazzo Venezia.










