Brocchetta invetriata con decorazione applicata a "pinoli"

Ambito romano Alto Medioevo

Brocca medio-piccola ovoidale e schiacciata con fondo piano, collo largo e svasato, ansa con sezione a fagiolo complanare all’orlo, cannello applicato cilindrico e obliquo. L'esemplare è decorato con applicazioni plastiche ovoidali e allungante, dette "pinoli", sparsi su tutta la superficie, a eccezione del collo, ed è rivestito sia all’interno che all’esterno da una vetrina verdastra che risulta disomogenea e in parte assorbita.

Brocca medio-piccola ovoidale e schiacciata con fondo piano, collo largo e svasato, ansa con sezione a fagiolo complanare all’orlo, cannello applicato cilindrico e obliquo. L'esemplare è decorato con applicazioni plastiche ovoidali e allungante, dette "pinoli", sparsi su tutta la superficie, a eccezione del collo, ed è rivestito sia all’interno che all’esterno da una vetrina verdastra che risulta disomogenea e in parte assorbita.

Dettagli dell’opera

Denominazione: Brocchetta invetriata con decorazione applicata a "pinoli" Ambito Ambito romano Data oggetto: Alto Medioevo Materiale: Forum Ware, Ceramica, Ceramica invetriata Tecnica: Invetriatura piombifera Dimensioni: altezza 14 cm; larghezza 12,9 cm; diametro 9,6 cm
Tipologia: Ceramiche Luogo: Palazzo Venezia Numero inventario principale: 1266

Brocca medio-piccola ovoidale e schiacciata con fondo piano, collo largo e svasato, ansa con sezione a fagiolo complanare all’orlo, cannello applicato cilindrico e obliquo. L'esemplare è decorato con applicazioni plastiche ovoidali e allungate, dette "pinoli", sparse su tutta la superficie, a eccezione del collo. La superficie dell'oggetto è rivestita sia all’interno che all’esterno da una vetrina verdastra che risulta disomogenea e in parte assorbita.
Il reperto fa riferimento alla classe ceramica della Forum Ware che deve il proprio nome al primo importante rinvenimento di ottanta brocche intere e migliaia di frammenti avvenuto nel 1901 nei pressi del Lacus Iuturnae (Foro romano) da parte di Giacomo Boni. La classe si afferma a Roma a partire dalla fine dell’VIII secolo; viene definita anche “a vetrina pesante” a causa del consistente strato di vetrina piombifera che la ricopre e può essere associata al macro gruppo delle invetriate da mensa. La tecnica usata per la creazione di questa classe prevedeva la foggiatura della forma su di un tornio, la decorazione operata a fresco, la copertura vetrosa stesa a crudo e, infine, la cottura.  Gli impasti maggiormente rinvenuti sono spesso poco depurati, porosi e ricchi di inclusi mentre la vetrina presenta colori variabili tra il giallastro e il verde. In una prima fase produttiva la classe è caratterizzata maggiormente da forme chiuse, tra cui brocche, lucerne e scaldavivande decorate con i cosiddetti “petali” o “pinoli”, applicati sul corpo del vaso e/o sull’ansa. Tra la fine del IX e il X secolo è possibile osservare come la varietà morfologica tenda a ridursi, la vetrina diventi meno brillante e meno spessa, mentre tra le decorazioni, divenute più regolari, si diffondano quelle incise sotto vetrina, caratterizzate essenzialmente da linee parallele e/o ondulate. 

Beatrice Brancazi

Scheda pubblicata il 12 Febbraio 2025

Il contenitore risulta integro e in buono stato di conservazione a eccezione di parte del cannello che è ricostruito. 

“Dovrebbe provenire dalla collezione di Castel Sant'Angelo, senz’altra notizia più precisa per cui non è possibile sapere il luogo esatto da cui vennero recuperate. Dato che oltre ai 18 esemplari presi in esame vi sono presenti solo pochi altri frammenti arguisco che il materiale non provenga direttamente da scavi bensì reperito in qualche deposito” (Mazzucato 1993, pp. 36-37). Mazzucato propone due ipotesi di provenienza del materiale: 1. dall’esposizione di Castel Sant’Angelo del 1911 e depositato nei magazzini dello stesso luogo alla fine dell’esposizione (come altri materiali provenienti dallo stesso sito di cui non si sa nulla di come giunsero a Roma); 2. ceramiche recuperate da Borgatti nel corso di alcuni restauri compiuti sempre a Castel Sant’Angelo tra il 1920 e il 1925. Hermanin (1948) associa la loro provenienza in parte dal Tevere e in parte dal Foro romano presso la fonte di Giuturna e così, precedentemente, anche Valente nel proprio studio sulle ceramiche conservate nel Museo di Palazzo Venezia (Valente 1938-1939, pp. 510-513). 

Boni Giacomo, Notizie degli scavi, Roma 1901;
Valente Antonietta, La collezione di maioliche del Museo del Palazzo di Venezia, in «Le Arti», 1938-1939, fasc. V, pp. 510-513;
Hermanin Federico, Il Palazzo di Venezia, Roma 1948; 
Mazzucato Otto, La ceramica a vetrina pesante, Roma 1972, pp. 40-41, fig. 28; 
Manacorda Daniele, Paroli Lucia, Molinari Alessandra et al., La ceramica medioevale di Roma nella stratigrafia della Crypta Balbi, in La ceramica medievale nel Mediterraneo occidentale, Atti del congresso internazionale organizzato dal Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti all’Università degli Studi di Siena e dal Museo delle Ceramiche di Faenza (Siena-Faenza, 8-13 ottobre 1984), Firenze 1986, pp. 511-544; 
Romei Diletta, La ceramica a vetrina pesante altomedievale nella stratigrafia dell’esedra della Crypta Balbi, in Paroli Lidia (a cura di), La ceramica invetriata tardoantica e altomedievale in Italia, Atti del seminario (Siena, Certosa di Pontignano, 1990), Firenze 1992; 
Mazzucato Otto, Tipologie e tecniche della ceramica a vetrina pesante IX-X secolo, Roma 1993, pp. 36-37;
Sannazaro Marco, La ceramica invetriata tra età romana e medioevo, in Lusuardi Siena (a cura di), Ad mensam. Manufatti d'uso da contesti archeologici fra tarda antichità e medioevo, Udine 1994, pp. 229-262; 
Romei Diletta, Produzione e circolazione dei manufatti ceramici a Roma nell’Alto Medioevo, in Paroli Lidia, Vendittelli Laura (a cura di), Roma dall’antichità al medioevo. II. I contesti tardoantichi e altomedievali, Milano 2004, pp. 278-311; 
Campagna Lucrezia, La ceramica medievale di Roma: analisi tipologiche e quantitative per la storia economica, in «NUME», 2018, pp. 339-343. 

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