La facciata

La facciata principale di Palazzo Venezia, sebbene presenti una veste architettonica omogenea, è il frutto di numerose fasi costruttive susseguitesi nel tempo. Il grande prospetto, infatti, ingloba il fronte più modesto del palazzetto annesso alla basilica di San Marco, abitato dal cardinale Pietro Barbo già prima dell’elezione al pontificato (1464). In base alla ricostruzione di Dengel, Dvořák e Egger (1909) – ritenuta valida dagli studiosi che in seguito hanno analizzato il complesso – la dimora cardinalizia si estendeva su una superficie corrispondente al secondo, terzo, quarto e quinto asse di finestre, mentre in altezza terminava all’incirca in corrispondenza della modanatura che collega i davanzali dell’ultimo livello di aperture. All’angolo sinistro, sulla facciata si elevava una torre-belvedere forata da due arcate, i cui resti erano ancora visibili nel 1858, come rilevato dall’architetto Anton Viktor Barvitius. La presenza di tale costruzione - decisamente più piccola rispetto alla mole dell’attuale torrione - è una caratteristica ricorrente nell’edilizia civile della Roma quattrocentesca: a titolo esemplificativo possono essere citati il palazzo Capranica (iniziato nel 1451) e il palazzo Della Rovere in Borgo, oggi detto “dei Penitenzieri” (iniziato intorno al 1480) 

Asceso al soglio pontificio, sotto la direzione di Francesco del Borgo, papa Paolo II fece ampliare il palazzo cardinalizio verso sud, con l’aggiunta del Viridarium, e verso nord, prolungandone la facciata di altri due assi di aperture; in questa fase costruttiva, eseguita tra il 1464 e il 1468, fu realizzato l’androne coperto dalla celebre volta a botte a lacunari – tradizionalmente attribuita a Leon Battista Alberti – e i locali contigui alla sua parete destra, che, con l’androne stesso, sostengono la Sala del Mappamondo. Contestualmente, si provvide a modificare le stanze dell’appartamento preesistente alzandone i soffitti al livello del nuovo salone contiguo. A questa fase risale, quindi, il cornicione a beccatelli che sostiene la merlatura di coronamento, che fu realizzato inglobando la torretta-belvedere. 

La facciata fu ulteriormente prolungata, fino all’angolo con la via Papalis (oggi via del Plebiscito), tra il 1468 e il 1471, quando vennero costruiti due grandi “tinelli” che fungono da basamento per i monumentali saloni del piano nobile: la Sala del Concistoro (successivamente ribattezzata “delle Battaglie”) e la Sala Regia. In questo periodo, precisamente nel 1469, furono intagliate le cornici delle finestre del pianterreno e del piano nobile. Nell’anno successivo iniziò la costruzione del torrione angolare, che comportò – secondo la ricostruzione di Frommel - il prolungamento della facciata di un ulteriore asse di finestre verso sud, fino a toccare l’edificio del Viridarium, originariamente staccato e collegato con l’appartamento cardinalizio attraverso un piccolo ponte. La torre – detta “della Biscia”, forse da un frammento di scultura antica murato nel prospetto – fu ulteriormente modificata a partire dal 1546, quando – durante il pontificato di Paolo III – venne sopraelevata di un piano, demolendo l’originaria merlatura di coronamento.

Allo stesso periodo risale l’ampliamento della finestra soprastante il portale, che fu successivamente dotata di un piccolo balcone balaustrato nel 1715, per volere dell’ambasciatore veneto Nicolò Duodo.

Nel corso del Seicento e del Settecento, l’intero palazzo di San Marco patì degrado e dissesti strutturali, a cui non sempre la Repubblica di Venezia, divenuta proprietaria dell’edificio sin dal 1564, riuscì a far fronte, per via degli elevati costi. L’angolo compreso tra le facciate su piazza Venezia e sulla via Papale dovette essere rifatto – perché pericolante – negli anni Venti dell’Ottocento, sotto la supervisione dell’architetto Giuseppe Palazzi per conto del Governo austriaco, subentrato nella proprietà del complesso. 

Lavori più invasivi, finalizzati non soltanto a rinforzare la struttura, ma anche a regolarizzarne l’immagine, furono eseguiti negli anni Sessanta del XIX secolo sotto la direzione dell’architetto Barvitius, che fece rifare alcune finestre nei piani terra e secondo, nella porzione del prospetto a sinistra del portale, rendendole simmetriche alle aperture del lato opposto. Infine, nel 1910, dovette essere rifinito l’angolo sud-est, dove s’innestava il Palazzetto, “spostato” nella sede attuale per liberare la prospettiva del Monumento a Vittorio Emanuele II, la cui costruzione era ormai quasi completa.

Marco Pistolesi

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La facciata del palazzo con i contorni del palazzo cardinalizio (da P. Dengel, M. Dvořák, H. Egger, Der Palazzo di Venezia in Rom, Vienna 1909)

La facciata del palazzo con i contorni del palazzo cardinalizio (da P. Dengel, M. Dvořák, H. Egger, Der Palazzo di Venezia in Rom, Vienna 1909)

G. B. Piranesi, Palazzo degl’Ambasciatori di Venezia in Roma, 1745 ca.

G. B. Piranesi, Palazzo degl’Ambasciatori di Venezia in Roma, 1745 ca.

Palazzo Venezia in una foto del 2022, antecedente all’inizio dei lavori per la realizzazione della stazione Metro C (https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Venezia#/media/File:Palazzo_Venezia_(Rome)_-_Exterior.jpg)

Palazzo Venezia in una foto del 2022, antecedente all’inizio dei lavori per la realizzazione della stazione Metro C (https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Venezia#/media/File:Palazzo_Venezia_(Rome)_-_Exterior.jpg)