Flora Capitolina
Bartolomeo Cavaceppi Seconda metà del XVIII secolo
La terracotta, modellata da Bartolomeo Cavaceppi, è una copia con diverse varianti della scultura antica detta Flora Capitolina. L’opera rappresenta una figura femminile stante, su una base rettangolare, abbigliata con una ricca veste lunga fino ai piedi. Il peso del corpo poggia sulla gamba sinistra mentre la destra è leggermente spostata in avanti. Il capo è adornato con una corona di fiori.
La terracotta, modellata da Bartolomeo Cavaceppi, è una copia con diverse varianti della scultura antica detta Flora Capitolina. L’opera rappresenta una figura femminile stante, su una base rettangolare, abbigliata con una ricca veste lunga fino ai piedi. Il peso del corpo poggia sulla gamba sinistra mentre la destra è leggermente spostata in avanti. Il capo è adornato con una corona di fiori.
Dettagli dell’opera
Scheda di catalogo
Questa terracotta è una riproduzione, alta poco più della metà dell’originale, e con varianti, della Flora Capitolina, notissima scultura di epoca romana, ritrovata a Villa Adriana nel 1744 e poi collocata nei romani Musei Capitolini. L’identificazione con Flora, dea legata alla primavera, è dovuta essenzialmente ai restauri effettuati da Carlo Monaldi che integrò buona parte della corona di fiori intorno alla testa e aggiunse la mano sinistra con il mazzolino (Papini 2010, pp. 474-481, n. 11). Apprezzata per il trattamento del ricco panneggio, fu definita da Johann Joachim Winckelmann come "una delle più belle Statue di Roma" (Dodero 2017, p. 341). Fin dalla sua scoperta, il marmo riscosse grande successo venendo replicato in diversi materiali dagli artisti (Haskell, Penny 1984, pp. 308-311). La scultura qui analizzata è parte di un gruppo di terrecotte provenienti dalle raccolte di Bartolomeo Cavaceppi (1716-1799), che conservava nel suo studio modelli di famosi maestri e copie dall’antico, con diverse finalità. Il suo atelier, in via del Babuino, ricoprì un ruolo cardine nella comunità artistica romana, specializzandosi nel commercio di antichità (Piva 2010, pp. 59-64). Cavaceppi fu legato a illustri personaggi, tra i quali Winckelmann di cui abbracciò gli ideali estetici, trasferendoli nella pratica delle integrazioni dei marmi antichi. Riconosciuto come il più famoso restauratore dell’epoca, diede alle stampe un’importante pubblicazione, intitolata Raccolta di antiche statue (1768-1769) in cui furono rappresentati alcuni suoi lavori, (Meyer, Piva 2011).
Lo scultore alla sua morte lasciò tutti i propri materiali di lavoro all’Accademia di San Luca con l’intento che i suoi numerosi modelli e le sculture fossero utilizzati nella formazione dei giovani artisti. Dopo una causa nei confronti della stessa istituzione romana promossa dai parenti dell’artista, parte delle numerose sculture furono acquistate dalla famiglia Torlonia (Gasparri, Ghiandoni 1994). Le terrecotte, copie dall’antico, ritenute forse meno interessanti, alla fine del XIX secolo furono immesse sul mercato romano e quindi acquistate dal tenore Evangelista (detto Evan) Gorga, appassionato collezionista (Collezioni Gorga 1948; Cionci 2004). Successivamente, grazie a un accordo tra il cantante e il ministero della Pubblica Istruzione, nel 1949 entrarono a far parte delle raccolte del Museo di Palazzo Venezia venendo collocate nei depositi, per essere “riscoperte” e quindi poi giustamente ricondotte a Cavaceppi nel 1990 (Barberini 1994a, pp. 79-84).
Rispetto all’altra copia della Flora Capitolina conservata nel Museo di Palazzo Venezia (inv. 13393), questa versione del celebre capolavoro mostra notevoli differenze con l’originale, rappresentando una personale interpretazione dell’antico secondo il gusto antiquario dell’epoca e un’alternativa alle integrazioni eseguite in occasione dell’ingresso del marmo nei Musei Capitolini (Giometti 2011, p. 113, n. 124). La testa, infatti, riprende chiaramente il busto di Faustina minore (Roma, Musei Capitolini), di cui si conosce una copia firmata di Cavaceppi eseguita tra il 1761 e il 1762 per Syon House, sontuosa dimora vicino a Londra di Hugh Percy duca di Nothumberland (Philadelphia, Museum of Art, inv. 1978-70-130). Della testa antica riproduce in modo stringente l’acconciatura a onde, sulla quale sono aggiunte la corona di fiori, le pupille scavate che guardano verso destra e la peluria delle sopracciglia rese incidendo la terracotta con colpi di stecca. La posizione delle braccia non segue quella proposta nei restauri eseguiti da Monaldi ma si avvicina alle soluzioni immaginate da Filippo Della Valle nella riproduzione della Flora Capitolina (Syon House), in cui un mazzolino di fiori è retto nella mano sinistra mentre l’altra è aperta in un gesto aggraziato (Aymonino 2021, pp. 176-177). Per il duca di Northumberland Cavaceppi eseguì (1761-1762), una copia della Cerere Borghese (altra rara opera firmata), in cui ripropone la stessa disposizione delle braccia (Aymonino 2021, pp. 176-177). Questa terracotta, rispetto all’altra copia della Flora conservata nel museo (inv. 13393) è più grande nelle dimensioni. Sono inoltre evidenti un tassello circolare sopra la fronte, al centro della testa, e numerose crocette sulla superficie, che la rendono un vero e proprio strumento di lavoro. Questi segni sono posti in punti strategici, come le parti più sporgenti, tra cui punta del naso e mento, o rientranti, come le pieghe della veste. Le tracce segnate a matita erano essenziali per la traduzione dell’opera dal modello al marmo con l’ausilio di compassi e telai, tecnica molto diffusa tra i copisti romani e illustrata da Cavaceppi nella sua pubblicazione intitolata Raccolta di antiche Statue (Cavaceppi 1768, vol. I).
