Lucerna in forma di acrobata
Ambito padovano Prima metà del XVI secolo
Questa bizzarra lucerna, ispirata dalla bronzistica antica ma riconducibile all’ambiente rinascimentale padovano, ritrae un acrobata che si dispera per la fiammella che arde tra le sue natiche. Il bronzetto probabilmente era destinato a essere appeso mediante una catenella, ma in un’epoca imprecisata è stato aggregato a una zampa d’aquila calcata dal vivo.
Questa bizzarra lucerna, ispirata dalla bronzistica antica ma riconducibile all’ambiente rinascimentale padovano, ritrae un acrobata che si dispera per la fiammella che arde tra le sue natiche. Il bronzetto probabilmente era destinato a essere appeso mediante una catenella, ma in un’epoca imprecisata è stato aggregato a una zampa d’aquila calcata dal vivo.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Con una posa da contorsionista, questa figura virile urlante porta le gambe in alto, fino ai lati della testa, trattenendole con le mani all’altezza delle cosce. Al centro delle natiche, messe oscenamente in vista, si apre un pertugio introdotto da un beccuccio a forma di foglia d’acanto che era destinato a ospitare la fiammella della lucerna. La composizione, probabilmente ispirata alla bronzistica dell’antica Roma, ironizza salacemente sull’espressione del soggetto che sembra disperare per il bruciore.
La figura è aggregata, mediante una staffa a forma di M, a un’alta zampa di rapace calcata dal vero e forse non pertinente al resto del bronzetto (non è però noto quando sia stata aggregata alla composizione). È probabile che in origine la lucerna fosse destinata a essere appesa mediante una catena fissata alle caviglie rendendo ancor più bizzarro il soggetto rappresentato.
L’opera, che proviene dalla Collezione Barsanti, si trova in un mediocre stato di conservazione: entrambi i piedi risultano restaurati e sono presenti numerosi difetti di fusione sotto la gola, nella gamba sinistra e in corrispondenza del beccuccio (Pollak 1922, p. 36, n. 21; Santangelo 1954, p. 32; Cannata 2011, pp. 66-67, cat. 66).
Sono note due varianti della lucerna in forma di acrobata assai simili per stile e composizione: la prima presenta una figura barbuta, come nelle varianti della Bibliothèque Nationale di Parigi (Planiscig 1927, p. 182) e della Lubin Gallery di New York (Frosien-Leinz 1985, pp. 508-509, cat. 221); mentre la seconda raffigura un uomo imberbe come nell’esemplare già a Milano in Collezione Trivulzio (Bode 1907, I, p. 28, tav. XLVII), in quello un tempo a Vienna in Collezione Berl (Planiscig 1927, p. 182), in quello recentemente venduto all’incanto (Zock 2002, pp. 42-47) e in quello qui preso in esame.
Sorprendentemente tali lucerne sono state a lungo scambiate da studiosi ed eruditi per autentici reperti archeologici, tanto che spesso vennero riprodotte in incisioni per enciclopedie e trattati come esempi della più raffinata bronzistica antica. Ad esempio caddero nell’errore il celebre medico seicentesco Fortunio Liceto (Liceto 1652, coll. 966-974); l’estensore del catalogo della collezione bolognese di Ferdinando Cospi, Lorenzo Legati (Legati 1677, pp. 331-334); l’olandese Jacob de Wilde, che ne possedeva una versione nella sua raccolta (de Wilde 1700, tav. XVI); Bernard de Mountfaucon, uno dei padri dell’archeologia moderna (de Mountfaucon 1719, V/2, p. 207, tav. CLII); Diderot e D’Alembert che fecero riprodurre una versione del bronzetto nella loro Encyclopédie (Suite 1777, tav. 8, fig. 10); fino ad arrivare al più recente repertorio sulla statuaria classica di Salomon Reinach (Reinach 1897-1980, IV, p. 357, cat.6).
Solo al principio del Novecento gli studiosi si convinsero progressivamente della modernità della composizione: Wilhelm von Bode propose un’attribuzione in favore di Andrea Briosco detto il Riccio (Bode 1904, p. 14, cat. 321; Bode 1907, I, p. 28, tav. XLVII; Bode 1930, tav. XXVII), trovando in seguito il sostegno di Leo Planiscig (Planiscig 1927, pp. 181-182; Planiscig 1930, p. 19); mentre altri studiosi hanno preferito un generico riferimento all’ambito padovano (tra gli altri Lorusso 1985, p. 153, cat. 90; Bliss 1995, pp. 13-20).
