Calamaio con Marco Aurelio

Bottega di Severo Calzetta da Ravenna 1510-1530 (il modello)

In mostra presso Palazzo Venezia

Il bronzetto si ispira alla celebre statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio a Roma, ma riconverte l’aulico soggetto antico in un oggetto d’uso dotato di un porta pennino (la cornucopia), un polverino e un contenitore per l’inchiostro (i due vasi). Il modello del calamaio è stato concepito da Severo Calzetta da Ravenna, anche se è probabile che questo esemplare di scarsa qualità spetti alla sua bottega che operò a lungo, anche dopo la morte del maestro.

Il bronzetto si ispira alla celebre statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio a Roma, ma riconverte l’aulico soggetto antico in un oggetto d’uso dotato di un porta pennino (la cornucopia), un polverino e un contenitore per l’inchiostro (i due vasi). Il modello del calamaio è stato concepito da Severo Calzetta da Ravenna, anche se è probabile che questo esemplare di scarsa qualità spetti alla sua bottega che operò a lungo, anche dopo la morte del maestro.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Calamaio con Marco Aurelio Autore: Bottega di Severo Calzetta da Ravenna Data oggetto: 1510-1530 (il modello) Materiale: Bronzo Dimensioni: altezza 20,5 cm; larghezza 21,5 cm
Tipologia: Bronzi Acquisizione: 1934 Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 9268

Il bronzetto, proveniente dalla Collezione Alfredo Barsanti, costituisce una libera riproduzione in scala ridotta della celebre statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio a Roma (Sommella, Parisi Presicce 1997, p. 38, cat. 19). Il cavaliere, abbigliato all’antica, flette e protende in avanti il braccio destro, mentre il palmo è sollevato con le dita serrate. Con l’altra mano, posta accanto al fianco sinistro, regge un una lunga cornucopia che verosimilmente in origine ospitava la penna. Il gruppo è aggregato a un basamento triangolare sorretto da maschere grottesche, e arricchito su due vertici da due grandi vasi (un calamaio e un polverino) ornati sulle pance da protomi mostruose e sui coperchi da teste di moro. La resa della composizione appare assai sommaria, con grossolane e vigorose incisioni a indicare gli elementi fisionomici del Marco Aurelio, l’anatomia del cavallo e la sua bardatura. 
Sono noti oltre venti esemplari di questo gruppo bronzeo che si differenziano per piccole variazioni nella forma della cornucopia, in quella del calamaio e del polverino (talvolta assenti), in quella del basamento e dei peducci. 
Tutte queste varianti sono state oggetto di una vicenda critica intricata e disomogenea: Jolán Balogh e Norberto Gramaccini hanno riferito la produzione a un ambito nord-italiano all’inizio del Cinquecento (Balogh 1966, p. 279; Gramaccini 1985, pp. 356-357, catt. 55-57), mentre Pollak preferiva circoscriverla al territorio padovano (Pollak 1922, p. 56, n. 39). C’è anche chi l’ha assegnata direttamente a un singolo scultore o alla sua bottega: Horace Townsend ha proposto un’attribuzione a Bertoldo di Giovanni (Townsend 1920, cat. 287), il catalogatore anonimo della vendita Tolentino l’ha accostata a Bartolomeo Bellano, o ancora Fritz Goldschmidt, Stefano Bardini e Wilhelm Bode l’avvicinavano all’orbita di Andrea Briosco detto il Riccio (Goldschmidt 1914; Bardini 1918, cat. 97; Bode 1930). Il parere più recente, e che raccoglie maggior consenso tra gli studiosi, è quello di Patrick De Winter, che l’ha attribuita alla bottega di Severo Calzetta (De Winter 1986, pp. 101-102). Effettivamente il Marco Aurelio presenta i caratteri tipici del linguaggio del maestro ravennate: dalla fisionomia del cavaliere alla conduzione dei panneggi. 
Calzetta attorno al secondo decennio del Cinquecento potrebbe aver ideato il prototipo che poi è stato replicato numerose volte dai suoi collaboratori. La bottega fu infatti attiva lungamente dopo la morte del maestro, continuando a ripetere le sue invenzioni anche oltre la metà del XVI secolo, e talvolta aggregando elementi disomogenei. Come è stato infatti notato, è assai probabile che i due grandi recipienti ai lati del cavallo non fossero originariamente previsti nella composizione (Cannata 2011, pp. 54-55, cat. 50). In ogni caso, non essendoci pervenuto un esemplare di qualità sufficientemente alta da potervi riconoscere la diretta paternità del capobottega, non è possibile immaginare l’aspetto originario del modello. Severo forse concepì il prototipo senza ispirarsi direttamente al bronzo romano, ma rielaborando le riduzioni del monumento realizzate a partire dalla metà del Quattrocento da altri artisti: ad esempio, presso la corte gonzaghesca, con cui egli sicuramente era in contatto negli anni venti del XVI secolo, erano conservati sia il Marco Aurelio quattrocentesco di Filarete sia quello appena realizzato da Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico (Jestaz 2002, p. 315; Ferrari 2008, pp. 317-318, doc. 86).