L’opera è registrata nell’inventario post mortem dell’artista come "copia della Flora Capitolina alta palmi quattro! (Barberini 1994b, n. 25, p. 111). Il numero “164“, segnato a matita sul piedistallo, la identifica con il modello valutato quindici scudi registrato da Pacetti nel 1802 (B.I.A.S.A., Manoscritto Lanciani 5, f. 62v).
Valeria Rotili
Scheda pubblicata il 16 Ottobre 2025
Stato di conservazione
Buono. Sono perdute tre dita della mano destra e parte del piede destro insieme all’angolo del piedistallo su cui poggiava.
Restauri e analisi
Sono state eseguite diverse stuccature, probabilmente intorno al 1994.
Iscrizioni
Sul piedistallo è segnato a matita il numero «164».
Provenienza
Roma, Collezione Cavaceppi, 1800;
Roma, Collezione Torlonia, 1800;
Roma, Collezione Evangelista (Evan) Gorga, 1949;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1949.
Esposizioni
Roma, Museo del Palazzo di Venezia, Bartolomeo Cavaceppi (1717-1719), 15 gennaio-15 marzo 1994;
Roma, Fondazione Roma, Roma e l’antico. Realtà e visione del ‘700, 30 novembre 2010-6 marzo 2011.
Fonti e documenti
Archivio Storico Capitolino, Archivio Urbano, XXVIII, n. 167, f. 1001;
Roma, B.I.A.S.A., Manoscritto Lanciani 5, Cataloghi della Collezione Cavaceppi, 1802-1810, f. 62v, n. 101;
Roma, Museo Nazionale del Palazzo Venezia, Inventari, libro IX, 77v.
Bibliografia
Collezioni Gorga. Raccolte archeologiche e artistiche, Roma 1948;
Howard Seymour, Bartolomeo Cavaceppi, Eighteenth-Century Restorer, New York-London 1982.
Haskell Francis, Penny Nicholas, L’antico nella storia del gusto. La seduzione della scultura classica 1500-1900, Torino 1984;
Gasparri Carlo, Ghiandoni Olivia, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, in «Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte», XVI, 1993 (1994);
Barberini Maria Giulia, “Delli modelli che si trovano nello studio Cavaceppi”. Le terrecotte del Museo di Palazzo Venezia, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994, pp. 79-84 (Barberini 1994a);
Barberini, in Barberini Maria Giulia, Gasparri Carlo (a cura di), Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), Roma 1994, p. 95, n. 10; p. 111 (Barberini 1994b);
Cionci Andrea, Il tenore collezionista. Vita, carriera lirica e collezioni di Evan Gorga, Firenze 2004;
Piva Chiara, Bartolomeo Cavaceppi tra mercato e restauro, in Brook Carolina, Curzi Valter (a cura di), Roma e l’antico. Visione e realtà nel '700, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma, 30 novembre 2010-6 marzo 2011), Genève 2010, pp. 59-64, n. IV.6;
Papini, in La Rocca Eugenio, Parisi Presicce Claudio (a cura di), Musei Capitolini, I, Le sculture del Palazzo Nuovo, Roma 2010, pp. 474-481, n. 11; Giometti Cristiano (a cura di), Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. 4. Sculture in terracotta, Roma 2011, p. 112, n. 123; p. 113, n. 124.
Meyer Susanne Adine, Piva Chiara, L’arte di ben restaurare. La "Raccolta d’antiche statue" (1768-1772) di Bartolomeo Cavaceppi, Firenze 2011;
Dodero, in Dodero Elisa, Parisi Presicce Claudio (a cura di), Il tesoro di antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento, catalogo della mostra (Roma, Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli e Palazzo Nuovo, 7 dicembre 2017-22 aprile 2018), Roma 2017;
Aymonino Adriano, Enlightened Eclecticism. The Grand Design of the 1st Duke and Duchess of Northumberland, New Haven-London 2021.










