L'intervento di restauro è iniziato con l'applicazione di un biocida a base di sali quaternari d'ammonio per eliminare i microrganismi, seguita da una pulitura preliminare con spazzole e acqua che ha svelato la reale entità dei danni e delle passate manutenzioni improprie. La rimozione delle stratificazioni incoerenti è stata affrontata con impacchi di polpa di carta e sali inorganici, rivelatisi più efficaci dei saggi con resine a scambio ionico oppure con idropulitrice a bassa pressione; le incrostazioni più tenaci sono state poi rifinite meccanicamente a bisturi, salvaguardando la patina storica e i segni degli strumenti originali.
Una volta liberate le superfici, i frammenti originali sono stati riadesi con resina epossidica, mentre le parti decoese sono state consolidate mediante stesure di nanocalci. Attualmente il restauro prosegue con la stuccatura di fessure e lacune, eseguita con una malta a base di calce idraulica naturale e inerti marmorei, appositamente selezionati per garantire una perfetta integrazione cromatica e materica con il travertino originale.
La pulitura ha rivelato che lo scultore gestì abilmente la disomogeneità del travertino, stuccandone le cavità naturali per uniformare la superficie. L'opera si distingue per un trattamento materico differenziato: mentre le vesti mostrano i segni vibranti della gradina, della bocciarda e del trapano, l'incarnato e le calzature presentano un sottilissimo scialbo originale volto a simularne la levigatezza. Il ritrovamento di residui di stuccature antiche nei sottosquadri più protetti e ricostruzioni originali in malta di parti mancanti conferma ulteriormente l'attenzione dell’autore verso la finitura estetica, che si è preservata dai precedenti interventi di manutenzione.
Eleonora Bologna Provinciali, Maria Rosaria Coppetti, Alessia Dessì










