Il portale

Il portale orientale di Palazzo Venezia costituisce uno degli episodi più raffinati e significativi dell’architettura romana del secondo Quattrocento. Inserito nella severa compattezza muraria della facciata, esso appare come un elemento quasi inatteso, capace di interrompere la greve monumentalità dell’edificio attraverso un linguaggio decorativo ricco, colto e fortemente caratterizzato in senso antiquario. La sua presenza assume dunque un valore non soltanto architettonico, ma anche simbolico e celebrativo, legato alla figura del pontefice Paolo II, noto collezionista di gemme, medaglie, bassorilievi e oggetti preziosi, nonché a quella del committente, il cardinale Marco Barbo.

La commissione del portale può essere ricondotta a due specifici momenti: o al 1472, quindi all’anno successivo alla morte del pontefice, o agli anni successivi al 1477, quando il cardinal Barbo, tornato da una missione diplomatica, si interessò nuovamente con ardore all’apparato decorativo del Palazzo. A partire da Adolfo Venturi, la critica ha generalmente attribuito l’esecuzione del portale a Giovanni Dalmata, scultore dalmata che lavorò molto in Italia e in particolare a Roma. Si deve a lui, in collaborazione con Mino da Fiesole, la realizzazione del monumento funebre di Paolo II, ora distrutto, che proprio Marco Barbo commissionò dopo la morte del pontefice. L’attribuzione appare plausibile soprattutto per la forte plasticità delle modanature e delle volute, nonché per quella sensibilità scultorea che conferisce all’insieme una vibrante ricchezza luministica e ornamentale.

La scelta del tema decorativo del portale è complessa e originale. È sormontato da una monofora e raccordato ad essa mediante un elaborato fastigio, riproponendo in forma più articolata i modelli architettonici già presenti nelle vicine tabernae traianee lungo la via Biberatica. Tuttavia, il riferimento all’antico viene reinterpretato attraverso una sensibilità pienamente rinascimentale, nella quale l’ornamento acquista un ruolo determinante. Le modanature della cornice, decorate con patere e motivi a losanga, introducono infatti una preziosità quasi da oreficeria, che sembra richiamare non solo il gusto veneziano per la decorazione minuta e luminosa, ma anche repertori ornamentali di ascendenza bizantina. La scelta di una combinazione decorativa così complessa potrebbe essere un omaggio a Pietro Barbo e al suo interesse per la numismatica e la glittica. 

Determinante dovette essere anche il raffinato gusto antiquariale e umanistico del cardinale Marco Barbo. Non a caso, la sua influenza si era già manifestata nella scelta della decorazione ad affresco della sala delle Fatiche di Ercole. È plausibile che, tramite le colte conoscenze del cardinale, Giovanni Dalmata possa essere venuto a contatto con i diversi intellettuali che in quegli anni stavano portando avanti non solo studi antiquariali classici, ma anche un vero e proprio revival del gusto bizantino. In questo senso risultano particolarmente influenti figure come il cardinal Bessarione; allo stesso modo, la presenza nella collezione Barbo di manufatti di derivazione orientale, certamente noti alla cerchia artistica gravitante intorno a Marco Barbo, costituisce un ulteriore elemento a favore di tale ascendenza culturale. Nomi quali Gaspare da Padova e Bartolomeo Sanvito, legati alla decorazione ad affresco di Palazzo Venezia, proprio dalla fine degli anni Settanta del Quattrocento stavano promuovendo una trasformazione nel campo della decorazione miniata. Accanto al tradizionale frontespizio architettonico di matrice umanistica, essi introdussero, infatti, soluzioni decorative più particolari tratte dai dettami della miniatura bizantina del X secolo, come le cornici alla greca, oppure dettagli come le palmette sasanidi e i rosoni che ricordano il repertorio ornamentale del portale di Palazzo Venezia. 

Il valore celebrativo del portale è ovviamente confermato dalla presenza dello stemma di Paolo II che compare sopra la monofora tra due volute ornate, il quale si accompagna a quello del cardinale Marco Barbo, ripetuto nelle mensole a cartiglio che sorreggono la cornice del portale. 

Merita tuttavia particolare attenzione un’anomalia negli stemmi del cardinale veneziano: il leone rampante, simbolo della famiglia Barbo, compare infatti in posizione speculare nei due esemplari, circostanza piuttosto inconsueta nel rigoroso linguaggio araldico. La più antica testimonianza grafica del portale è conservata allo Staatliche Museen di Berlino, nel Museo delle Stampe e dei Disegni, e risale ai primissimi anni del Cinquecento. Qui l’autore ha registrato diligentemente tutti gli elementi decorativi ora meno leggibili, nonché lo stemma appeso alla mensola destra, senza però rappresentarne il galero e la croce astile del patriarcato di Aquileia. Allo stato attuale non è ancora possibile stabilire se tali emblemi siano originali oppure frutto di modifiche successive; sarà solo grazie al restauro che si avrà modo di verificarne non solo il materiale ma anche eventuali variazioni intervenute nel tempo.

Alessia Dessì

01 05