Più di recente è stato avanzato il nome di Severo da Ravenna, soprattutto per la presenza dell’artiglio di rapace in alcuni esemplari, elemento che è assai frequente nella sua produzione (Zock 2002, pp. 42-47, cat. 7; Rago 2010-2011, pp. 11, 16, 27 fig. 29; Cannata 2011, pp. 66-67, cat. 66). Tuttavia, i basamenti zoomorfi probabilmente sono stati annessi in un secondo momento e, soprattutto, nell’acrobata non sono rilevabili i caratteri stilistici peculiari né di Riccio né di Severo da Ravenna, se non una generica vena ironica e naturalistica comune a molte botteghe attive a Padova al principio del Cinquecento (Siracusano 2017, pp. 163-164, cat. 1; Malgouyres 2020, p. 253).
Marco Scansani
Scheda pubblicata il 12 Giugno 2025
Stato di conservazione
Discreto.
Provenienza
Roma, Collezione Alfredo Barsanti, 1934;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1934.
Bibliografia
Liceto Fortunio, De lucernis antiquorum reconditis, Padova 1652;
Legati Lorenzo, Museo Cospiano annesso a quello del famoso Ulisse Aldrovandi e donata alla sua patria dall'illustrissimo Signor Ferdinando Cospi, Bologna 1677;
de Wilde Maria, Signa antiqua e Museo Jacob de Wilde: veterum poetarum carminibus illustrate et per Mariam filiam aeri inscripta, Amsterdam 1700;
de Montfaucon Bernard, L’Antiquité expliquée et representee en figures, 5 voll., Paris 1719;
Suite de recueil de planches, sur le sciences, les arts libéraux, et les arts méchanique, avec leur explication, Paris 1777;
Reinach Salomon, Répertoire de la statuaire grecque et romaine, 6 voll., Paris 1897-1980;
Bode Wilhelm, Die italienischen Bronzen, Berlin 1904;
Bode Wilhelm, The Italian Bronze Statuettes of the Renaissance, 3 voll., Berlin 1907-1912;
von Bode Wilhelm, Staatliche Museen zu Berlin, Bildwerke des Kaiser-Friedrich-Museums. Die italienischen Bildwerke der Renaissance und des Barock. Zweiter Band. Bronzestatuetten. Büste und Gebrauchsgegenstände, Berlin 1930;
Pollak Ludwig, Raccolta Alfredo Barsanti, Roma 1922;
Planiscig Leo, Andrea Riccio, Wien 1927;
Planiscig Leo, Piccoli bronzi italiani del Rinascimento, Milano 1930;
Santangelo Antonino (a cura di), Museo di Palazzo Venezia. Catalogo delle sculture, Roma 1954;
Lorusso, in Mattaliano Emanuele (a cura di), Da Borso a Cesare d’Este: la scuola di Ferrara 1450-1628, catalogo della mostra (Londra, Matthiesen Fine Art Ltd., giugno-agosto 1984), Ferrara 1985;
Frosien-Leinz, in Beck Herbert, Blume Dieter (a cura di), Natur und Antike in der Renaissance, catalogo della mostra (Francoforte sul Meno, Liebieghaus, 5 dicembre 1985-2 marzo 1986), Frankfurt am Main 1985, pp. 508-509, cat. 221;
Bliss Joseph R., A Renaissance Acrobat Lamp by Andrea Riccio: its Mistaken History as an Ancient Bronze, in «Source», XIV, 1985, pp. 13-20;
Zock Katherine, European Sculpture, New York 2002;
Rago Tommaso, “Calzettiana tarda”: i bronzetti della bottega ravennate di Severo Calzetta del Museo Nazionale del Bargello e del Museo Stefano Bardini a Firenze, in «Proporzioni», XI-XII, 2010-2011 (2015), pp. 5-38;
Cannata Pietro, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. Sculture in bronzo, Roma 2011;
Siracusano Luca, Agostino Zoppo, Trento 2017;
Malgouyres Philippe, De Filarete à Riccio: bronzes italiens de la Renaissance (1430-1550): la collection du Musée du Louvre, Paris 2020.










