Le pareti della Sala del Mappamondo sono caratterizzate da una finta architettura, concepita per ampliare visivamente lo spazio attraverso l’illusione ottica. L’apparato decorativo raffigura un portico composto da otto colonne poggianti su basi di forma classica, completato da un fregio ornato con medaglioni che rappresentano i Dottori della Chiesa.
Nel corso dell’intervento effettuato nel 1917, la sala presentava ancora alcune porzioni delle decorazioni originali del secondo Quattrocento rimaste sulle pareti. Tali frammenti furono conservati anche in occasione della successiva ridecorazione dello stesso anno, quando Federico Hermanin (1868-1953), allora Soprintendente, restituì alla sala la configurazione quattrocentesca e ne curò l’allestimento secondo il gusto di una residenza rinascimentale. Le pitture superstiti, ridotte a lacerti e oggi parzialmente coperte dalla decorazione novecentesca, risalgono alla seconda metà del XV secolo. La decorazione attualmente visibile è opera di Giovanni Costantini (1925-1928).
Il soffitto ligneo, commissionato da Hermanin su progetto di Filippo Anfossi, è stato completamente ricostruito nel corso del Novecento. L’opera si ispira a un modello realizzato nel 1496, ancora oggi visibile nella chiesa di San Vittore a Vallerano.
Il progetto di restauro
La Sala del Concistoro, nota anche come Sala delle Battaglie, fu completamente rinnovata nel 1924 secondo il progetto di Armando Brasini, il quale prese ispirazione dalla Sala del Mappamondo. La decorazione, che prevede una fascia centrale con targhe riportanti i nomi delle vittorie italiane della Prima Guerra Mondiale, fu realizzata da Giovanni Costantini. Brasini fu inoltre responsabile della progettazione del grande soffitto in legno.
Al momento dell’intervento, i due soffitti lignei presentavano una marcata ossidazione delle superfici, manifestata da numerose macchie scure causate dalla percolazione del tannino, in seguito a perdite d’acqua provenienti principalmente dalle giunzioni della copertura. Queste perdite hanno determinato una maggiore concentrazione di macchie nella zona perimetrale dei soffitti, con conseguente deformazione delle pannellature lignee. Inoltre, le superfici dorate apparivano scure e risultavano ricoperte da una vernice opaca, aggravando ulteriormente l’aspetto deteriorato dell’apparato decorativo.
Attualmente, le attività di restauro si concentrano sulle pareti della sala delle Battaglie, che presentano ampi distacchi dell’intonaco dalla muratura, alcuni dei quali erano stati malamente sistemati durante un precedente intervento. Le decorazioni risultano inoltre coperte da polvere e depositi compatti, oltre che da ampie ridipinture in pittura acrilica che nascondono del tutto la cromia originale.