Marco Scansani

Scheda pubblicata il 12 Giugno 2025

Buono.

Roma, Collezione Alfredo Barsanti, 1934;
Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1934.

Goldschmidt Fritz, Königliche Museen zu Berlin: Beschreibung der Bildwerke der christlichen Epochen. Die italienischen Bronzen der Renaissance und des Barock: Büsten, Statuetten und Gebrauchsgegenstände, Berlin 1914;
Bardini, in De Luxe Illustrated Catalogue of the Beautiful Treasures and Antiquities Illustrating the Golden Age of Italian Art Belonging to the Famous Expert and Antiquarian Signor Stefano Bardini of Florence: New York 23-27 April 1918, Anderson Galleries, New York 1918;
De Luxe Catalogue of the Rare Artistic Properties Collected by Raoul Tolentino: New York, 21-27 April 1920, Anderson Galleries, New York 1920 ;
Pollak Ludwig, Raccolta Alfredo Barsanti, Roma 1922;
von Bode Wilhelm, Staatliche Museen zu Berlin, Bildwerke des Kaiser-Friedrich-Museums. Die italienischen Bildwerke der Renaissance und des Barock. Zweiter Band. Bronzestatuetten. Büste und Gebrauchsgegenstände, Berlin 1930;
Balogh Jolán, Studi sulla collezione di sculture del Museo di belle arti di Budapest, in «Acta historiae artium Academiae Scientiarum Hungaricae Magyar Tudományos Akadémia», XII, 1966, pp. 211-346;
Gramaccini, in Beck Herbert, Blume Dieter (a cura di), Natur und Antike in der Renaissance, catalogo della mostra (Francoforte sul Meno, Liebieghaus, 5 dicembre 1985-2 marzo 1986), Frankfurt am Main 1985, pp. 356-357, catt. 55-57;
De Winter Patrick, Recent Accessions of Italian Renaissance Decorative Arts, Incorporating Notes on the Sculptor Severo da Ravenna, in «The Bulletin of the Cleveland Museum of Art», LXXIII, 1986, pp. 75-138;
Sommella Anna, Parisi Presicce Claudio, Il Marco Aurelio e la sua copia, Cinisello Balsamo 1997
Jestaz Bertrand, Bronzo e bronzetti nella collezione Gonzaga, in Morselli, Raffaella, Emiliani Andrea (a cura di), Gonzaga: la Celeste galeria, le raccolte, catalogo della mostra (Mantova, Palazzo Ducale; Palazzo Te, 2 settembre-8 dicembre 2002), Milano 2002, pp. 313-329;
Ferrari Daniela, L’Antico nelle fonti d’archivio, in Trevisani Filippo (a cura di), Bonacolsi l’Antico, uno scultore nella Mantova di Andrea Mantegna e di Isabella d’Este, catalogo della mostra (Mantova, Palazzo Ducale, 13 settembre 2008-6 gennaio 2009), Milano 2008, pp. 300-328;
Cannata Pietro, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. Sculture in bronzo, Roma 2011.

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